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DIARIO DI UNO SCANDALO
Titolo originale: Notes on a scandal
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Regia: Richard Eyre
Cast: Cate Blanchett, Judi Dench,
Bill Nighy, Andrew Simpson, Joanna Scanlan,
Philip Scott
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Trama: Nella scuola di St. George, c'é
una nuova professoressa, Sheba Hart. La
donna stringe amicizia con una sua collega
più anziana, Barbara Covett, arrivando a
confidargli anche i suoi segreti più
nascosti, come la sua relazione con uno
studente. Ma quella che lei pensa essere
un'amica ne approfitterà per dare sfogo alla
sua gelosia.
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Judi Dench e Cate Blanchett si contendono
l'ambito titolo di "Donna dello scandalo"
nell'ultimo film di Richard Eyre, tratto dal
romanzo di Zoe Heller. Insieme alle attrici,
con la colonna sonora di Philip Glass e la
sceneggiatura non originale di Patrick
Marber, la pellicola si guadagna ben quattro
candidature al Premio Oscar richiamando a sé
grande curiosità e aspettativa.
Il film offre tensione, segreti indicibili e
sentimenti morbosi serviti su un piatto
portato con disinvoltura dalla borghesia
inglese che tanto fa perbenismo e quindi,
tacitamente, ipocrisia. Gli ingredienti per
un buon film, con atmosfere retrò riprese da
film come "Attrazione fatale", ci sono
tutti. Non mancano neppure le scene di
sesso, che non fanno vedere nulla, ma che
esplicitano tutto e che tanto piacciono al
pubblico.
La giovane Sheba Hart (Cate Blanchett) è la
nuova insegnante di arte in un liceo di
Londra. Il suo magnetismo e il suo modo di
fare serafico attirano l'attenzione di
tutti, studenti e professori. Anche quella
dell'anziana professoressa Barbara Covett (Judi
Dench) che quando scoprirà la relazione
segreta tra la giovane insegnante e uno
studente di appena quindici anni, non
tarderà ad usarla a suo vantaggio per
ricattare la donna e formare con lei un
ambiguo e malato rapporto di complicità...
I veri punti di forza del film sono la
recitazione delle due attrici protagoniste,
affascinanti e magnetiche, con una Dench mai
così disperatamente deviata, e una Blanchett
seducente quanto ingenua; e la colonna
sonora, tesa come una corda di violino dalla
prima all'ultima nota, capace di regalare
più di un sussulto allo spettatore e di
rendere avvincente l'intera pellicola. La
regia di Richard Eyre, noto soprattutto per
i recenti Stage Beauty e Iris, sostiene il
buon ritmo cadenzato dall'accompagnamento
sonoro. Scene di vita quotidiana,
intervallate dai primi piani intensi ed
enigmatici delle due attrici, si accavallano
in un montaggio non sempre perfetto ma
comunque distrattamente funzionale
all'azione. Una regia non completa quindi,
ma idonea a un film come questo che punta
tutto sulla suspance e la risoluzione
drammatica della vicenda.
La sceneggiatura, presente nel lungo
monologo della Dench che accompagna il film
dall'inizio alla fine, pur possedendo per
questa ragione un intima indole letteraria
di grande suggestione (logica questa che,
presumibilmente, gli è valsa la candidatura
all'Oscar), si perde in molti passaggi e in
alcune soluzioni registiche rischiando a più
riprese di rendere paradossale l'intera
vicenda. Inaspettate risate di scherno,
infatti, assalgono lo spettatore e rompono
il tanto sudato pathos della trama.
Difficile credere all'ingenuità del
personaggio di Cate Blanchett, che si lascia
trascinare troppo, e forse troppo
forzatamente, in una situazione sì
complicata, ma che non appare mai del tutto
ingestibile. Ricatti e ripicche alternano
messaggini osceni (quelli mandati dal
giovane studente alla professoressa tramite
sms...) e dialoghi mai troppo convincenti.
Il risultato è, per questa ragione, poco
appagante: un film che si lascia vedere per
le motivazioni già dette, e che forse può
anche appassionare, ma che oscilla
pericolosamente, e costantemente, verso il
baratro della deludente farsa.
La frase: "...C'è una grande distanza tra la
vita che sogni e la vita reale..."
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