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IL DIKTAT PAPALE CONTRO GAY E FAMIGLIE DI FATTO
 
Ci sarebbe da riflettere a lungo sulla deriva della Chiesa cattolica italiana che ormai fa coincidere la religione con la morale e la fede con l'etica sessuale
 

di Franco Grillini, 19 ottobre 2006
 
"La Chiesa non deve fare politica". Quanta affermazione di Ratzinger pronunciata con grande solennità poteva far sperare ad un ruolo meno intrusivo della Chiesa romano cattolica verso la politica e il Parlamento italiano.
 
Purtroppo però il papa tedesco si è contraddetto immediatamente riconfermando la lunghissima lista di veti, divieti, proibizioni.
 
No all'eutanasia, diritto alla vita, difesa della scuola cattolica e soprattutto no al pacs.
 
Ci sarebbe da riflettere a lungo sulla deriva della Chiesa cattolica italiana che ormai fa coincidere la religione con la morale e la fede con l'etica sessuale. Nelle dichiarazioni del papa a Verona però abbiamo assistito ad una preoccupante escalation perché assieme ad una religione fatta solo di divieti e che si esprime ormai solo in negativo (proibisce e non afferma) si è aggiunta l'invettiva e l'insulto.
 
Ratzinger, parlando delle famiglie di fatto e delle coppie omosessuali le ha apostrofate col termine di deviate e di "amori deboli", contravvenendo al precetto cristiano che dice "non giudicare".
 
E' evidente che non ha letto "Omosessuali moderni" di Marzio Barbagli e Asher Colombo, Mulino 2000, cioè la più importante e la più estesa ricerca sulla condizione omosessuale fatta in Europa dove si smontano ad uno ad uno tutti i pregiudizi e i luoghi comuni sulle lesbiche e sugli omosessuali, il primo dei quali che gli amori gay non siano stabili o siano fragili.
 
Barbagli e Colombo, addirittura, dimostrano che, dati alla mano, le coppie omosessuali conviventi sono addirittura più stabili delle coppie eterosessuali conviventi.
 
E' ovvio quindi che quello di Ratzinger è un inaccettabile giudizio di valore peraltro espresso in tutti i documenti che ha redatto in qualità di prefetto per la congregazione della dottrina per la fede.
 
Ma se una chiesa arriva all'invettiva e all'insulto vuol dire non solo che si sente debole e assediata, ma soprattutto che non ha più argomenti validi da proporre attraverso un ragionamento razionale.
 
Che senso ha, infatti, opporsi strenuamente a un enorme processo di modernizzazione della società che attraverso una legislazione riformista conseguente ha introdotto in tutti i grandi paesi europei norme la cui applicazione quotidiana non fanno altro che smentire in modo plateale e inoppugnabile gli strali ecclesiastici.
 
In Europa infatti soltanto l'Austria, l'Irlanda e la Grecia, assieme all'Italia, non hanno ancora una legislazione che riconosce i diritti delle coppie conviventi.
 
Irlanda ed Austria hanno dichiarato che ne approveranno una entro l'anno, per cui si verrà a creare una paradossale situazione: l'Italia rischia di essere l'unico paese europeo senza una legislazione di questo tipo a causa proprio della pretesa vaticana di imporre alla politica italiana la propria agenda politica.
 
Da questo punto di vista credo che sia indispensabile rilanciare con la massima determinazione la battaglia in Italia a favore dei diritti delle coppie di fatto, comprese quelle dello stesso sesso. Per quanto mi riguarda ho già presentato emendamenti anche in Finanziaria per estendere alle coppie di fatto i benefici fiscali e previdenziali previsti dall'attuale proposta di legge di bilancio.
 
Ma forse il terreno più importante sarà quello della costruzione nel nostro paese di un forte associazionismo famigliare di natura laica, capace di contrapporsi al familismo romano-cattolico. Credo infatti che non sia accettabile, per la sinistra italiana e per il mondo laico, la pretesa ecclesiastica di avere l'ultima parola sui temi della morale e del costume.
 
Ma non è accettabile nemmeno il diktat di quella parte della Margherita che sostiene che sui temi come l'eutanasia, la modifica della legge 40, l'antiproibizionismo sulle droghe e il pacs non si debba nemmeno aprire una discussione.
 
E non è accettabile, infine, la pretesa vaticana di essere portatrice di una morale che si pretende naturale, universale, imperitura mentre ciò che esprime il mondo laico sarebbe solo qualcosa di provvisorio, di debole e persino deviato.
 
Prima o poi anche nel nostro paese si dovrà affermare l'idea della pari dignità tra le culture, tra le morali, tra chi crede e tra chi non crede.
 
  

Gaynews.it - 19/10/2006


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