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C.R.A.Z.Y.
Nazione: Canada - Anno: 2005
Genere: Drammatico
Regia: Jean-Marc Vallée
Sito ufficiale:
www.concours.canoe.com
Sito italiano:
www.crazyfilm.it
Cast: Michel Côté, Marc-André Grondin,
Danielle Proulx, Pierre-Luc Brillant, Émile
Vallée
Vincitore del Grifone D'Oro al Giffoni Film
Festival 2006 come miglior film nella
sezione "Y-Gen"
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Trama: Le vite straordinarie di gente
normale in cerca d’amore e felicità. È la
storia di due intrecci amorosi. L’amore di
un padre per i suoi cinque figli. E l’amore
di un figlio per suo padre, un amore così
forte che lo costringe a mentire. Questo
figlio è Zac Beaulieu, nato il 25 dicembre
1960, diverso da tutti i suoi fratelli, che
vive nel tentativo disperato di essere come
loro. Nei vent’anni che seguono, la vita
porta Zac in un viaggio sorprendente ed
inaspettato che lo conduce ad accettare la
sua vera natura e, cosa ancora più
importante, porta suo padre ad amarlo per
ciò che egli realmente è. |
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Il tema comune portante di questa edizione del
Festival di Venezia, è il (ri)trovamento del
proprio io e l'accettazione di sé stessi. E
C.R.A.Z.Y, più di ogni altro film di questa
Mostra, incarna perfettamente questa
tematica, filtrandola sotto un occhio cool
di rock n' roll glamour che passa
dall'ambiguità sessuale di un Ziggy Stardust/David
Bowie, all'aggressività punk dei Sex Pistols.
Un po' ci ricorda Donnie Darko, per quella
confezione estetica videoclippara che volge
l'occhio alla nuova era post-Mtv, dove l'uso
della colonna sonora assume un'importanza
abbastanza rilevante nel enfatizzare la
messa in scena, che riesce comunque ad
essere essenzialmente fluida, cool, e
rock/pop.
Il fattore migliore del film di Jean-Marc
Vallèe è nel riuscire ad affrontare
tematiche sensibili come l'omosessualità o
il rapporto padre/figlio, il tutto senza
quella banalità superficiale che si rischia
di dare affrontando queste tematiche e
tentando di avere un approccio
essenzialmente commerciale.
C.R.A.Z.Y possiede una freschezza narrativa
che è tutto tranne che banale, soprattutto
per la cura psicologica dell'evoluzione del
protagonista, affrontata con una sensibilità
che ha quasi del toccante per l'assenza di
contaminazioni fasulle o esagerazioni
sentimentali.
E' una naturalità consequenziale nel
descrivere le emozioni di un ragazzo
incapace di accettare la propria natura
(omo)sessuale visto sotto un occhio ironico
e brillante.
In questo senso, è bellissimo osservare come
il protagonista, inizialmente un fanatico di
David Bowie, cerchi a tutti i costi di
rinnegare la propria (omo)sessualità, tanto
da rinnegare il suo Ziggy Stardust
nascondendo il proprio ego dietro quel
Johnny Rotten, vocalist dei Sex Pistols. E'
la musica punk che diventa simbolo di caos
mentale/sessuale, il frastornamento musicale
per dimenticare il proprio passato e cercare
di appoggiarsi al potere
dell'auto-convinzione.
Ma morale dell'opera, ancora una volta, è il
ritorno alle proprie origini, una fase forse
dolorosa ma inevitabile, una fase che prima
lo si accetta, meglio è.
E poi, come ciliegina sulla torta, c'è la
combinazione metempsicotica tra immagine e
rock n' roll, che culmina in quella
bellissima scena del protagonista, davanti
allo specchio e truccato come Bowie con
"Space Oddity" sparato al massimo del volume
alla radio (e in sala). E' il fanatismo
tenero di un fan perduto nella propria
dimensione spazio/temporale. Un omaggio
fortissimo alla potenza non solo
dell'immagine cinematografica, ma anche alla
musica, quella vera, all'insegna della
creatività che solo il Rock riesce a
trasmettere.
La frase: "Non vedo come si possa passare la
propria vita a mettere il proprio pisello
tra le chiappe di qualcun altro"
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