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Esistono, secondo te, delle cose che un autore può descrivere
meglio di un’autrice (e viceversa)?
“Sicuramente tutto dipende dalla propria sensibilità: la mia per
esempio è particolarmente spiccata, quindi diciamo femminile se
vogliamo schematizzare. Tuttavia per descrivere un atto d’amore
un’autrice può dire di più di se stessa, di cosa prova fisicamente,
così come un uomo di sé: ma non è detto. Certo io non saprò mai cosa
vuol dire essere sfiorati sul seno dalla mano di un uomo, lo posso
solo immaginare, però posso esprimere altre sensazioni.”
Cioè?
“Nel primo romanzo, Lagodoro, c’è un intero capitolo su un rapporto
d’amore: tra William, che è alla sua prima volta, e il poliziotto
Leo, per cui è la prima volta con un uomo. Le mie descrizioni del
rapporto sono molto accurate perché non mi piace mettere veli
all’espressione corporea dell’amore… però, adesso, mi viene in mente
una bravissima autrice E. Annie Proulx che in “Gente del Wyoming”
descrive un rapporto d’amore tra due uomini in modo eccelso.
Consiglio questo romanzo breve, o racconto lungo fai tu perché
profondo e struggente.”
Vivi da solo? Vivi a Roma?
“No, vivo con i miei genitori in una zona periferica di Roma, anche
se con i prezzi alle stelle delle case in questo periodo, sta
diventando una quartiere di lusso.”
Davide è un grande intrattenitore: voce fresca e simpatica,
affabile. Le mani tracciano cerchi brevi nell’aria, mentre parla.
Descrivi il tuo fisico e il tuo carattere in poche parole a chi
non ha il piacere di cenare e condividere con te qualche ora in
relax.
“Ma… Che dire: mi considero una persona comune, né bello né brutto:
non credo che la gente si giri per guardarmi e non sono poi così
“gettonato”, ma non mi interessa, in fondo, perché nel prossimo
cerco la “meraviglia”. Quanto al mio carattere, mi riservo di
essere, almeno nei pensieri e nelle riflessioni personali, fuori
dalla norma. Nel senso che considero quella la mia vera “diversità”,
la mia ricchezza. Sono generalmente una persona mite, spero
tagliente quando è necessario, impulsiva, troppo sentimentale e
sensibile: ma del resto leggendo i miei romanzi si può capire, anche
perché io mi maschero sempre in un personaggio.”
E in quale personaggio ti nascondi in Eterniti ti ordina di
ritornare dall’eternità?
“Preferisco lo scopra il lettore, che di solito lo capisce dopo
qualche capitolo. Solitamente sono sempre il personaggio che è in
cerca di qualcosa, che ha più bisogno di amore degli altri e ha più
bisogno d’esternarlo, il personaggio chiave insomma: questo non per
un mero fatto narcisistico, ma perché ciò mi permette di interagire
meglio con i miei personaggi, inventati o veri che siano, e
immaginare le loro azioni… e tu Fabio chi credi che io sia in
Eterniti?”
Mah… probabilmente… Bambola?
La trans???
Scherzo. Ma tu fai riferimento, nel romanzo, a personaggi reali
romani?
“Come fa Pennac nei suoi romanzi, attingo alcuni caratteri da
persone reali che conosco, mentre altri li invento di sana pianta.
Ad esempio in Eterniti ti ordina di ritornare dall’eternità c’è
Alessandro e Fabio, due amici fondamentali nella mia vita a cui
dedico anche il libro, insieme al gruppo di omosessuali credenti di
Roma, Nuova Proposta. Poi c’è la trans Bambola, appunto, Marco il
prete, Mirco l’oncologo, tutte persone che mi hanno dato molto al
livello umano.”
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
“Io amo molto la letteratura inglese, quindi Jane Austen di Orgoglio
e pregiudizio e Ragione e sentimento, Charlotte Bronte di Jane Eyre
(Il mio romanzo preferito in assoluto), Emily Bronte di Cime
Tempestose, Jerome K. Jerome di Tre uomini in barca e Pensieri
oziosi di un ozioso, Henry James, E. M. Forster, J. Joyce, H.G.
Wells e altri ancora.”
Leggi in lingua o in traduzione? Pensi che ci sia futuro per una
letteratura in lingua inglese scritta direttamente da autori
italiani?
“Sto tentando di leggere Sense and sensibility della Austen e
comunque mi accorgo che nella lingua madre il romanzo ti da molto di
più che nella traduzione, anche se ben fatta. Francesca Marciano, me
la sono trovata in libreria proprio la scorsa settimana con la Casa
Rossa, celebre per aver scritto con Carlo Verdone i suoi più bei
film, come Maledetto il giorno che ti ho incontrato e ultimamente
L’amore è eterno finché dura, scrive romanzi in inglese e sta avendo
un buon successo, non solo critico, anche all’estero e
paradossalmente “traduce” se stessa in italiano. Ci vuole una grande
preparazione, non solo letteraria, per raggiungere tali livelli.”
Preferisci Dante o Petrarca?
“Sicuramente Dante perché lo conosco molto di più e poi i suoi
riferimenti alla cristianità dell’epoca lo rendono più interessante,
in particolare adoro quando mi citano il canto di Paolo e
Francesca.”
Credi che l’ambiente ursino sia ben descritto, nei romanzi di
autori GLBT?
“Penso che sia descritto pochissimo e male. Il fatto comunque che
nel mio giallo il protagonista lo sia e sia presente un capitolo
intero ambientato in una discoteca ursina è funzionale alla storia e
alla veridicità del personaggio che ho scelto di rappresentare.”
Ma ti sembra giusto sottocategorizzarci così, cercare delle
differenze tra noi?
“Che ci siano delle categorie di gay è lecito, ma non bisogna
ghettizzarsi, solo, in sottogruppi specifici che sono comunque utili
a formare la propria identità d’appartenenza, ma che devono
permettere all’individuo di interagire con l’esterno, col mondo.”
Che idee politiche hai? La politica è importante nelle tue righe?
“Naturalmente sono Sinistroide o Sinistr(orso)! Mi dirai di quale
sinistra? Non lo so esattamente, perché in politica c’è troppo
protagonismo: sembra di aver a che fare con tante pin-up alla
ricerca del potere mediatico. Nel libro mi sono divertito a
maltrattare dei politici: spero abbiano un po’ di autoironia. Se ti
dovessi citare dei nomi mi piace molto Franco Grillini, che al
recente pride di Roma ha dichiarato quanto i media sono prevenuti
nei confronti dei gay, testimonianza ne è il fatto di cronaca del
sindacalista Presta; Nichi Vendola, Emma Bonino, ma più per la loro
umanità e preparazione. Danno proprio l’idea di persone che vogliono
cambiare le cose.”
Che ne pensi delle ultime rivelazioni sull’omicidio di Pasolini?
“Non ho seguito molto, ma credo che ci sia qualcosa di fortemente
politico sotto: la verità, prima o poi, verrà a galla. Ricordiamoci
che è stato ucciso uno dei più grandi scrittori e cineasti italiani
e abbiamo diritto di sapere cosa gli è successo.”
Credi (dato che il romanzo ha tanti colpi di scena paradossali e…
paranormali!) nei poteri nascosti della mente?
“Credo che ci sono delle persone posseggono dei doni particolari,
dei carismi: questo può essere la chiaroveggenza, la telecinesi o
poteri di guarigione interiore ed esteriore. Io sono cattolico per
cui credo siano doni di Dio. Credo nei miracoli. Ma il punto è che
questi doni devono essere messi a servizio del bene.”
E che contatto vedi, da cattolico, tra Dio e la paranormalità?
“Molti cattolici bigotti pensano che siccome queste potenzialità
arrivano da fonti sconosciute, allora debbano provenire per forza da
Belzebù in persona. Io credo che sono dei doni della mente di cui a
volte non siamo neanche a conoscenza: mi viene in mente quando penso
a una persona del passato e il giorno dopo me la ritrovo alla
fermata dell’autobus. Non è questa forse una premonizione, come i
sogni alcune volte? Il campo dell’irrazionale è così vasto, ma sono
convinto che le persone con una forte spiritualità possano
sviluppare queste capacità: la fede in Dio, la preghiera e
l’adorazione contribuiscono a questo e sono una strada
preferenziale. Quello che mi spaventa sono le persone che usano
queste capacità a scopo di lucro o per imbrogliare la gente: quando
si aiuta qualcuno si deve farlo senza aspettarsi nulla in cambio.
Sono fermamente convinto che esista, anche come dono di Dio, il
carisma della guarigione, interiore ad esteriore, i miracoli
insomma. Mi vengono in mente molti esempi di Santi: S. Francesco che
parlava con gli animali, S. Rita che fece germogliare una rosa nella
neve. Natuzza Evolo, che non è santa, però sin da piccola parlava
con i morti, il libro che parla della sua infanzia fa rabbrividire:
se quelli che vengono narrati non sono doni da medium!”
Ti trovi in contrasto colle direttive della chiesa cattolica
sulla sessualità?
“La chiesa è diventata troppo gerarchica e troppo orientata verso il
potere, invece d’imparare la lezione di S. Francesco sulla povertà;
ostenta troppo spesso lustrini, anelli e cariche di potere. Mi viene
in mente la festa ecumenica della comunità di S. Egidio, di qualche
anno fa, in cui gli ecclesiastici erano stipati in un tendone con un
buffet da re, mentre la gente comune stava in un cortile della
chiesa di S. Giovanni a Roma a mangiarsi pasta al sugo. Lo so perché
un mio amico prete mi ha fatto intrufolare nella festa più “in”. Se
queste debbono essere le divisioni… Riguardo alla sessualità,
ovviamente non sono d’accordo per un dato di fatto: non è detto che
un atto d’amore sia per forza orientato verso la procreazione, anzi
la maggior parte delle volte è uno scambio d’amore per raggiungere
quella perfezione stessa dell’amore e quindi l’avvicinamento totale
all’amore di Dio. Non esiste coppia eterosessuale che arriva casta
al matrimonio, fonti sicure di preti che conosco me lo confermano, a
meno che la castità non sia una scelta per loro, come lo è per
alcuni preti ma non per tutti, è un’imposizione da chi vuole
dominare le coscienze incistando sensi di colpa e retaggi morali
ormai datati.”
Già. Parlami un po’ del gruppo di omosessuali credenti di cui fai
parte.
“Sì, dedico il mio libro, in parte, anche al mio gruppo Nuova
Proposta a cui sono molto legato e a cui sono fiero d’appartenere
perché, sì è vero, siamo una goccia nel mare, ma siamo un inizio. La
chiesa siamo anche noi, noi ci siamo, e abbiamo il diritto di
professare la nostra fede, il nostro credo in Dio e in Gesù senza
essere considerati dei peccatori ad oltranza, dei reietti o,
addirittura, credo ancora peggio, bisognosi di pietà da parte del
mare dei cattolici praticanti e degli ecclesiastici. La perfezione
non esiste per nessun essere umano che è, invece, perfettibile: chi
è perfetto scagli la prima pietra.”
Che rapporti avete colle istituzioni gay non confessionali?
“Il 9 luglio c’è stato il pride a Roma e ho partecipato con il mio
gruppo, portando insieme agli altri lo striscione di Nuova Proposta:
abbiamo cantato i Wham, ballato il can can, The Time of my life,
fatto festa con tutte le altre realtà della comunità gay e siamo
fieri di aver sfilato testimoniando la nostra fede, ma come al
solito le televisioni ci hanno ripreso poco: non ho visto un
telegiornale in cui si vedesse il nostro striscione.”
A proposito di visibilità: il tuo è uno pseudonimo o è il tuo
nome vero? Hai fatto il coming out?
“Sì, certo dai 25 anni in poi e pensavo d’essere in ritardo, ma
molti si sono scoperti dopo i 30 anni e anche più avanti. Questo è
il mio vero nome: volevo cambiarlo con il cognome di mia madre ma
non volevo creare complicazioni familiari.”
Che ti piace di più, e di meno, di Roma?
“Io mi trovo del tutto a mio agio sulle sponde dei laghi. Di Roma
detesto la maleducazione e la prepotenza degli automobilisti, i
rumori assordanti, le “etichette” a cui la maggior parte dei giovani
vogliono uniformarsi, la volgarità e l’insensibilità della gente
cittadina: a volte vorrei abitare in provincia, vicino al lago di
Bracciano o a quello di Vico perché il lago è il luogo naturale che
adoro di più, infatti è presente anche nel primo romanzo
Lagodoro-Miracolo Diverso. Mi piace invece di Roma l’immenso
patrimonio storico, il fatto di avere cinema, teatri, musei, parchi
a mezz’ora da casa.”
Che ne pensi dei Pacs?
“Penso che sia importante per i diritti effettivi che spettano alle
coppie omosessuali. La recente manifestazione vicino Montecitorio,
nella capitale, è stata la riprova che i politici hanno la
responsabilità di legiferare sull’argomento e regolamentare una
realtà ormai palese. Non si può negare a una coppia che si ama di
sposarsi e di essere riconosciuta dallo stato: se io voglio
destinare la mia pensione, i miei averi alla persona amata o ad una
associazione per la lotta contro l’AIDS e salvaguardarli da
pseudoparenti pescecani, nessuno può impedirmelo.”
Ma tu ti sposeresti? Adotteresti dei bambini?
“Mi sposerei? Certamente, anche in chiesa perché davanti a Dio ho
scelto quella persona per condividere tutta la vita e spero oltre.
Ma purtroppo manca la materia prima!!! Quello che ha fatto in Spagna
Zapatero non è solo una vittoria dell’essere umano, ma anche la
dimostrazione che la mentalità della gente sta cambiando e sta
riconoscendo l’uguaglianza dei diritti elementari dell’individuo.
Adotterei sicuramente, ma purtroppo la società non è ancora pronta:
facciamo un passetto per volta.”
Quando scrivi? Di giorno o di notte?
“Solitamente di giorno perché la mente è più fresca, però se mi
vengono in mente idee improvvise per la narrazione, a qualsiasi
ora.”
Di che segno sei? Ascendente?
“Sono dei gemelli e il mio ascendente è il leone. Non credo molto ai
segni zodiacali: forse le tendenze che esprimono sulle persone sono
giuste, ma è molto importante l’interiorità della persona, su quella
non c’è nessuno schema predefinito che regga.”
La cameriera porta il limoncello. Direi che è tutto. Vorrei anche
parlare della sua attività di critico cinematografico e di
autore teatrale, vincitore nel 2002 di un premio a Modena
con Preferisco la ciliegia, che sarà replicata a Roma fra
qualche mese. Ma la notte ci travolge. E io devo tornare a Bologna
in automobile! E dunque vi invito a visitare in massa il suo blog
http://davidesirignano.splinder.com . fiduciosi d’una sua
ecumenica risposta, poco conventuale, molto spirituale,
evangelicamente sollecita!
Davide sarà felicissimo delle vostre domande. |