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a cura di Fabio Casadei Turroni
 

Silea Balano: "Nel nome del padre"
 
 

Febbraio 2006
 


  

Nel nome del padre è un libro curioso e divertente, uscito per i tipi de Il dito e la Luna.
L’autrice s’è infilata nei panni d’una peccatrice convinta dei propri peccati, e ha rivolto domande pungenti ai confessori di alcune basiliche romane. I peccati, volta per volta, avevano a che fare con Masturbazione, Omosessualità, Violenza e Aids. Sempre, quindi, al centro del peccato era il corpo d’una donna.
Silea Balano (nome de plume di…?), non può donarci una sua foto, ma può rispondere alle nostre domande, con efficacia e spirito.
Fate quindi conto di essere voi il suo confessore di turno, e d’essere proprio voi, protetti da una grata che vi impedisce di scrutarla in viso, a rivolgerle le domande, e ad ascoltare le risposte, che seguono.

CONFESSORE - Quanti anni hai? Dove abiti?
SILEA – Credo non abbia importanza l’età in chi scrive o fa arte. Riguardo al luogo dove abito: “… oggi qui, domani là…. Io vado e vivo così…. “ sulle note della Patty.
 
CONFESSORE - Che lavoro fai?
SILEA – Psicologa, artista, scrittrice, … Tante cose. E a seconda dei momenti della mia vita l’ordine si inverte.
 
CONFESSORE - Come ti definisci (lesbica, bisessuale, etero…)
SILEA - Se bastano tre parole: lesbica, trasgressiva, eccentrica.
 
CONFESSORE - È il tuo primo libro?
SILEA – Sì, “Nel nome del padre” è il mio primo libro, anche se ho scritto molte altre cose tipo racconti, poesie, articoli ecc… E a seconda del genere firmavo con nomi diversi. Ma ora cerco di seguire un’unica via e di evitare dispersioni di tempo ed energie in cose che poi fondamentalmente non m’interessano e non danno nulla, o quasi, a chi le legge.
 
CONFESSORE - Sei cattolica? Sei in contatto con gruppi di cattolici LGBT credenti?
SILEA – No, non sono cattolica. O meglio, lo ero per tradizione familiare ma con l’età della ragione ho intrapreso altre strade. E al momento non sono in contatto con nessun gruppo di cattolici LGBT credenti, anche se per curiosità intellettuale e promozione di una certa critica costruttiva non mi dispiacerebbe frequentarli. Ma credo che poi finirei per litigarci. Non riesco ad essere moderata.
 
CONFESSORE - È possibile, secondo te, per un cattolico praticante vivere l’omosessualità?
SILEA - Assolutamente, no. È una contraddizione in termini. Il bisogno di spiritualità - e per certi versi anche il cristianesimo - sono una cosa, il cattolicesimo è un’altra.
 
CONFESSORE - Credi che i frequenti lapsus dei confessori, che si rivolgono a te come ad una suora, rivelino una realtà di sessualità repressa, nei conventi femminili?
SILEA – Di questo sono convintissima. Ma non solo nei conventi per suore. Anche tra le mura dei seminari e dei monasteri per frati si nascondono grandi e piccole storie quotidiane sia di amore che di violenza. È la condizione stessa a determinare relazioni lesbiche e omosessuali che poi vengono vissute con forti sensi di colpa e contraddizioni.
 
CONFESSORE - Per la tua professione, hai esperienze dirette di suore lesbiche?
SILEA – Sì, e non solo di suore. Ma naturalmente non ne posso parlare.
 
CONFESSORE - Esistono studi sul lesbismo nei conventi?
SILEA – Che io ricordi, anni fa fu pubblicato un libro molto interessante intitolato appunto “Dentro il convento” scritto da due ex suore americane Nancy Manahan e Rosmary Curb che decisero di rivelare al mondo, non solo la loro storia di amore lesbico, all’interno del convento, prima, e di convivenza nel mondo civile dopo, ma anche le centinaia di relazioni simili di cui erano venute a conoscenza. Era un testo che raccoglieva con molto coraggio oltre che le testimonianze dirette delle protagoniste anche foto personali. Era carino vedere la stessa donna, prima con l’abito monacale, tutta compita e sguardo sottomesso e poi completamente trasformata con abiti civili, capelli al vento, sorriso sgargiante e in alcuni casi con la sua compagna sotto braccio. Credo sia stato veramente un libro senza precedenti.
 
CONFESSORE - Qual era la tesi che volevi dimostrare, nello scrivere il libro?
SILEA – Conoscevo già personalmente alcuni preti e alcune suore, quindi, in parte, sapevo dove andavo a parare. Ma volevo forzare un po’ la mano e stare a sentire cosa veniva fuori. E poi lo scopo principale era far conoscere a quante più persone possibili con chi si ha veramente a che fare. I cattolici praticanti che si accostano alla confessione regolarmente sanno già i tipi di risposte che possono ricevere ma non le mettono minimamente in discussione perché anche loro sono grosso modo in quell’ordine di idee. Poi ci sono i credenti ma non tanto praticanti che sanno e non sanno e in parte si disinteressano di ciò che viene detto al momento della confessione e quindi non hanno l’esatto polso della situazione. E infine ci sono quelli che non credono e tanto meno praticano ma comunque ignorano quello che effettivamente può avvenire all’interno di un confessionale. Credo che una cosa sia immaginare e un’altra verificare, leggere…. E comunque i risultati alla fine hanno sconcertato anche me. Sono stati nettamente superiori alle aspettative. Non si può non inorridire per tanta mancanza di sensibilità, umanità, formazione, informazione, ecc…. Credo che i preti e i sacerdoti in genere, comprese anche le suore, siano gli esseri più lontani in assoluto da qualunque spiritualità. Del resto, trascorrono troppo tempo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, a controllare le pulsioni del loro corpo o a viversele in modo, deviato, conflittuale, nascosto, per poi avere veramente spazio mentale per dedicarsi al nutrimento dell’anima. Pensa che ci sono ancora oggi religiosi che praticano il digiuno totale per una o due giornate alla settimana. La motivazione è la mortificazione della carne; l’addestramento al dominio dei propri bisogni, che poi sono naturali e primari. Come se, una volta arrivati dall’altra parte, il padreterno dovesse chiedere loro conto di quanti filini di spaghetti erano presenti nel piatto in quel determinato giorno o se di venerdì hanno mangiato salsiccette o verdurine. Semmai, verrà chiesto loro ben altro. Ma questo è un discorso molto lungo e complesso.
 
CONFESSORE - Sei romantica? In amore sei fedele?
SILEA – Oddio, questa domanda proprio no, dai!
 
CONFESSORE - È facile stare insieme affettivamente ad una/o psicologa/o?
SILEA – Difficilissimo! Anzi, direi impossibile. Siamo vere/i rompiscatole. Sappiamo tutto, comprendiamo tutto, ricordiamo tutto, discutiamo su tutto, siamo sempre al di sopra di tutto e di tutti. Io poi sono della Vergine, quindi…
 
CONFESSORE - Accetteresti mai d’avere una relazione con una suora?
SILEA – Questa è una bella domanda. Dunque, l’idea di avere un’avventura con una suora chiaramente mi stuzzica. Ma una relazione decisamente no e ti spiego anche perché. La formazione religiosa in genere, ma soprattutto quella che viene impartita nei conventi, deteriora la personalità. Sia suore che preti vengono educati alla remissività, all’obbedienza, alla mortificazione della carne e dello spirito. In definitiva subiscono un forte addestramento alla disistima, che già di per sé crea grossi problemi psicologici in qualunque essere umano. Questo poi è un addestramento, programmato, studiato, voluto, perché solo in questo modo si può andare poi a forgiare nuovamente l’individuo. Lo si è talmente annullato, reso malleabile che a quel punto se ne può fare quello che si vuole, In parole povere, vengono destrutturati e poi ristrutturati. Ma la nuova strutturazione, essenzialmente, serve a reggere il regime conventuale e risulta completamente inadatta a qualsiasi altro contesto sociale o altra relazione equilibrata e sana, anche solo amicale, al di fuori di quella tra consorelle o confratelli con una stessa forma mentis. Sono persone con grosse conflittualità interiori, che solitamente si tramutano in comportamenti disturbati, ambivalenti. Potrei definirli, in senso buono, disadattati sociali. Intendendo con il termine “disadattati” semplicemente soggetti con grosse difficoltà di adattamento in contesti a loro completamente estranei. Così come, del resto, saremmo noi dei disadattati se a un certo punto della nostra vita adulta venissimo chiusi in convento. Ho conosciuto molti preti e suore che hanno abbandonato la vita religiosa perché non si riconoscevano più in quel sistema. Ne andava della loro sanità mentale e morale e quindi hanno trovato la forza, il coraggio di andarsene. Ma fondamentalmente sono rimasti con quella struttura mentale. Nella loro testa continuano ad essere sempre preti e suore. Una volta fuori dal convento, a mio parere, dovrebbero seguire un programma di recupero, di decondizionamento per poter divenire veramente liberi. Per concludere, una relazione con una suora no. Ma una notte sì. O a ben pensarci,… meglio solo un’ora.
 
CONFESSORE - Conosci Iaculo, psicologo romano della Gestalt? Hai contatti con lui?
SILEA – No.
 
CONFESSORE - Infine che figura ci fanno i ministri della Chiesa in questo libro? Hai trovata maggiore comprensione dai confessori più giovani?
SILEA – Credo che le confessioni riportate parlino da sole. I ministri della Chiesa emergono per ciò che sono e saranno sempre. Riguardo ai confessori più giovani, sì, per certi versi mostrano una maggiore apertura. Ma è sempre un’apertura relativa e soprattutto formale, teorica. Il problema vero è che mancano di esperienze di vita e vengono formati su concetti e dogmi ormai obsoleti. Quindi restano comunque lontanissimi dalla realtà di tutti i giorni e dalle problematiche della vita.
 
CONFESSORE - Ci saranno altri libri?
SILEA – Dopo un periodo di fermo, ora sono al lavoro su due tre libri contemporaneamente e spero almeno un paio di poterli terminare entro giugno e pubblicare nel più breve tempo possibile.. Il primo seguirà un po’ il filone di “Nel nome del padre”. Sto raccogliendo una serie di testimonianze di ragazzi gay che hanno avuto relazioni con preti. Il secondo sarà un manuale teorico pratico per donne che hanno bisogno di sviluppare l’autostima e trasformarsi in donne vincenti. Non sarà la solita barba di parole vuote e accomodanti sull’autostima, Spero venga fuori ciò che voglio. Un testo aggressivo che metta veramente le donne davanti a se stesse e le trasformi, con una serie di esercizi pratici sconvolgenti, in ciò che dovrebbero essere. Vedremo. E poi, altri progetti in cantiere…. Ma il tempo è quello che è. E bisogna pur mangiare, dormire ecc…
 
CONFESSORE – Va bene Silea, mi hai incuriosito, comprerò il tuo libro. Atto di dolore…. Amen
 


Silea Balano : " Nel nome del padre " - Il dito e la luna, 2002, Euro 8,50.


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