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COPPIE DI FATTO. PERCHÉ FINIRÀ
COSÌ DI JANSENIUS
Approvata la finanziaria, la maggioranza si troverà
certamente di fronte al problema, complesso ma non di
difficilissima soluzione, della disciplina giuridica delle
unioni di fatto, anche non eterosessuali, dell'eutanasia e
del testamento biologico: temi sulla cui positiva soluzione
in senso liberal poggia la saldezza della maggioranza.
Il primo appuntamento sarà con la disciplina delle unioni di
fatto. Disciplina suggerita dallo stesso governo per
salvaguardare l'approvazione della legge finanziaria dal
pericolo di un contrasto interno alla maggioranza
sull'emendamento dell'esecutivo che ai fini fiscali statuiva
l'equiparazione tra rapporti derivanti da matrimoni e quelli
derivanti da unioni di fatto in materia di successioni e di
donazioni, e che sarà tra giorni all'esame del Senato.
Il testo impegna il governo alla presentazione di un disegno
di legge in materia, disegno di legge che sarà certamente
approvato perché accettato anche dai teodem della Margherita
e dall'Udeur, e che tra i regolari sostenitori del governo
non inquadrati in partiti, conta su un solo isolato
oppositore, il senatore Francesco Cossiga, essendo gli altri
o laici o «cattolici adulti» o «cattolici per il dialogo e
il confronto».
E così dalla fine del prossimo gennaio si apre la "piccola
partita". Spiego perché piccola e non grande.
Una regolamentazione liberal delle unioni di fatto anche tra
non eterosessuali che adotti il modello Pacs o altro a esso
molto simile è impegno contenuto, anche se con molta
approssimazione, nel programma elettorale e di governo
dell'Unione, e la sinistra radicale, che ha pagato un duro
prezzo nella stesura della legge finanziaria, ne pretenderà
la immediata adozione.
Nell'Unione, la maggior parte delle forze è a favore dei
Pacs o similia: Rifondazione, il Partito dei comunisti
italiani, i Verdi, i Radicali, lo Sdi, i Ds e i prodiani e
tutti gli altri «cattolici adulti» o «cattolici per un
confronto e il dialogo» della Margherita.
I cattolici della Margherita e quelli dell'Udeur non credo
vogliano mettere in crisi la coalizione, rischiare la crisi,
le elezioni anticipate e la quasi certa sconfitta. Essi
potranno motivare un loro voto a favore con l'argomento del
"male minore", dove il male maggiore sarebbe costituito dai
danni che al Paese potrebbe recare una simile sequenza di
eventi e la vittoria di una destra priva di un orientamento
sociale cristiano.
In cambio essi potranno ottenere lo stanziamento di una
qualche somma di tutto rispetto per il sostegno delle
famiglie tradizionali e per la natalità.
La proposta avanzata da Francesco Cossiga con una lettera a
Romano Prodi, di concedere la libertà di voto ai membri
della maggioranza di fronte a decisioni della stessa
maggioranza su questo tema da essi non condivise, ritengo
che non sarà assolutamente accolto perché contrario allo
spirito di unità dell'Unione sempre vigorosamente sostenuto
da Prodi e anche da Francesco Rutelli e Franco Marini,
spirito di unità e conseguente vincolo di maggioranza senza
diritto a obiezioni di coscienza che sarà preteso dalla
sinistra, classica e radicale. Ma se anche la libertà di
voto fosse concessa, ritengo che di fronte al pressing di
quasi tutta la maggioranza per i motivi che integrano il
"male maggiore", gli unici che se ne avvarrebbero, sarebbero
i senatori Paola Binetti e Luigi Bobba e il deputato Enzo
Carra. E i loro voti sarebbero compensati dai dissenzienti
"laici" dell'opposizione. Forse la situazione potrebbe
cambiare se la Conferenza episcopale italiana, ponendo
termine a quello che Cossiga ha definito l'«assordante
silenzio» desse a nome di tutti i vescovi, perché loro è il
munus docendi e non della Conferenza episcopale e tanto meno
del suo comitato esecutivo o del suo presidente, ma finora
non l'ha mai fatto, direttive chiare, precise e cogenti.
Certo non basterebbe un articolo di Avvenire né
dell'Osservatore Romano. Ma io credo che neanche questo
basterebbe, perché molti dei cattolici dell'Unione si sono
dichiarati «cattolici adulti», e cioè cattolici che
rivendicano di fronte alla Gerarchia la piena autonomia
delle loro decisioni politiche e in Parlamento
nell'orizzonte di un bene comune laicamente inteso. Ma io
credo che poi queste direttive chiare, precise e cogenti non
ci saranno, perché prudente è la Conferenza episcopale
italiana, la cui grande maggioranza dei membri è
notoriamente schierata anche per motivi ideali di pace e
giustizia sociale per il centrosinistra, e che ben
comprende, dopo le sconfitte del divorzio e dell'aborto che
toccavano principi reali e non solo "esemplificativi" della
morale cattolica, che pericoloso sarebbe impegnarsi ed
esporre la Chiesa d'Italia a seri pericoli su altri campi:
dall'otto per mille, all'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche a spese dello Stato e a
mezzo di insegnanti scelti e revocabili dai vescovi immessi
nei ruoli e dallo Stato pagati, dal finanziamento delle
scuole cattoliche a al limite lo stesso Concordato. E anche
per i vescovi vale la regola del "male minore".
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