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Quindi il sanguinario dittatore
Saddam Hussein è stato impiccato.
Manifestazioni di giubilo dei
suoi oppositori, soddisfazione di Bush, imbarazzo delle
Cancellerie europee, laconica reazione umanitaria del
Vaticano. Ha vinto la vendetta, l'uso orrendo dello
strumento barbarico della pena di morte, ancora così diffuso
anche in Occidente.
L'uscita di scena del dittatore
Saddam, per decenni sostenuto dagli Usa in funzione anti
iraniana, non risolve nessuno dei problemi presenti sullo
scacchiere internazionle. Le guerre non diminuiranno, il
terrorismo assassino e fanatico troverà argomenti nuovi per
organizzare la sua scia di morte, il diritto internazionale
ancora una volta subisce una sconfitta storica.
Saddam rappresenta il paradigma
del vortice malato di politiche colonialiste passate e
presenti che non si riesce a spezzare. Prevalgono la volontà
di dominio e di controllo delle ingenti risorse medio
orientali, il cinismo dei paesi forti che muovono le proprie
pedine locali che di volta in volta, a seconda delle
convenienze, vengono armate, sostenute e poi abbandonate e
rimosse. La strade delle e degli innocenti prosegue, la
povertà e la disperazione vengono utilizzate per mantenere
nella sottomissione enormi aree del mondo.
Saddam si è macchiatto di
crimini orribili, ma come fanno le democrazie occidentali a
volgere il capo da un'altra parte? Chi ha inventato Saddam e
i tanti regimi autoritari sparsi nel pianeta? Domande a cui
danno risposte documentate gli stessi mass media americani,
che da anni informano sui golpe finanziati ed organizzati
dalla Cia, del fiumi di miliardi di dollari utlizzato da
governi e multinazionali per rovesciare regimi, sostenerne
nuovi più manovrabili e, nel caso di problemi, destituirli.
Addio Saddam, senza rimpianti e
facili buonismi, ma quando la giustizia davvero trionferà?
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