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Se tu dovessi indicare a una giovane lesbica che inizia a scrivere una figura di scrittrice a cui riferirsi come modello, chi
indicheresti?
"Non amo recintare la Letteratura. Una giovane lesbica che vuole iniziare a scrivere può prendere a modello tutte le grandi e i grandi lasciandosi semplicemente rapire dagli scritti."
Delia Vaccarello, oltre ad aver firmato uno dei racconti contenuti in Principesse Azzurre, è anche autrice de
Gli Svergognati, ed. La Tartaruga, rappresentato di recente in una divertente riduzione teatrale a Rimini.
Le autrici o gli autori giovani scelgono sempre più spesso di non dichiararsi e pubblicano con pseudonimi: trovi giusto proporre ai giovani il coming
out?
"Credo nella visibilità sostenibile. Deve ancora venire, e spero che ciò accadrà, il tempo in cui non ci sarà bisogno di dichiararsi. Oggi dichiararsi lesbica o gay è un atto di
coraggio che aiuta gli altri, ma non tutti riescono ad avere questo coraggio. Si tratta d’una decisione che va presa in piena libertà."
Che funzione hanno, secondo te, le case editrici di settore come Zoe, Il dito e la luna, Fabio Croce...?
"Spesso, quella di proporre autori e autrici altrove non accolti."
E questo può essere un suggerimento prezioso per le/gli esordienti, a cui aggiungo la raccomandazione, mia, di non accettare contratti con case editrici che ti chiedono soldi per editarti.
Ami davvero, come nel tuo racconto, gli animali?
"Gli animali sono la mia famiglia: io vivo con tre cani di taglia grande, e spesso passo un po’ di tempo con lucertole, istrici, ricci, coccinelle, pipistrelli, scarabei, civette, passerotti, usignoli, gatti, cavalli…"
Fortunata te se vivi nel verde! Quali autori/autrici ti senti più
vicini/e?
“Anna Maria Ortese, Pirandello, Calvino, Montale, Melania Mezzucco… ma sono solo alcuni nomi. Amo autrici affermate ed esordienti, mi piace cercare la Scrittura come se avessi al posto degli occhi una bacchetta da rabdomante.”
Chissà se, nei suoi impegni da indaffaratissima bilancia ascendente
leone, oltre a leggere 'per mestiere' le è rimasto il piacere della lettura per diletto?
“Adoro immergermi nella lettura, entrare nella vita della gente, quando m’arrivano dei racconti via mail anche a tarda ora posso leggerli tutti d’un fiato e in questo caso
non capisco la differenza tra il diletto e il mestiere…”
Questo è strano e bello: di solito gli scrittori colla S maiuscola non hanno mai tempo di leggere gli altri e sono boriosi e noiosi.
Tutto il contrario di Delia!
Che musica preferisci?
“Etno, jazz, cantautori italiani come Alice e Battiato, musica classica, new age, apprezzo le compilation di Buddha Bar…
mi piace quasi tutta, tranne quella sperimentale che esalta i rumori.”
Musica senza spigoli, dunque.
Qual è il/la tuo/a pittore/rice preferito/a?
“Michelangelo, Artemisia Gentileschi, Frida Khalo, De Chirico, Manritte, Chagall: in realtà sono innamorata dell’arte… e anche il
cinema mi piace: Liliana Cavani, Gabriella Romano, alcuni film di Benigni come “La vita è bella”, Wim Wenders, Jane Campion, ecc. ecc., mi piacciono infinitamente
le storie narrate anche attraverso le immagini.”
La letteratura t’ha aiutata, da adolescente, a scoprire e definire la tua
sessualità?
“La letteratura m’ha aiutata a capire il mondo che mi circondava, m’ha aiutata ad
affinare l’introspezione e l’uso delle metafore anche per esprimere la mia realtà
emotiva. Di fatto la metafora era un modo attraverso il quale potevo dire senza esplicitare, potevo fare riferimento ad un’affettività, la mia, alla quale veniva negata la visibilità.”
Quale specificità ha la donna scrittrice rispetto all'uomo scrittore? Esistono cose che un maschio non sarà mai in grado di
scrivere?
“La sensualità e la maternità. Le donne, anche se non sono fisiologicamente madri, possono accedere a un grembo creativo, accolgono le storie da dentro. Mi riferisco a ciò che ho definito, in Principesse Azzurre,
“intramare”, legare da dentro. Un neologismo che ha molteplici sensi: quell’”intra” sembra trasportarci dentro profondità marine, simbolo di risorse vitali.”
Spero di poter sviluppare meglio in altri incontri un dibattito su questa affermazione d’importanza fondamentale, che va contro quella di
Nives Mies (vedi intervista): la differenza di sentire e descrivere di donne e uomini, gay e lesbiche, la scoperta del loro specifico, della loro
essenza.
Trovi che ci sia abbastanza coesione tra gay e lesbiche?
"Vorrei che restasse fermo l’obiettivo comune: la lotta contro i
pregiudizi. Questo non sempre avviene, mi piacerebbe che così non fosse.”
Trovi che sia giusto che esistano posti per soli gay e per sole
lesbiche?
“I locali per le lesbiche sono sempre più rari, quelli per i gay no. Mi piacerebbe che tutti avessero buone possibilità di scegliere dove passare una serata.”
Trovi il tempo di scrivere, oltre che di leggere?
“Principesse Azzurre 2 uscirà a giugno del 2004 e sarà ancora più ricco di firme e di racconti. Sto scrivendo un romanzo ambientato a
Palermo, la mia città dove ho vissuto fino ai 18 anni. Una città dove il pregiudizio convive con forme di libertà, che lotta contro un silenzio quasi secolare sulle emozioni
profonde. Una città affascinante e misteriosa.”
Delia Vaccarello sprizza vitalità e passione per il proprio mestiere da tutte le
parole. Peccato non averla incontrata, peccato che l’intervista sia il frutto d’un carteggio virtuale di email… Mentre batto al computer immagino la sua voce da mezzosoprano, con due timbri diversi: uno brillante, di testa, l’altro più basso, di petto, soffice, che si mescono a seconda delle emozioni.
Delia Vaccarello scrive per l'Unità (ogni martedì è autrice
e scrittrice della pagina Uno, due, tre ... liberi tutti sul
quotidiano l'Unità, pagina che si occupa di identità g/l/b/t) Spero d’incontrarla, prima o poi. Ho però, senza averla vista, la certezza che sia la persona giusta per prendersi cura delle parole altrui, per competenza, passione ed amore.
In attesa del sequel, vi consiglio di tutto cuore d'acquistare questo splendido
Principesse Azzurre e, soprattutto ai maschietti, di non saltare la densa introduzione di Delia, che spiega l’intrigante concetto di
“intramare” con le sue belle parole.
Poiché Delia ci vuole diversi, cerchiamo di capire le sue ragioni.
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