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Roma - Una legge di iniziativa
governativa sulle unioni di fatto? «Voto contro a
prescindere dal suo contenuto sia in consiglio dei ministri
che, a maggior ragione, in senato. Voto contro quella legge
qualunque essa sia». E' un no «a prescindere» quello che
Clemente Mastella affida a Giuliano Ferrara su La7 in tema
di Pacs e unioni civili. Il leader dell'Udeur affonda
proprio nel giorno della finanziaria sia quel famigerato
ordine del giorno che il suo partito aveva votato a palazzo
Madama sia quel programma dell'Unione che, lo si legga al
dritto o al rovescio, un pallido riferimento alle unioni
civili ce l'aveva e ce l'ha tuttora.
La mossa del ras di Ceppaloni è condita da un ultimatum
assai esplicito che affida al lavoro parlamentare la
difficilissima composizione del «puzzle» sui diritti civili:
«Il governo meno si impicca sui Pacs e meglio è». Mastella
ritiene infatti che la parola spetti al Parlamento, dove si
potrebbero trovare, anche se a sua onta, quelle «maggioranze
trasversali» in grado di approvare la legge e aggirare la
scomunica vaticana. Ricorda luciferino che sua moglie «ha
tanti amici gay ma la famiglia è un'altra cosa». Che sui
Pacs il presidente di An lo ha «scavalcato a sinistra» e
sulla droga la Ds Serafini lo «ha scavalcato a destra». La
conclusione non fa una grinza: «Se il governo non si impegna
sui Pacs anche Fini e il centrodestra, magari, potranno
votare».
Metodo migliore per affondare la legge in un parlamento come
questo, non poteva essere trovato. E amo più adatto per
l'agognata intesa con Pierfurby Casini nemmeno. Oltre a
onorare il primo comandamento sul Dio unico Mastella il
ministro ha tutto l'interesse a conservare la sua poltrona
senza porre a rischio il governo: «Casini deve decidersi, se
vuole rompere rompa, io me lo ricordo bene il '98, e quando
fondai l'Udr lui restò nella Casa delle Libertà, non voglio
essere fottuto come prima». In televisione.
Le manovre neocentriste affondano la legge sulle unioni
civili e acuiscono gli scontri nel centrosinistra. A fare da
esca per una preda così ghiotta ci ha pensato la «libertà di
coscienza» offerta da Silvio Berlusconi ai parlamentari
forzisti. Che hanno risposto entusiasti dividendosi subito
in mille rivoli rendendo di fatto impossibile un «dialogo»
su un testo concreto almeno in partenza. «Sono a favore
delle unioni gay ma non a quelle degli eterosessuali» è la
«mossa del cavallo» di Fabrizio Cicchitto. Rispondono lesti
i «teocon» radunati a suo tempo da Marcello Pera:
«Legiferare a sostegno delle unioni di fatto significa
necessariamente assimilarle al regime matrimoniale. E' una
soluzione strumentale e demagogica, la campagna per i Pacs
inscenata dalla sinistra appare null'altro che un attacco
ideologico e preconcetto alla famiglia naturale». Per il
momento sono già una sessantina gli esponenti azzurri che
hanno firmato una mozione «antipacs» che potrebbe anche
tentare i «dissidenti» cattolici nell'Unione. «Non c'è
nessun taglio confessionale né alcuna posizione
intransigente ma le unioni di fatto sono già tutelate a
sufficienza a livello legislativo», assicura in delirio
Isabella Bertolini.
Non paghi e comunque sempre in attacco i temibili «teodem»,
che bollano la scelta del sire di Arcore con una scomunica.
«Sui Pacs Berlusconi cala la maschera», scrivono in un
comunicato congiunto i parlamentari margheritini (tra cui
Carra, Baio Dossi, Binetti e Bobba) in cui accusano il
Cavaliere di «agnosticismo morale» e di non perdere
«occasione per organizzare false crociate». Le crociate,
questi, le vogliono fare per davvero. «Ma perché stanno
nell'Unione?» si domanda allibito il presidente onorario di
Arcigay Franco Grillini oggi deputato della Quercia.
Dario Franceschini, il capogruppo di Ds e Margherita alla
camera, prova a correre ai ripari senza però rinunciare ai
puntini sulle i: «Sta scritto nel programma dell`Unione
quindi è inutile riaprire un dibattito. Non parliamo di Pacs,
parliamo di unioni civili. Trovo che sia una cosa
assolutamente normale immaginare di riconoscere dei diritti
alle coppie conviventi, anche omosessuali, sapendo però che
non potranno mai essere una famiglia. Perché cosa sia la
famiglia sta scritto nella nostra Costituzione e vale per
tutti».
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