Al Gay Pride nazionale di Bologna
una enorme sfilata contro l'omofobia e il razzismo. Quello
del governo che vuole schedare i minori rom. E del sindaco
leghista di Verona che dà il patrocinio a una manifestazione
con il leader dell'estrema destra. In corteo anche Nichi
Vendola, che polemizza sull'assenza degli esponenti del Pd
Sotto accusa la ministra Carfagna e il suo invito a essere
«più sobri». E c'è spazio anche per una lite tra Vendola e
il Pd. Ma il corteo segna anche la solitudine del movimento
lgbt
Giusi Marcante
BOLOGNA
Dario ha 16 anni e questo è il suo primo Pride, la sua
omosessualità l'ha rivelata ai genitori l'estate scorsa e
poi l'ha spiegata anche ai suoi compagni di classe. «Ma io
sento di essere stato fortunato perché in fondo non ho avuto
molti problemi, so che per tanti altri non è così». Ieri
anche Dario era a Bologna per la manifestazione nazionale
dell'orgoglio della comunità lgbt, con il suo gruppo
indossava una cravatta nera su maglietta bianca un po' per
ironizzare sull'invito alla sobrietà del ministro Barbara
Carfagna. E' stata la giornata dei 200 mila secondo il
comitato organizzatore, molti meno secondo la Questura che
parla di 35 mila persone. In ogni caso un fiume di persone
in movimento come non si vedevano da tanto tempo sotto le
due Torri. E proprio mentre a Bologna si stava rivendicando
«dignità, laicità e parità» da Catania è arrivata la notizia
che il sindaco del Pdl Raffaele Stancanelli ha vietato
l'arrivo del Pride di sabato 5 luglio nella piazza
dell'Università, dove la manifestazione si è sempre conclusa
anche negli anni scorsi. «Noi pensiamo che siano motivazioni
politiche che hanno portato il sindaco a decidere così -
riferisce Paolo Patanè, presidente siciliano di Arcigay- in
ogni caso noi non arretreremo, il corteo dovrà finire lì». E
in una città che ha una consolidata tradizione di apertura
verso il mondo omosessuale Patanè cita solo un precedente,
«il questore del fascismo Molina contribuì alla deportazione
di molti gay».
E se forse ci sono state meno piume, tacchi alti e parrucche
rispetto ai cortei degli anni passati il Pride 2008 ha
segnalato, se fosse ancora necessario, la solitudine
politica del popolo lgbt che se, da una parte avverte di
essere stato abbandonato dall'altra si sente accerchiato
dall'atteggiamento ostile della chiesa. E' stata un fatto
l'assenza di parlamentari fatta eccezione per gli unici due
deputati presenti, Paola Concia del Pd e Benedetto Della
Vedova del Pdl. La loro è una presenza che lancia una
proposta bipartisan per affrontare in sede parlamentare il
tema del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.
«Sono qui - spiega il radicale transitato nel Pdl - perché
un partito che rappresenta il 40% degli elettori non può
restare insensibile alle richieste legittime della comunità
gay». E cita il solco in cui muoversi, quello che altre
maggioranza europee del Ppe come Spagna, Francia e Germania
hanno già fatto «come il pieno riconoscimento giuridico
delle convivenze omosessuali». Nichi Vendola, presente già
alle due del pomeriggio parla di «occasione sprecata per
tutti quelli che non sono venuti». Il presidente della
Puglia, candidato alla segreteria del Prc, spiega di
riferirsi al Pd ma non solo perché «tutti quelli che hanno a
cuore la domanda di libertà del paese non possono non essere
qui». Paola Concia esplode letteralmente di rabbia quando le
viene mostrato un sms con il lancio d'agenzia con le parole
di Vendola e sbotta: «Come si permette di dire che io non
esisto, io e Nichi prima ci siamo baciati quando ci siamo
visti, io mi chiedo a chi giova questa polemica?». E se nel
corteo c'è anche il ministro ombra delle pari opportunità
Vittoria Franco che per un po' sorregge lo striscione
d'apertura, probabilmente il popolo del Pride non si
fiderebbe nel sentirla dire che il governo, dopo aver
affossato i Dico, non ha approvato i Cus solo perché «non
c'è stato tempo». Tra gli ex deputati ci sono invece
Vladimir Luxuria, Titti De Simone, Katia Zanotti, Alfredo
Pecoraro Scanio e Franco Grillini che indossa un'allusiva
fascia arcobaleno. «La porto per far capire che qui a
Bologna ci potrebbe essere un'alternativa» , spiega
riferendosi alle prossime elezioni bolognesi e punzecchiando
il sindaco Sergio Cofferati che ha sì ricevuto in mattinata
il comitato organizzatore ma «avrebbe dovuto essere qui
anche oggi».
Nel corteo, dove è stato celebrato anche un matrimonio
simbolico, tante testimonianze di vita e di lotta quotidiana
per i diritti e soprattutto tanta voglia di Europa. Come lo
striscione dove c'è scritto «Italia fuori dall'Europa e non
solo per i calci di rigore». Una ragazza si aggira con
maschera e boccaglio e un cartello con su scritto «siamo
sommersi dalle discriminazioni». Sul trenino dove siedono le
Famiglie Arcobaleno c'è Maria Silvia che tenta di tenere
buone le sue tre bambine: «Io e la mia compagna le abbiamo
avute con la fecondazione assistita che siamo andate a fare
in Olanda». Dallo stesso paese arriva anche la storia di
Pierangelo e Jaco, sposati regolarmente da cinque anni nel
paese dei tulipani e arrivati da un mese in Brianza per
motivi di lavoro dove il loro matrimonio non vale niente.
«Ma io sono ottimista - dice Pierangelo - credo che comunque
ci si arriverà». Anche Dario e Andrea vorrebbero sposarsi,
il sogno di questi due giovanissimi ragazzi di Grosseto, 21
e 22 anni, è il matrimonio. Ma se ci fosse una qualche forma
di riconoscimento giuridico «sarebbe almeno un primo passo».
La difficoltà di trovare un lavoro per chi è trans è
raccontata dalla milanese Monica Romano, che la sua
associazione La Fenice, sfila tenendo in mano un cartello
dove c'è scritto «gli italiani ci obbligano a prostituirci,
i transessuali vogliono un lavoro diurno». Lei l'ha trovato
da pochi mesi ma «è stato durissimo».
Un fuori programma destinato ad accendere polemiche è
avvenuto in serata poco prima delle 21, quando sul palco
erano in corso gli interventi. Graziella Bertozzo,
un'attivista di Facciamo Breccia, è stata portata in manette
in questura perché stava scavalcando le transenne per salire
sul palco dove il coordinamento stava mostrando il proprio
striscione durante l'intervento di Porpora Marcasciano del
Mit. Facciamo Breccia denuncia che sono stati alcuni
volontari del Pride che si trovavano davanti alle transenne
a chiedere l'intervento dei celerini. Davanti alla Questura
si è formato un presidio di una cinquantina di persone per
chiedere la liberazione di Graziella mentre per farla
rilasciare, sono entrati a discutere con la polizia anche
Vladimir Luxuria e il presidente del comitato promotore del
Pride bolognese. IL «CINESE» E IL GOVERNATORE ROSSO
COFFERATI
Bologna avrà una strada intitolata a Stefano Casagrande,
figura storica del Cassero, il circolo gay cittadino tra più
antichi e attivi in Italia. Il sindaco Sergio Cofferati,
incontrando gli organizzatori del Gay Pride, ha infatti
detto sì alla richiesta avanzata nei giorni scorsi dalle
associazioni omosessuali e transgender. E a un'azione
simbolica, Cofferati ne ha aggiunta anche una concreta,
annunciando che a giorni aprirà un ufficio dedicato a gay,
lesbiche e trans.
VENDOLA
«Non essere qui è davvero uno spreco, c'è un'energia
formidabile. E' il punto fondamentale per ricominciare
battaglie di libertà». A dirlo è Nichi Vendola, presente
anche lui al Gay pride di Bologna. «È un vero peccato - ha
proseguito il presidente della regione Puglia - che il Pd
non ci sia, ma non parlo solo del Pd, tutti quelli che hanno
a cuore la domanda di libertà del paese non possono non
essere qui». «Questo Pride - ha concluso- è diverso perchè
si sente nel Paese un forte vento di intolleranza».
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