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L'antidoto più efficace alla
visita del papa a Valencia lo trovate a pagina 30 e seguenti
del numero in edicola di Internazionale. E' un lungo articolo
di Susan Dominus tratto dal New York Times Magazine, si
intitola Famiglia modello e vale come rovesciamento del
"modello famiglia" che Ratzinger e i neocons uniti di tutto il
mondo ci vogliono propinare. Attraverso la storia di Ry
Russo-Young, 24 anni, seconda delle due figlie di una coppia
di donne omosessuali, Dominus disegna il profilo sfumato che
la realtà delle famiglie omosessuali sta assumendo negli Stati
uniti. E analizzando pezzo per pezzo il puzzle Dominus smonta
uno per uno tutti i pregiudizi, negativi e positivi, che
gravano sulle coppie gay-lesbian e sulla loro capacità di
allevare dei figli. La materia, racconta Dominus, infiamma il
dibattito pubblico americano, fa fiorire associazioni pro e
contro, dà lavoro a psicologi e sociologi. Da quelle parti il
fenomeno ha ben altra consistenza che da noi - il censimento
del 2000 contava 150.000 famiglie composte da persone dello
stesso sesso con bambini -, "ma proprio adesso che l'ambiente
culturale sembra più sereno, quello politico è diventato
ipersensibile": se da una lato a Boston, a Los Angeles e
altrove le scuole organizzano mostre su gay e lesbiche famosi,
dall'altro l'Arkansas, il Mississippi, lo Utah e la Florida
sfornano leggi contro la possibilità per le coppie omosex di
adottare bambini o di averne in affidamento. Lì come qui, i
conservatori battono duro sostenendo che le convivenze
omosessuali danneggiano l'istituzione familiare. E ne cercano
le prove monitorando campione su campione i figli di gay e
lesbiche, per capire se e quanto si distanziano dai figli di
genitori "normali" quanto a successo professionale, equilibrio
psicologico, scelte sessuali eccetera: tirati da una parte e
dall'altra, i risultati alimentano la guerriglia fra l'
American college of peditricians, associazione reazionaria che
tenta di dimostrare che i figli delle coppie gay sono
svantaggiati rispetto agli altri, e l'American civil liberties
union, associazione libertaria che cerca di dimostrare che
sono uguali. A fronte di questa prevedibile scacchiera della
sfera pubblica, la storia di Ry narrata in prima persona
spiazza tutte le parti in commedia, dando voce a una
differenza che non implica svantaggio ma al contrario apertura
di libertà. Giovane regista venuta al mondo nell''82 grazie
allo sperma di un amico gay delle madri e all'uso artigianale
di una siringa sterilizzata, Ry racconta un'infanzia e
un'adolescenza felici, una ironica complicità con le sue due
madri ( 23 e 38 anni all'epoca del concepimento), uno slalom
neanche tanto difficile fra i piccoli pregiudizi nascosti
delle scuole progressiste che ha frequentato. Dove magari non
l'aggredivano per la sua famiglia "diversa", ma negavano che
potesse essere considerata una vera famiglia. Oppure non
osavano denigrare il lesbismo delle sue madri, ma davano per
scontato che fosse lesbica anche lei. Che invece è
eterosessuale e ha un fidanzato, mentre sua sorella Cade, un
anno più grande e anch'essa figlia della provetta, a 16 anni
ha comunicato di essere omo. Ry dunque è "normale", il che
lungi dal tranquillizzarla la infastidisce: a confronto delle
lotte che hanno dovuto sostenere le madri per essere
accettate, "ho la sensazione di perdermi qualcosa". Anche se
un quarto di secolo dopo quelle lotte possono accadere strane
cose rovesciate: ad esempio di trovarsi a Dublino con il
fidanzato, tentare di entrare in un locale gay a bere qualcosa
ed essere mandata via perché gli eterosessuali non sono
graditi. Ma i vantaggi sono più grandi dei piccoli svantaggi:
"Mi sento a metà strada fra la cultura omo e quella etero, a
volte ho la sensazione di non appartenere a nessuna delle due
e mi sento un po' isolata, ma non cambierei la mia situazione:
mi ha dato una prospettiva privilegiata, la capacità di vedere
le cose contemporaneamente da tanti punti di vista". La
prospettiva da cui guardiame le cose in Italia, invece,
privilegiata davvero non è. Nella cartina europea pubblicata
da Internazionale, l'Italia è rosa - paesi senza statuto per
le coppie omo - in compagnia della Polonia, dell'Ungheria e
del Portogallo, tutti gli altri paesi sono rosso chiaro,
prevedono cioè i Pacs, o rosso scuro, ammettono cioè il
matrimonio fra gay e lesbiche.
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