Sabato 28 giugno, una data
storica per la comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e
transessuale) di tutto il mondo che in Italia quest’anno è
stata celebrata in ben 5 città con manifestazioni a cui
hanno partecipato decine di migliaia di persone. Grande,
enorme quelle di Roma e di Milano, partecipatissima quella
di Biella, gigantesca quella di Bologna di sabato scorso.
Politicamente assai rilevante quella di Catania che si terrà
il prossimo 5 luglio.
A Bologna una imponente sfilata per le vie della città ha
celebrato i 26 anni dall’inaugurazione del cassero di porta
Saragozza, la prima sede data in affitto da un Comune ad una
organizzazione omosessuale che allora si chiamava “Circolo
di cultura omosessuale 28 giugno”.
Erano molti anni che la città felsinea non vedeva una
manifestazione di queste dimensioni e. forse, solo la
comunità lgbt è rimasta in italia capace di una tale
mobilitazione in difesa dei diritti civili e delle libertà
individuali e di quelle leggi che hanno modernizzato
l’Europa e quella Spagna che è vincente su tutto ormai
rispetto all’Italia e non solo nel calcio.
La manifestazione è stata serena, senza il benché minimo
incidente, accolta dalla simpatia dei bolognesi e persino
dalla collaborazione dei commercianti e degli artigiani come
la cooperativa che ha fornito i tir per l’allestimento dei
carri dei vari gruppi dei partecipanti. L’esatto contrario
di quanto ha detto con pessima impaginazione il principale
quotidiano locale che, al solito, ha parlato di “Carnevale
gay” dalle locandine delle edicole.
Pochi anche se lodevoli i
politici presenti: il presidente della Regione Puglia
Vendola, il leader dei Verdi Pecoraro Scanio, l’on Paola
Concia, unica lesbica del Parlamento, e l’on Vittoria Franco
del Pd, l’on Benedetto della vedova del Pdl e molti politici
e amministratori locali. E ciò si spiega facilmente: i temi
cosiddetti “eticamente sensibili”, entro i quali sono stati
iscritti tutte le rivendicazioni del movimento lgbt, sono
stati per decisione “bipartisan”, cancellati dall’agenda
politica dei due principali partiti italiani, Pd e Pdl, già
per esplicita ammissione durante al campagna elettorale e
poi in seguito per non rischiare pericolose spaccature
interne ai partitoni contenitori dove si dice tutto e il
contrario di tutto. E dove, soprattutto, ma ciò riguarda in
particolar modo il pd, non è possibile quella sintesi tra
laici e cattolici che avrebbe dovuto essere la forza motrice
del novo soggetto politico. Non a caso a Bologna su ben 12
parlamentari del Pd non era presente alla manifestazione
nemmeno uno.
Matrimoni per le coppie gay, il pacs, le norme antiomofobia,
la tutela della genitorialità per le persone omosessuali, la
lotta alle discriminazioni, l’informazione sessuale nelle
scuole, la lotta alle malattie a trasmissione sessuale, sono
leggi in vigore in 22 dei 27 paesi europei e hanno
contribuito al benessere di quei paesi, al loro svuluppo
civile e persino economico come in Spagna dove le riforme
civili sono andate di apri passo con la riduzione della
disoccupazione e l’aumento del Pil.
Ma anziché interloquire con il gay pride sul terreno della
politica e delle proposte legislative il provicario Vecchi
della curia di Bologna si è lamentato di alcuni, peraltro
pochi, slogan anticlericali definendo al manifestazione “un
segno di disintegrazione dei valori”, “un vero e proprio
sgarbo alla città”, “una degenerazione del buon senso”, “una
vergogna assoluta”, “una degenerazione del gusto”. Di più:
secondo Vecchi la manifestazione deve essere ignorata perché
non rappresenta nulla, i 50 partecipanti mila sarebbero
niente ( in realtà al corteo ha partecipato ben più di 100
mila persone) e i politici dovrebbero stare attenti perché
alle prossime elezioni perderanno voti. E in ogni caso il
cardinale di Bologna Caffarra deve essere considerato il
“primo cittadino” con buona pace del sindaco. Infine si
compiace della scomparsa dal Parlamento dei partiti laici e
di sinistra. Chi voleva un esempio palmare della
trasformazione della chiesa romano cattolica in partito
politico è servito. Ma Vecchi, e con lui gli altri esponenti
della gerarchia, si sbagliano di grosso, perché la chiesa
stessa è minoranza nella società come riconosce persino
Ratzinger, e perché ormai nessuno nella vita di ogni giorno
segue al morale cattolica nel sesso e nelle relazioni
affettive. I numeri parlano chiaro anche quando la chiesa
cattolica scende in campo direttamente come ha fatto l’anno
scorso al family day, il pride fu decisamente più numeroso a
riprova che in Italia sono ancora maggioranza come nel resto
del mondo occidentale.
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