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Il lavoro del poeta è affine al gioco dei
bambini, loro sono in grado di animare liberamente le cose inermi e
renderle più interessanti della funzione per cui sono state create:
ricreano le cose. Così il poeta, sebbene meno libero del bambino in
quanto asservito ad un'immaginazione già definita dal bambino che
dorme in lui. E' chiaro no?! Io sono stato bambino, ognuno di noi lo
è stato, negli anni della mia infanzia ho esperito il mondo per
mezzo della mia fantasia, ne è venuto fuori un immaginario che via
via si è arricchito, definito .., io poeta per ricreare il mondo
vado a disturbare il bambino che sono stato e interrogo la mia
immaginazione. Cosa creo di nuovo allora? Creo la poesia, utilizzo i
versi, la parola, il ritmo, .. Qui scelgo: voglio che il mio gioco
sia simile a quello di tanti altri bambini o ne voglio creare uno
nuovo, con nuove regole, nuovi giocatori? Io ho scelto la libertà di
un verso sciolto, anarchico, apparentemente avulso da regole, ma in
realtà ferreamente sottomesso ad un ordine ritmico e sonoro segreto.
E che tipo di poesia può salvare il mondo, oggi?
Una poesia che ponga al centro di se stessa l'interazione con
l'Uomo, con l'umanità, che interroghi i propri contemporanei sulla
necessità dell'esistenza con parole chiare, pregne di verità. Oggi
assistiamo, nel campo della scrittura poetica, ad un'insensata
ricerca della nicchia, del gruppo esclusivo, a una
autoreferenzialità che è specchio acritico del nostro tempo, né più
né meno dell'egoismo narcotizzante della globalizzazione. Mi spiego:
andare in palestra sette giorni su sette e vivere solo in funzione
di quella, ha la stessa valenza, dal punto di vista del risultato,
di chi fa esercizio e sfoggio di tecnica letteraria, in entrambi i
casi c'è una preclusione di orizzonte. Il sole, la vita,
l'esperienza sono tutte cose che sono fuori dalla muffa del pensiero
e dalla freddezza della ghisa. Quindi ritornando alla nostra
domanda: il mondo può essere salvato dall'uomo che vive il suo tempo
e che fa della propria poesia il tramite di una parola di verità e,
se vogliamo proprio mettere tutti i puntini sulle “i”, la verità si
serve sempre e solo di parole semplici, anche quando esprime
concetti molto articolati.
Svolgi attività politica?
Si, mi sto riavvicinando a questa mia grande passione, per il
momento mi interessa lavorare nel mondo dell'associazionismo, della
società civile, poi chissà... Credo che occorra ridare linfa alla
politica ripartendo dal basso e rilanciando temi come la
solidarietà, la tolleranza, la questione morale, ... Ho da poco
visto un documentario su Tiziano Terzani e mi sento molto vicino
alla sua visione: lui spiega che occorre convincersi che l'Uomo può
cambiare il mondo e che questa fede non deve mai mancare, seppure il
sistema globalizzato dica l'esatto contrario e cerca semmai di
infondere in noi la percezione di essere meno di meno. Cosa fa la
globalizzazione? Ti dice: tu sei un niente, uno sputo, chi fa il
gioco sono gli uomini che lavorano nelle stanze dei bottoni, i
managers, tu accontentati di quello che hai, di un cellulare, anche
due, tre, di una dispensa piena, eccetera eccetera .. Invece no,
porco giuda! Io vivo il mondo e la mia azione può spostare qualcosa,
bisogna crederci!
La tua poesia è critica politica della realtà?
Sempre!, mi auguro che la critica spicchi il volo della proposta.
Fino ad ora non ho fatto altro che prendere il mondo su di me, l'ho
assorbito in me stesso, ho voluto mostrare ciò che riesce a
combinare anche sulla parte più sensibile, ho dato sfogo, come
tutti, alle mie più selvagge pulsioni, nel bene e nel male. Ora mi
aspetto di superare a piè pari questa terribile dicotomia e aprire
finestre ovunque e scacciare ogni residuo odore di stantio.
Che ruolo giocano nella tua poesia la musica, le canzoni?
Importantissimo, direi quasi demiurgico, nel senso che la musica e
le canzoni spesso sono strutturanti rispetto alla mia poesia, la
creano, le suggeriscono molte cose. Io penso che la canzone leggera
sia una forma diluita di poesia e, non vorrei azzardare tanto, ma a
volte ho l'impressione che talvolta riescano a superarla. Quando
Ligabue dice in uno dei pezzi che compongono il suo nuovo cd:
“Quante briciole restano dietro di noi”, intravedo un linguaggio
denso, vero, carico di magia!
Che musica ascolti?
Di tutto, amo molto il rock italiano, soprattutto perché capisco il
testo, ho un rapporto difficile con l'inglese per via dei miei
genitori che mi costringevano a studiarlo sin da quando avevo sei
anni, in realtà avrei voluto imparare a suonare uno strumento.. Ti
posso dire cosa c'è nel mio lettore Mp3 in questo momento: Mondo
Marcio, Gianna Nannini, Ligabue, Vinicio Capossela, Giancarlo
Onorato, Loredana Bertè, i Keane e Vashti Bunyan, mentre ho da poco
tolto via Vasco Rossi e Jovanotti.
Come ti definisci ora? Gay bi etero?
Non lo so, c'è una quarta risposta? Per esempio come definire quelli
a cui piacciono i trans? Mi riconosco in tutte le definizioni e in
nessuna. Bada, non è un modo per cavarmela a buon mercato, per non
espormi, ma semplicemente una provocazione culturale figlia di un
pensiero che non trova mai adeguate sistematizzazioni, proprio in
virtù della sua natura difficilmente imbrigliabile.
Vorresti avere un figlio? E lo vorresti avere adottandolo col tuo
compagno o facendolo colla tua compagna?
Vorrei avere un figlio certo, mi piacerebbe che avesse accanto una
figura femminile per una semplice questioni di equilibri, ma non
sono affatto contrario all'adozione da parte di coppie omosessuali,
anzi!, mi sembra un modo generoso per strappare alla povertà e alla
solitudine milioni di bambini bisognosi.
Esiste secondo te una letteratura lgbt?
Si, esiste, seppure ritengo sia riduttivo etichettarla in questo
senso, ma se ha una funzione di pura comodità catalogativa va bene
anche, diverso se ha una funzione commerciale, a questo proposito
penso che sia controproducente sia per l'autore che per la
letteratura stessa. Ti faccio un esempio: l'altra notte ho
riguardato il film “Giù la testa” di Sergio Leone, un film che amo
moltissimo, dovendo descrivere il genere cui appartiene direi subito
western, ma solo per comodità, per definire un'ambientazione, un
immaginario. Se dovessi proporre il film a un mio amico che odia il
genere western, gli direi: è un film che sembra un western, ma che
in realtà parla di rivoluzione, di confini interiori più che fisici,
di nemici interni alla civiltà più che di minacce al mondo civile,
che parla di povertà e di amicizia. Così se parlassi dei libri di
Tondelli accennerei sicuramente alla tematica omosessuale sottesa,
ma mi soffermerei molto di più sulle descrizioni che fa dell'Emilia-Romagna,
della strana fauna che la abita, parlerei del suo concetto di amore,
del suo particolare minimalismo sentimentale, ..
Petrarca o Dante? Ariosto o Tasso? Pascoli o Fogazzaro?
Dante, Ariosto, Pascoli.
Che importanza hanno le donne nella tua vita e nella tua poetica?
Ah mi vuoi proprio mettere in difficoltà?! Più che di donne e uomini
parlerei di maschile e femminile, in quest'ottica mi riconosco
meglio... direi che per vari motivi cerco sia l'uno che l'altro con
alterni desideri ed esiti sia nella vita che nella poesia, ma in
effetti apro i miei segreti solo con il femminile.
Perché nella tua poesia fanno capolino tanto spesso i bambini?
Perché rappresentano l'Innocenza, l'idea di un mondo puro, non
ancora corrotto e perché sono inorridito dagli episodi sempre più
frequenti di violenza nei confronti dei bambini. Una società che non
rispetta l'infanzia, che la violenta continuamente con la
pubblicità, con perversioni sessuali, con i ricatti degli adulti, è
una società cui non si può augurare nessun bene.
Lo specchio ricorre nel titolo e nei versi: quanto c’è di
autoerotico nella poesia?
Gli specchi che vedi nella mia poesia sono occhi che scrutano
intorno, sono i miei occhi, gli occhi degli altri, sono una sorta di
fanali che illuminano e specchiano, indicano una strada e fanno
sostare in una riflessione. Di autoerotico i miei specchi hanno ben
poco, a meno che non vengano considerati nella loro dimensione di
eterno impaccio che su di me, per esempio, ha un grande ascendente
erotico, come tutte le cose imperfette del resto.
Ci vuole più esibizionismo a fare l’attore o a fare il poeta?
Direi che ci vuole coraggio! Chi fa esibizionismo non è attore o
poeta, ma un mestierante come ce ne sono tanti. L'attore e il poeta
hanno in comune la pratica, nel momento in cui escono da se stessi e
si guardano vivere, si vedono da se stessi calati nel mondo, nella
realtà. Il compiacimento è una scorciatoia ed è nemica dell'arte.
Prossimi libri?
A breve pubblicherò una raccolta di monologhi teatrali per Giraldi
editore di Bologna: “Anime nere”.
Premi?
Ne ho ricevuto un paio, uno per il teatro nel '98 al Festival
Iceberg di Bologna e uno per la poesia ad un concorso sull'Aids. Poi
ho ricevuto un sacco di segnalazioni (anche in manifestazioni
importantissime) sia per il teatro che per la scrittura, arrivo
tutt'al più secondo, credo per delle ragioni molto semplici: io
scrivo col cuore in una mano e con la pistola nell'altra, non può
competere la mia poesia con quella di chi vede campi in fiore
dappertutto e sente solo e soltanto uccellini cinguettanti, la mia
non è rassicurante, non c'è dubbio!!
E non ne abbiamo nemmeno noi!
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