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CONFESSORE - Quanti anni hai? Dove abiti?
SILEA – Credo non abbia importanza l’età in chi scrive o fa arte.
Riguardo al luogo dove abito: “… oggi qui, domani là…. Io vado e
vivo così…. “ sulle note della Patty.
CONFESSORE - Che lavoro fai?
SILEA – Psicologa, artista, scrittrice, … Tante cose. E a seconda
dei momenti della mia vita l’ordine si inverte.
CONFESSORE - Come ti definisci (lesbica, bisessuale, etero…)
SILEA - Se bastano tre parole: lesbica, trasgressiva, eccentrica.
CONFESSORE - È il tuo primo libro?
SILEA – Sì, “Nel nome del padre” è il mio primo libro, anche se ho
scritto molte altre cose tipo racconti, poesie, articoli ecc… E a
seconda del genere firmavo con nomi diversi. Ma ora cerco di seguire
un’unica via e di evitare dispersioni di tempo ed energie in cose
che poi fondamentalmente non m’interessano e non danno nulla, o
quasi, a chi le legge.
CONFESSORE - Sei cattolica? Sei in contatto con gruppi di cattolici
LGBT credenti?
SILEA – No, non sono cattolica. O meglio, lo ero per tradizione
familiare ma con l’età della ragione ho intrapreso altre strade. E
al momento non sono in contatto con nessun gruppo di cattolici LGBT
credenti, anche se per curiosità intellettuale e promozione di una
certa critica costruttiva non mi dispiacerebbe frequentarli. Ma
credo che poi finirei per litigarci. Non riesco ad essere moderata.
CONFESSORE - È possibile, secondo te, per un cattolico praticante
vivere l’omosessualità?
SILEA - Assolutamente, no. È una contraddizione in termini. Il
bisogno di spiritualità - e per certi versi anche il cristianesimo -
sono una cosa, il cattolicesimo è un’altra.
CONFESSORE - Credi che i frequenti lapsus dei confessori, che si
rivolgono a te come ad una suora, rivelino una realtà di sessualità
repressa, nei conventi femminili?
SILEA – Di questo sono convintissima. Ma non solo nei conventi per
suore. Anche tra le mura dei seminari e dei monasteri per frati si
nascondono grandi e piccole storie quotidiane sia di amore che di
violenza. È la condizione stessa a determinare relazioni lesbiche e
omosessuali che poi vengono vissute con forti sensi di colpa e
contraddizioni.
CONFESSORE - Per la tua professione, hai esperienze dirette di suore
lesbiche?
SILEA – Sì, e non solo di suore. Ma naturalmente non ne posso
parlare.
CONFESSORE - Esistono studi sul lesbismo nei conventi?
SILEA – Che io ricordi, anni fa fu pubblicato un libro molto
interessante intitolato appunto “Dentro il convento” scritto da due
ex suore americane Nancy Manahan e Rosmary Curb che decisero di
rivelare al mondo, non solo la loro storia di amore lesbico,
all’interno del convento, prima, e di convivenza nel mondo civile
dopo, ma anche le centinaia di relazioni simili di cui erano venute
a conoscenza. Era un testo che raccoglieva con molto coraggio oltre
che le testimonianze dirette delle protagoniste anche foto
personali. Era carino vedere la stessa donna, prima con l’abito
monacale, tutta compita e sguardo sottomesso e poi completamente
trasformata con abiti civili, capelli al vento, sorriso sgargiante e
in alcuni casi con la sua compagna sotto braccio. Credo sia stato
veramente un libro senza precedenti.
CONFESSORE - Qual era la tesi che volevi dimostrare, nello scrivere
il libro?
SILEA – Conoscevo già personalmente alcuni preti e alcune suore,
quindi, in parte, sapevo dove andavo a parare. Ma volevo forzare un
po’ la mano e stare a sentire cosa veniva fuori. E poi lo scopo
principale era far conoscere a quante più persone possibili con chi
si ha veramente a che fare. I cattolici praticanti che si accostano
alla confessione regolarmente sanno già i tipi di risposte che
possono ricevere ma non le mettono minimamente in discussione perché
anche loro sono grosso modo in quell’ordine di idee. Poi ci sono i
credenti ma non tanto praticanti che sanno e non sanno e in parte si
disinteressano di ciò che viene detto al momento della confessione e
quindi non hanno l’esatto polso della situazione. E infine ci sono
quelli che non credono e tanto meno praticano ma comunque ignorano
quello che effettivamente può avvenire all’interno di un
confessionale. Credo che una cosa sia immaginare e un’altra
verificare, leggere…. E comunque i risultati alla fine hanno
sconcertato anche me. Sono stati nettamente superiori alle
aspettative. Non si può non inorridire per tanta mancanza di
sensibilità, umanità, formazione, informazione, ecc…. Credo che i
preti e i sacerdoti in genere, comprese anche le suore, siano gli
esseri più lontani in assoluto da qualunque spiritualità. Del resto,
trascorrono troppo tempo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, a
controllare le pulsioni del loro corpo o a viversele in modo,
deviato, conflittuale, nascosto, per poi avere veramente spazio
mentale per dedicarsi al nutrimento dell’anima. Pensa che ci sono
ancora oggi religiosi che praticano il digiuno totale per una o due
giornate alla settimana. La motivazione è la mortificazione della
carne; l’addestramento al dominio dei propri bisogni, che poi sono
naturali e primari. Come se, una volta arrivati dall’altra parte, il
padreterno dovesse chiedere loro conto di quanti filini di spaghetti
erano presenti nel piatto in quel determinato giorno o se di venerdì
hanno mangiato salsiccette o verdurine. Semmai, verrà chiesto loro
ben altro. Ma questo è un discorso molto lungo e complesso.
CONFESSORE - Sei romantica? In amore sei fedele?
SILEA – Oddio, questa domanda proprio no, dai!
CONFESSORE - È facile stare insieme affettivamente ad una/o
psicologa/o?
SILEA – Difficilissimo! Anzi, direi impossibile. Siamo vere/i
rompiscatole. Sappiamo tutto, comprendiamo tutto, ricordiamo tutto,
discutiamo su tutto, siamo sempre al di sopra di tutto e di tutti.
Io poi sono della Vergine, quindi…
CONFESSORE - Accetteresti mai d’avere una relazione con una suora?
SILEA – Questa è una bella domanda. Dunque, l’idea di avere
un’avventura con una suora chiaramente mi stuzzica. Ma una relazione
decisamente no e ti spiego anche perché. La formazione religiosa in
genere, ma soprattutto quella che viene impartita nei conventi,
deteriora la personalità. Sia suore che preti vengono educati alla
remissività, all’obbedienza, alla mortificazione della carne e dello
spirito. In definitiva subiscono un forte addestramento alla
disistima, che già di per sé crea grossi problemi psicologici in
qualunque essere umano. Questo poi è un addestramento, programmato,
studiato, voluto, perché solo in questo modo si può andare poi a
forgiare nuovamente l’individuo. Lo si è talmente annullato, reso
malleabile che a quel punto se ne può fare quello che si vuole, In
parole povere, vengono destrutturati e poi ristrutturati. Ma la
nuova strutturazione, essenzialmente, serve a reggere il regime
conventuale e risulta completamente inadatta a qualsiasi altro
contesto sociale o altra relazione equilibrata e sana, anche solo
amicale, al di fuori di quella tra consorelle o confratelli con una
stessa forma mentis. Sono persone con grosse conflittualità
interiori, che solitamente si tramutano in comportamenti disturbati,
ambivalenti. Potrei definirli, in senso buono, disadattati sociali.
Intendendo con il termine “disadattati” semplicemente soggetti con
grosse difficoltà di adattamento in contesti a loro completamente
estranei. Così come, del resto, saremmo noi dei disadattati se a un
certo punto della nostra vita adulta venissimo chiusi in convento.
Ho conosciuto molti preti e suore che hanno abbandonato la vita
religiosa perché non si riconoscevano più in quel sistema. Ne andava
della loro sanità mentale e morale e quindi hanno trovato la forza,
il coraggio di andarsene. Ma fondamentalmente sono rimasti con
quella struttura mentale. Nella loro testa continuano ad essere
sempre preti e suore. Una volta fuori dal convento, a mio parere,
dovrebbero seguire un programma di recupero, di decondizionamento
per poter divenire veramente liberi. Per concludere, una relazione
con una suora no. Ma una notte sì. O a ben pensarci,… meglio solo
un’ora.
CONFESSORE - Conosci Iaculo, psicologo romano della Gestalt? Hai
contatti con lui?
SILEA – No.
CONFESSORE - Infine che figura ci fanno i ministri della Chiesa in
questo libro? Hai trovata maggiore comprensione dai confessori più
giovani?
SILEA – Credo che le confessioni riportate parlino da sole. I
ministri della Chiesa emergono per ciò che sono e saranno sempre.
Riguardo ai confessori più giovani, sì, per certi versi mostrano una
maggiore apertura. Ma è sempre un’apertura relativa e soprattutto
formale, teorica. Il problema vero è che mancano di esperienze di
vita e vengono formati su concetti e dogmi ormai obsoleti. Quindi
restano comunque lontanissimi dalla realtà di tutti i giorni e dalle
problematiche della vita.
CONFESSORE - Ci saranno altri libri?
SILEA – Dopo un periodo di fermo, ora sono al lavoro su due tre
libri contemporaneamente e spero almeno un paio di poterli terminare
entro giugno e pubblicare nel più breve tempo possibile.. Il primo
seguirà un po’ il filone di “Nel nome del padre”. Sto raccogliendo
una serie di testimonianze di ragazzi gay che hanno avuto relazioni
con preti. Il secondo sarà un manuale teorico pratico per donne che
hanno bisogno di sviluppare l’autostima e trasformarsi in donne
vincenti. Non sarà la solita barba di parole vuote e accomodanti
sull’autostima, Spero venga fuori ciò che voglio. Un testo
aggressivo che metta veramente le donne davanti a se stesse e le
trasformi, con una serie di esercizi pratici sconvolgenti, in ciò
che dovrebbero essere. Vedremo. E poi, altri progetti in cantiere….
Ma il tempo è quello che è. E bisogna pur mangiare, dormire ecc…
CONFESSORE – Va bene Silea, mi hai incuriosito, comprerò il tuo
libro. Atto di dolore…. Amen
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