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ClubClassic.net > Canali >  Incontro con l'autore:
 

a cura di Fabio Casadei Turroni
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Un giovane poeta un po’ maledetto:
Massimiliano Martines

Maggio 2006
 


  

Massimiliano Martines non è un tipo facile da intervistare: sguscia, sposta il discorso e scappa, risponde alle domande per aprire altre prospettive. Non si capisce fino a che punto reciti o fino a che punto la finzione sia parte della sua realtà di regista e attore. E non t’accorgi che, alla fine, il gatto Martines ha giocato un po’ col topo intervistatore, amorevolmente…

 
Che posto gioca l’eros nelle tua nuova silloge?
Fondamentale direi, l'eros è, insieme alla violenza, una delle principali componenti della scrittura poetica e drammatica, ma l'eros inteso non solo come argomento e tema di fondo di un'opera, bensì come elemento strutturante della scrittura stessa, in quanto racchiude quei principi di passione, ritmo, energia, essenza che soli possono rendere interessante un'azione, e che in un certo senso sono in grado di catturare l'attenzione del lettore. Questo concetto credo possa essere esteso a tutte le forme d'arte. Sempre meglio un lavoro sbilanciato verso Eros che verso Psyche.
 
Che rapporto hai col mondo? E che rapporto ha la tua poesia colla realtà?
Domanda da dieci milioni di dollari: proviamo a fregarla...allora se il mondo è specchio di me, per forza di cose è un rapporto fortemente conflittuale. Il mondo mi piace, ma al contempo mi dà il vomito. Mi piacerebbe raggiungere un equilibrio, tutti tendono verso questo obiettivo, penso, ma non sempre riescono a raggiungerlo. La poesia aderisce alla realtà, in maniera critica e fantasiosa però, la poesia è pensiero e fantasia insieme, essa opera nella direzione di una risemantizzazione del reale, in poche parole trasforma il reale, lo plasma, rende vivo ciò che solitamente non lo è agli occhi dei più.

Il lavoro del poeta è affine al gioco dei bambini, loro sono in grado di animare liberamente le cose inermi e renderle più interessanti della funzione per cui sono state create: ricreano le cose. Così il poeta, sebbene meno libero del bambino in quanto asservito ad un'immaginazione già definita dal bambino che dorme in lui. E' chiaro no?! Io sono stato bambino, ognuno di noi lo è stato, negli anni della mia infanzia ho esperito il mondo per mezzo della mia fantasia, ne è venuto fuori un immaginario che via via si è arricchito, definito .., io poeta per ricreare il mondo vado a disturbare il bambino che sono stato e interrogo la mia immaginazione. Cosa creo di nuovo allora? Creo la poesia, utilizzo i versi, la parola, il ritmo, .. Qui scelgo: voglio che il mio gioco sia simile a quello di tanti altri bambini o ne voglio creare uno nuovo, con nuove regole, nuovi giocatori? Io ho scelto la libertà di un verso sciolto, anarchico, apparentemente avulso da regole, ma in realtà ferreamente sottomesso ad un ordine ritmico e sonoro segreto.
 
E che tipo di poesia può salvare il mondo, oggi?
Una poesia che ponga al centro di se stessa l'interazione con l'Uomo, con l'umanità, che interroghi i propri contemporanei sulla necessità dell'esistenza con parole chiare, pregne di verità. Oggi assistiamo, nel campo della scrittura poetica, ad un'insensata ricerca della nicchia, del gruppo esclusivo, a una autoreferenzialità che è specchio acritico del nostro tempo, né più né meno dell'egoismo narcotizzante della globalizzazione. Mi spiego: andare in palestra sette giorni su sette e vivere solo in funzione di quella, ha la stessa valenza, dal punto di vista del risultato, di chi fa esercizio e sfoggio di tecnica letteraria, in entrambi i casi c'è una preclusione di orizzonte. Il sole, la vita, l'esperienza sono tutte cose che sono fuori dalla muffa del pensiero e dalla freddezza della ghisa. Quindi ritornando alla nostra domanda: il mondo può essere salvato dall'uomo che vive il suo tempo e che fa della propria poesia il tramite di una parola di verità e, se vogliamo proprio mettere tutti i puntini sulle “i”, la verità si serve sempre e solo di parole semplici, anche quando esprime concetti molto articolati.
 
Svolgi attività politica?
Si, mi sto riavvicinando a questa mia grande passione, per il momento mi interessa lavorare nel mondo dell'associazionismo, della società civile, poi chissà... Credo che occorra ridare linfa alla politica ripartendo dal basso e rilanciando temi come la solidarietà, la tolleranza, la questione morale, ... Ho da poco visto un documentario su Tiziano Terzani e mi sento molto vicino alla sua visione: lui spiega che occorre convincersi che l'Uomo può cambiare il mondo e che questa fede non deve mai mancare, seppure il sistema globalizzato dica l'esatto contrario e cerca semmai di infondere in noi la percezione di essere meno di meno. Cosa fa la globalizzazione? Ti dice: tu sei un niente, uno sputo, chi fa il gioco sono gli uomini che lavorano nelle stanze dei bottoni, i managers, tu accontentati di quello che hai, di un cellulare, anche due, tre, di una dispensa piena, eccetera eccetera .. Invece no, porco giuda! Io vivo il mondo e la mia azione può spostare qualcosa, bisogna crederci!
 
La tua poesia è critica politica della realtà?
Sempre!, mi auguro che la critica spicchi il volo della proposta. Fino ad ora non ho fatto altro che prendere il mondo su di me, l'ho assorbito in me stesso, ho voluto mostrare ciò che riesce a combinare anche sulla parte più sensibile, ho dato sfogo, come tutti, alle mie più selvagge pulsioni, nel bene e nel male. Ora mi aspetto di superare a piè pari questa terribile dicotomia e aprire finestre ovunque e scacciare ogni residuo odore di stantio.
 
Che ruolo giocano nella tua poesia la musica, le canzoni?
Importantissimo, direi quasi demiurgico, nel senso che la musica e le canzoni spesso sono strutturanti rispetto alla mia poesia, la creano, le suggeriscono molte cose. Io penso che la canzone leggera sia una forma diluita di poesia e, non vorrei azzardare tanto, ma a volte ho l'impressione che talvolta riescano a superarla. Quando Ligabue dice in uno dei pezzi che compongono il suo nuovo cd: “Quante briciole restano dietro di noi”, intravedo un linguaggio denso, vero, carico di magia!
 
Che musica ascolti?
Di tutto, amo molto il rock italiano, soprattutto perché capisco il testo, ho un rapporto difficile con l'inglese per via dei miei genitori che mi costringevano a studiarlo sin da quando avevo sei anni, in realtà avrei voluto imparare a suonare uno strumento.. Ti posso dire cosa c'è nel mio lettore Mp3 in questo momento: Mondo Marcio, Gianna Nannini, Ligabue, Vinicio Capossela, Giancarlo Onorato, Loredana Bertè, i Keane e Vashti Bunyan, mentre ho da poco tolto via Vasco Rossi e Jovanotti.
 
Come ti definisci ora? Gay bi etero?
Non lo so, c'è una quarta risposta? Per esempio come definire quelli a cui piacciono i trans? Mi riconosco in tutte le definizioni e in nessuna. Bada, non è un modo per cavarmela a buon mercato, per non espormi, ma semplicemente una provocazione culturale figlia di un pensiero che non trova mai adeguate sistematizzazioni, proprio in virtù della sua natura difficilmente imbrigliabile.
 
Vorresti avere un figlio? E lo vorresti avere adottandolo col tuo compagno o facendolo colla tua compagna?
Vorrei avere un figlio certo, mi piacerebbe che avesse accanto una figura femminile per una semplice questioni di equilibri, ma non sono affatto contrario all'adozione da parte di coppie omosessuali, anzi!, mi sembra un modo generoso per strappare alla povertà e alla solitudine milioni di bambini bisognosi.
 
Esiste secondo te una letteratura lgbt?
Si, esiste, seppure ritengo sia riduttivo etichettarla in questo senso, ma se ha una funzione di pura comodità catalogativa va bene anche, diverso se ha una funzione commerciale, a questo proposito penso che sia controproducente sia per l'autore che per la letteratura stessa. Ti faccio un esempio: l'altra notte ho riguardato il film “Giù la testa” di Sergio Leone, un film che amo moltissimo, dovendo descrivere il genere cui appartiene direi subito western, ma solo per comodità, per definire un'ambientazione, un immaginario. Se dovessi proporre il film a un mio amico che odia il genere western, gli direi: è un film che sembra un western, ma che in realtà parla di rivoluzione, di confini interiori più che fisici, di nemici interni alla civiltà più che di minacce al mondo civile, che parla di povertà e di amicizia. Così se parlassi dei libri di Tondelli accennerei sicuramente alla tematica omosessuale sottesa, ma mi soffermerei molto di più sulle descrizioni che fa dell'Emilia-Romagna, della strana fauna che la abita, parlerei del suo concetto di amore, del suo particolare minimalismo sentimentale, ..
 
Petrarca o Dante? Ariosto o Tasso? Pascoli o Fogazzaro?
Dante, Ariosto, Pascoli.
 
Che importanza hanno le donne nella tua vita e nella tua poetica?
Ah mi vuoi proprio mettere in difficoltà?! Più che di donne e uomini parlerei di maschile e femminile, in quest'ottica mi riconosco meglio... direi che per vari motivi cerco sia l'uno che l'altro con alterni desideri ed esiti sia nella vita che nella poesia, ma in effetti apro i miei segreti solo con il femminile.
 
Perché nella tua poesia fanno capolino tanto spesso i bambini?
Perché rappresentano l'Innocenza, l'idea di un mondo puro, non ancora corrotto e perché sono inorridito dagli episodi sempre più frequenti di violenza nei confronti dei bambini. Una società che non rispetta l'infanzia, che la violenta continuamente con la pubblicità, con perversioni sessuali, con i ricatti degli adulti, è una società cui non si può augurare nessun bene.
 
Lo specchio ricorre nel titolo e nei versi: quanto c’è di autoerotico nella poesia?
Gli specchi che vedi nella mia poesia sono occhi che scrutano intorno, sono i miei occhi, gli occhi degli altri, sono una sorta di fanali che illuminano e specchiano, indicano una strada e fanno sostare in una riflessione. Di autoerotico i miei specchi hanno ben poco, a meno che non vengano considerati nella loro dimensione di eterno impaccio che su di me, per esempio, ha un grande ascendente erotico, come tutte le cose imperfette del resto.
 
Ci vuole più esibizionismo a fare l’attore o a fare il poeta?
Direi che ci vuole coraggio! Chi fa esibizionismo non è attore o poeta, ma un mestierante come ce ne sono tanti. L'attore e il poeta hanno in comune la pratica, nel momento in cui escono da se stessi e si guardano vivere, si vedono da se stessi calati nel mondo, nella realtà. Il compiacimento è una scorciatoia ed è nemica dell'arte.
 
Prossimi libri?
A breve pubblicherò una raccolta di monologhi teatrali per Giraldi editore di Bologna: “Anime nere”.
 
Premi?
Ne ho ricevuto un paio, uno per il teatro nel '98 al Festival Iceberg di Bologna e uno per la poesia ad un concorso sull'Aids. Poi ho ricevuto un sacco di segnalazioni (anche in manifestazioni importantissime) sia per il teatro che per la scrittura, arrivo tutt'al più secondo, credo per delle ragioni molto semplici: io scrivo col cuore in una mano e con la pistola nell'altra, non può competere la mia poesia con quella di chi vede campi in fiore dappertutto e sente solo e soltanto uccellini cinguettanti, la mia non è rassicurante, non c'è dubbio!!
 
E non ne abbiamo nemmeno noi!
 


Massimiliano Martines : " Ho scritto ti amo sullo specchio " - Pendragon Edizioni.


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