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L'AMORE SECONDO NOI
 
Parte la campagna anti-omofobia del comune di Venezia, nasce dall’incontro tra l’Osservatorio glbt, una scuola e il libro «L’amore secondo noi» (che dà il nome all’iniziativa) frutto anche del lavoro di Liberi

 [di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"]
 

I manifesti che vedete nella foto sono affissi da ieri nelle strade di Venezia e di Mestre. Nascono dall'incontro tra i ragazzi di una scuola, l'attività di una istituzione impegnata a seminare la pace e la mia lotta ai pregiudizi perseguita attraverso i libri e attraverso «Liberi tutti». È un incontro tra chi cresce, chi interviene e chi comunica, e ha dato alla luce un messaggio che travalica i singoli settori in cui ciascuno di noi è impegnato: una campagna pubblica contro l'omofobia. Adesso vi racconto com'è andata. Venite, entriamo tutti in classe. I ragazzi dapprima tacciono o ridono piano. Poi una di loro prende la parola: «Insomma parliamo sempre di sesso tra di noi, ma quando si può parlare ad alta voce, non ne siamo capaci». Finché iniziano a raccontare l'amore «secondo loro». Emozionati, tra il «serio» e il «disinvolto» arrivano a definire l'innamoramento uno «stato da fringuellone», a parlare del compagno bisex, che lo ha detto a un amico di un amico, dell'altro taciturno avvolto da un alone di mistero, dell'amore che è imprevisto per tutti, etero o gay. Hanno voluto parlare di omosessualità e ora si sentono in bilico. Non sanno se mostrarsi sciolti, tradire le paure, liberarsi dai pregiudizi. Una cosa è certa: se discutiamo insieme e con semplicità di amore, di sessualità, di un bacio tra maschi, di una fantasia nascosta, di una compagna lesbica, di un sabato in discoteca che vede in pista coppie etero e omosex, i ragazzi si illuminano. «È bello parlare di queste cose in classe». Inizia così il mio viaggio con gli alunni della scuola Tommaseo di Venezia e con gli operatori dell'osservatorio lgbt. Mi ha invitato Fabio Bozzato, coordinatore dell'osservatorio sulle differenze di identità e di orientamento sessuale del comune. «Ti leggiamo su liberi tutti e adesso c'è “L’amore secondo noi” in libreria che parla di adolescenti alla ricerca di sé, è forte. Vieni a parlarne in una classe?». Fabio Bozzato è un fantasista, che innova con ritmo da «mille e una notte». Sara Cavallaro, coordinatrice dei progetti e psicologa, è una che sente le vie segrete dell'anima. Il loro obiettivo, sostenuto dalla preziosa esperienza di Alberta Basaglia, è lavorare sui conflitti. Hanno affrontato con i ragazzi quelli bellici, del fronte medio-orientale, ma anche i conflitti tra le generazioni e tra i coetanei. Poi sono approdati al tema dei generi e i giovani hanno chiesto di approfondire la questione gay. Ed eccoci in classe, con uno di loro che in un attimo di silenzio confida: «Questa notte ho sognato di baciare un ragazzo». E un'altra che dice: «Voi siete grandi, che ne sapete di quello che viviamo noi?». Tutti vogliono leggere il libro («L'amore secondo noi», Oscar mondadori, che darà il nome alla campagna). Le storie li riguardano e servono da trampolino. Quando torniamo indietro in vaporetto ci rendiamo conto che abbiamo sentito zampillare le emozioni senza filtri, che i ragazzi, ben più degli adulti, su questo tema sono trasparenti. Appaiono curiosi, rispettosi, vergognosi, turbati, e desiderosi, una volta rotto il ghiaccio, di esprimere ciò che sentono davvero. Meglio di loro, chi potrebbe suggerire il modo giusto per rivolgerci alla città? «E se facessimo una campagna di manifesti per parlare anche agli adulti?» l'idea scivola tra noi, e si àncora, come un tempo le navi che approdavano alle rive della grande repubblica marinara.

Un giorno, insieme, scriviamo sulla lavagna alcune frasi e affiora, come un tesoro sepolto, un decalogo di affermazioni dirette, senza veli. Tutti parlano, valutano, suggeriscono. È l'incontro più intenso: ci siamo sciolti. Stiamo lavorando per chi ci vive accanto e come noi all'inizio crede che di amore (omosessuale o etero, non importa) si possa parlare …. senza trasformarsi. Il vero inizio è adesso, riflettiamo insieme, fianco a fianco. Non ci sono più un «noi» e un «voi». C'è un compito. È il top. I manifesti nascono: «il tuo amore di che sesso è?». «Sono omosessuale, non ridere, sorridimi». «Ho sognato di baciare una ragazza, ho sognato di baciare un ragazzo». «La mia compagna di banco è lesbica, e allora?». «Io sono gay, tu come sei?». I ragazzi sono increduli: «Ma davvero saranno affissi in città?». A dare la veste grafica sarà, poi, l'agenzia Tapiro. Alberta Basaglia, responsabile delle partecipazioni giovanili e delle culture della pace del comune di Venezia - autentica «cometa» dell’intera iniziativa -, ci dà con pochi cenni il sapore di quello che è successo: «Il senso della campagna “L'amore secondo noi” è una fusione di due linguaggi, quello dei ragazzi che parlano in prima persona, come gli adulti non fanno più, e l'iniziativa gestita grazie al pensiero degli adulti. Gli adulti che hanno fatto la campagna hanno recepito l'invito alla soggettività che i ragazzi tengono ben fermo. Così parleremo alla cittadinanza che è fatta di adulti e di giovani per continuare a costruire la pace, affrontando i conflitti». Ieri i manifesti hanno iniziato il loro viaggio. Alla conferenza stampa c'era il sindaco, Massimo Cacciari, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: «Occorre combattere su questi argomenti la volgarità imperante. Il punto di resistenza è la scuola, continuiamo con progetti esemplari come “l’amore secondo noi”». Mentre Franca Bimbi, deputata della Margherita e consulente del sindaco per la cittadinanza delle donne e la cultura delle differenze, ribadiva: «La campagna coinvolge dal basso e, attraverso istituzioni vicine ai cittadini, può creare una cultura condivisa capace di affrontare temi che si ritengono pruriginosi e che invece riguardano la nostra vita e quella dei nostri figli». E c'erano i ragazzi, emozionati e partecipi. La comunicazione è nata a scuola, in Comune, sui libri e sul giornale. La voce è diventata pubblica, è cresciuta. Non finisce qui. Continuiamo. Il lavoro, quest'anno, ha un obbiettivo chiaro: «Effetto libertà».
 

di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità" - 26/01/2007


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