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a cura di Fabio Casadei Turroni

Roberta Michieletto  " Il futuro rubato "             
 

Forlì/Roma, 27/07/04
 


  

Roberta Michieletto, romana, debutta con Il futuro rubato, un libro un po’ romantico, un po’ erotico, scritto con mano sicura del ritmo e degli effetti e dei meccanismi della scrittura (e della lettura). La prima sorpresa che attende la lettrice che s’aspetta un romanzo, è che non si tratta proprio d’un romanzo…

È giusto affermare che Il futuro rubato è una silloge di racconti molto diversi tra loro? (le chiedo al telefono)
“Certo! Ma tra erotico e sentimentale, mi trovo meglio, da scrittrice, nel secondo genere.”
Tu usi sia la terza che la prima persona: con quale ti trovi meglio a scrivere?”
“Mentre scrivevo non ho trovato particolari differenze tra l’uso della prima o della terza persona, l’importante è decidere da quale angolazione desidero che il lettore “guardi” la storia. Facci caso, in “Due”, che è scritto in prima persona, Laura (la protagonista) sta raccontando la storia ad Annamaria (che è anche il punto di vista del lettore) e racconta solo quello che conosce o perché presente all’azione o perché qualcuno lo ha raccontato a lei.”
 
I tuoi personaggi si chiamano Fabiana, Laura, Cristina, Mariapia… tante donne, diverse per età e per censo. Quali tra le tante protagoniste del tuo libro ti senti più vicine?
“I racconti sono legati soprattutto dalla positività che accompagna i rapporti narrati. E positivo è certamente il personaggio di Laura (la protagonista di ‘Due’) che è sicuramente quella che più mi somiglia. E forse non è un caso che ‘Due’ sia il primo racconto che io abbia scritto: ho iniziato da ciò che conoscevo meglio.”
 

È il tuo primo libro? Quanto tempo hai impiegato a scriverlo? C’è stato lavoro d’editing coll’editrice? Hai già un altro romanzo nel cassetto?
“Il futuro rubato, che è il mio primo libro, è nato per caso: un momento un po’ buio della vita e un’amica mi ha spronata ad impegnarmi in qualcosa di nuovo, di diverso. Così, per la prima volta nella mia vita, mi sono messa d’avanti al computer a scrivere. Non credevo di pubblicarlo. Ma subito, dalla prima riga, quello che doveva essere un diario, uno sfogo terapeutico, s’è trasformato in un…racconto! In 5-6 mesi ho scritto tutti i racconti, utilizzando unicamente i momenti liberi (considera che solo per lavoro sono fuori di casa almeno 12 h/g). Subito dopo la fine dell’ultimo racconto li ho inviati ad un paio di case editrici, la Zoe m’ha risposto nel giro di una ventina di giorni ed il mese successivo avevo un contratto firmato! Ho lavorato un po’ con la mia editrice, ma sono state apportate poche correzioni, e fondamentalmente solo formali, alla stesura iniziale. Dopo di che è successo tutto molto in fretta, qualche presentazione in giro per l’Italia, una puntata di “Pelle” su Gay-tv, ed il mio tempo è stato occupato da questa prima “creatura” e non ho ancora trovato il modo di ritagliarmi qualche momento per ricominciare a scrivere. Ma spero di riuscirci presto.”
 
Di che segno sei? Ascendente? E che lavoro fai?
“Sono nata a Roma il 2 di giugno, quindi gemelli – con ascendente scorpione. Ho conseguito la maturità e, subito dopo, mi sono impiegata e da allora lavoro ancora nella stessa azienda. Mi piace il cinema, leggere, la musica, il calcio, mangiare e stare con gli amici.”
Hai fatto il coming out? Sul lavoro ti sei dichiarata? Lo consigli alle più giovani? 
“Sono una persona serena e parte di questa serenità è dovuta proprio al coming out: prima con gli amici, poi con la famiglia e quindi anche sul lavoro. Ed a parte qualche piccola delusione, ho avuto molte bellissime sorprese. A volte chi ci sta vicino riesce a sorprenderci molto di più di quanto noi immaginiamo. Eppure consigliare il coming out “tout court” è una responsabilità troppo grande. Ognuna di noi conosce la realtà che la circonda e la forza sulla quale può contare in caso di delusioni. La mia sincerità ha pagato, ma non mi sento di assicurare che sarà sempre così facile per tutte.”
 
Quali autori/trici ti senti più vicina?”
“Ti rispondo da lettrice: Kundera, Sciascia, Pennac, Baricco, Marquez, Camilleri, Simone de Beauvoir… Comunque quando voglio solo rilassarmi un po’ adoro leggere “gialli”, soprattutto quelli dove protagonista non è più tanto la storia, quanto l’investigatore. Quindi Montalbano del già citato Camilleri, Pepe Carvalho di Montalban, Publio Aurelio di Danila Comastri Montanari ed ovviamente, da brava lesbica, Lauren Laurano di Sandra Scopettone e Kay Scarpetta di Patricia Cornwell.”
 
Il libro è dedicato ai tuoi genitori e… alle fate. Chi sono le fate che ti hanno aiutata?
“Sono la mia famiglia adottiva. Un gruppo di amici con la A maiuscola. In tutto 4 ragazze e 6 ragazzi e ci frequentiamo dal periodo in cui tutti eravamo al “MarioMieli”. Siamo uno la spalla dell’altro, ed anche in questo libro c’è molto di loro: una delle fate mi ha spronato a scrivere, un altro mi ha convinto ad inviare il manoscritto ed un terzo ha trovato il titolo. Ci puoi trovare tutti insieme in un blog (fate.splinder.it) dove giochiamo, discutiamo e ci confessiamo…” 
I tuoi personaggi maschili paiono meno sbalzati rispetto a quelli femminili: che rapporti hai coi maschi in generale, i coi gay in particolare?
“Beh dopo averti detto che nelle Fate ci sono ben 6 ragazzi, e quale forte legame mi lega a loro, non credo di dovermi soffermare oltre sui miei rapporti con i ragazzi gay. Fra gli etero ho un paio di amici –veri- con i quali ho un bellissimo rapporto di confidenza e complicità da più di 20 anni ormai. Fondamentalmente io cerco le persone, se poi una persona mi piace, non mi importa che sia omo o eterosessuale, uomo, donna, trans o quello che vuoi!”
 
Delia Vacarello afferma che le donne hanno delle peculiarità che non potranno mai essere descritte da uno scrittore: trovi che sia vero? Trovi cioè che ci siano ‘cose femminili’ non intuibili, o indescrivibili da chi non sia donna? E se ci sono, quali sono?
“Appena m’hai posto la domanda ho subito pensato alla maternità, ma partendo dal presupposto che ogni persona è un’entità a se stante, credo che proprio il modo d’essere femminile e maschile sia in qualche modo distinto. Forse nessuno dei 2 è in grado di descrivere fino in fondo l’altro.” 
Nelle note biografiche scrivi che sogni di vincere un Oscar con Il futuro rubato. Se tu dovessi scrivere la sceneggiatura del tuo libro, per quali registi ti piacerebbe farlo?”
“Magari potessi! Questo sarebbe proprio il mio sogno che s’avvera. Non ho mai pensato ad un regista in particolare… forse Silvio Soldini che ha sempre disegnato figure femminili (da “Le acrobate” a “Pani e tulipani”) ironiche e leggere, senza far perdere loro la profondità.”
 
Molti dei tuoi personaggi si fanno domande sulla propria identità sessuale: quando hai capito d’essere lesbica?”
Capirlo, forse l’ho capito anche presto, poi, per ovvi motivi d’accettazione l’ho completamente… cancellato dalla testa! L’ammissione è arrivata che non ero più giovanissima, avevo già superato i 25 anni, e poi con i miei soliti tempi lunghi ho avuto bisogno di qualche momento ancora per vivere appieno la mia identità.”
Alcuni dei tuoi personaggi hanno a che fare con donne ancora nel guado, etero forse represse, ancora incerte sulla propria sessualità. E cercano di conquistarle. C’è qualcosa di veramente tuo, in questo? Qualche tua esperienza?
“No, assolutamente. Dopo la mia presa di coscienza della mia sessualità, ho cercato sempre persone lesbiche. Ora vivo con una donna di 13 anni più giovane di me. E ci sto benissimo!”
Intendo dire: forse esiste nell’immaginario lesbico qualcosa di speculare al sogno di molti gay, di farsi un uomo eterosessuale, virile, maschile, non femminilizzato nell’atteggiamento?
“Beh, ti posso dire che ho amiche in qualche modo ‘specializzate’ nella conquista di donne eterosessuali, che paiono più femminili, più curate nell’aspetto, più ‘dolci’.”
Incredibile quanto siamo uguali noi diversi, viene da pensare, e quanto siano uguali, opposte ma coincidenti le dinamiche dei nostri desideri! Il soffio un po’ estenuato della voce di Roberta possiede quella rilassatezza sensuale delle matrone romane di Moravia. O forse è il caldo di quest’estate d’inizio millennio che toglie forza ai nostri organi vocali? Alla cornetta del telefono la sua voce va e viene, indistinta. Ma quando Roberta parla della propria scrittura s’avverte una forza sotterranea, come d’un nervo saldo che corra nascosto dalla carne, che ti fa pensare alla volitività necessaria a porsi di fronte ad una pagina bianca, e scrivere, scrivere, scrivere. 
 
Credi nel movimento omosessuale, nell’impegno per i nostri diritti? E qual è la tua posizione politica?
“Dal ‘95 al ’98 sono stata una volontaria del Mario Mieli di Roma – co-ideando, tra l’altro, “La stanza dei frutti rubini”, tuttora momento d’incontro fra le ragazze del circolo. Credo assolutamente nell’impegno politico, che non vuol dire necessariamente essere degli attivisti da prima linea, ma anche semplicemente informarsi, farsi delle opinioni e decidere nel proprio quotidiano con coerenza e coscienza. E la mia, di coscienza, spinge a sinistra. Voglio ancora credere fortemente nel movimento nonostante, attualmente, la poca coesione non mi fa essere particolarmente ottimista.”
Se tu non vivessi a Roma (come Fabiana, la protagonista del racconto eponimo), dove ti piacerebbe abitare?
“Amo Roma visceralmente, ancora oggi m’incanto se mi trovo a passare davanti al Colosseo o a piazza di Spagna. Non ho mai pensato di andare in un altro posto. Se proprio dovessi pensare ad un’altra città (e sarebbe sicuramente una città, la campagna o i piccoli centri non sono per me) la cercherei sicuramente in Europa, con il clima mite, il mare vicino e abitata da gente calda. Tirando le somme, l’alternativa a Roma potrebbe essere Barcellona.”
Com’è la situazione a Roma per i locali e i circoli lesbici?
“Per quello che riguarda i circoli non conosco bene tutte le realtà esistenti sul territorio, però per una ragazza che decidesse di avvicinarsi al movimento, qui non c’è che l’imbarazzo della scelta. Diverse associazioni sono glbt, tra cui anche il Mario Mieli che all’inizio ha tanto aiutato anche me. Ci tengo a segnalare anche lo splendido lavoro delle ragazze separatiste del CLR . Non sono una grande frequentatrice di locali e, quando ci vado, lo faccio con i miei amici, quindi conosco quelli sia per ragazze che per ragazzi. In questo periodo estivo poi, sono aperti sia l’Altrasponda che il Gayvillage, e sarà lì che passeremo tutta l’estate.” 
 
Che cosa deve avere una persona, per farti innamorare?
Deve essere bella, ricca ed intelligente… scherzo, ovviamente. In realtà, non lo so! Sono già impegnata, l’ho già detto. E non c’è una qualità od una peculiarità che mi colpisca in particolare. Arriva Cupido e lancia la freccia e… nulla più!”


Roberta Michieletto - Il futuro rubato - Zoe edizioni - euro 9,50
 


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