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ClubClassic.net > Canali >  Incontro con l'autore:
 

a cura di Fabio Casadei Turroni
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Luca Baldoni: "Sensi diversi"

Agosto 2006
 

Ecco Luca Baldoni, l’autore di Sensi diversi, silloge di poesie uscita per la Lietocollle; ed eccoci subito nel suo testo, domanda dopo domanda:
 
“… tra le anse morbide del Tevere, che pure/cova corpi e voci che non puoi sperare/sulle sponde del Tamigi…: Roma è molto presente nelle tue liriche: che cosa ti piace di Roma, Luca?”
Ho trascorso a Roma l’anno scorso dopo aver vissuto per molti anni in città del Nord Europa ed è stata un’esperienza esaltante. Uscivo ogni giorno stupefatto dalla bellezza che mi circondava, dalla mitezza del clima, dall’intensità degli incontri, anche i più banali, con le persone. Oltre agli aspetti “tradizionali” ho anche trovato una capitale che è enormemente cambiata negli ultimi anni. L’offerta culturale è ormai al pari di quella delle grandi metropoli europee, e la comunità gay nonostante il Vaticano è in una fase di grande espansione e vivacità, basti pensare alle attività del Mario Mieli, o a veri propri eventi come Muccassassina e il Gay Village che hanno reso l’essere gay mainstream e cool come non mai.

“E quindi?”
Oltre a questi aspetti dilettevoli, mi trovavo a Roma per svolgere una ricerca sull’omosessualità nella poesia italiana del Novecento, e quindi la città è stata per me anche quella percorsa e amata dagli autori di cui mi stavo occupando, come Penna, Pasolini e Bellezza. Come loro ne sono stato conquistato, e Roma è entrata di prepotenza nella mia immaginazione. E poi a Roma continua a esserci una presenza di intellettuali, scrittori e attivisti gay veramente notevole. Ho avuto l’occasione di conoscere Francesco Gnerre, Massimo Consoli e Elio Pecora, che sono stati prodighi di consigli e mi hanno aiutato moltissimo nelle mie ricerche. Questo è un aspetto che mi piacerebbe particolarmente sottolineare; l’ambiente romano è estremamente aperto e generoso.

 
“Ancora: la scelta non si può alienare,/che solo a noi compete/e non al prete: finalmente un po’ di sano anticlericalismo in poesia: che pensi della laicità dello stato?”

Per l’anticlericalismo in poesia siamo tutti debitori di Pasolini, che si è preso dei rischi che in Italia pochissimi si vogliono prendere. Riguardo alla laicità dello stato penso che da noi ce ne sia veramente poca. Vivo da sette anni in Inghilterra, un paese in cui la religione è un fatto strettamente privato, e in cui l’effettiva laicità dello stato è sentita profondamente dai cittadini come garanzia della loro libertà e uguaglianza. Da questo punto di vista la presenza del Vaticano è una vera e propria disgrazia per la storia italiana, ma questo l’aveva già detto Machiavelli. La destra italiana – i cosiddetti moderati – continua a dimostrarsi clericale e intollerante, mentre la sinistra dimostra una mancanza di coraggio e convinzione esasperante. Allo stesso tempo mi sembra che questo quadro sia anche tipicamente italiano nel senso che continuiamo a scontare un’arretratezza delle istituzioni politiche e culturali nazionali di fronte al paese reale. Molte regioni – ovviamente governate dal centrosinistra – hanno già approvato statuti regionali che prevedono il riconoscimento delle coppie di fatto. Questo è avvenuto senza alcun tipo di ‘lacerazione sociale’, e in alcuni casi col contributo dei voti dell’opposizione. I registri per le unioni civili sono già una realtà in varie città, anche di dimensioni medio-piccole. Nichi Vendola, frocio e comunista, governa una regione che consideravamo un caposaldo della destra. Quindi penso che se arrivasse qualcuno con l’integrità, la convinzione e l’intelligenza di Zapatero, il paese in fondo lo seguirebbe senza conseguenze traumatiche. In questo senso il recente sondaggio che afferma che oltre il sessanta per centi dei cattolici italiani è a favore del riconoscimento delle coppie di fatto non mi ha più di tanto sorpreso.

“Che pensi dei Pacs? Dei matrimoni gay?”
Sono assolutamente a favore al riconoscimento paritario delle unioni eterosessuali e omosessuali. Nel momento attuale questa è una battaglia in cui chiunque abbia a cuore non solo la laicità dello stato, ma soprattutto la visione di una società aperta e tollerante, che celebra le diversità al suo interno piuttosto che reprimerle, dovrebbe impegnarsi. Questo l’ho detto chiaramente nel poemetto “Diritti”, dove però ho anche espresso una cautela soggettiva rispetto al matrimonio come idea e istituzione. Non sono ideologicamente contro, ma penso che nonostante gli sforzi che facciamo il matrimonio è comunque un’istituzione che porta con sé elementi di una tradizione e di un’ideologia su cui dobbiamo riflettere criticamente. Mi sembra che negli ultimi tempi si sia persa la voglia e l’abitudine di farlo. Ovviamente questa è una mia valutazione aggiuntiva e personale, che niente ha a che fare col diritto basilare a scegliere il tipo di unione che ogni coppia trova più confacente ai propri bisogni.

“Adotteresti?”
Sono anche a favore dell’adozione. Non vedo nessuna ragione per cui due uomini o due donne non possano tirare su un bambino altrettanto bene che un uomo e una donna. Si sente dire che un bambino ha bisogno di una presenza maschile e femminile, ma questa è una sciocchezza grossolana, in quanto la psicologia ci insegna che in ogni persona sana le polarità maschili e femminili devono entrambi svilupparsi, cioè che l’uomo e la donna devono essere dentro di noi e non proiezioni esterne. Detto questo, dato che c’è di mezzo un bambino, il problema sta nell’ambiente sociale circostante. Ora come ora non so se adotterei, a meno che non vivessi in una realtà sociale estremamente all’avanguardia, come Amsterdam o San Francisco. Ma non lo escludo come possibilità.

“Sei di destra o di sinistra?”
Decisamente di sinistra, con innesti anarchici e ambientalisti.

“Sbaglio se dico che c’è un po’ di Foscolo tra le tue righe?”
Per niente, ce n’è molto. In Diritti cito un verso dal sonetto Alla sera quasi testualmente, e infatti Foscolo mi attrae per il senso di rabbia, di dissidio interiore che si porta dietro e a cui non riesce a dare una risposta “equilibrata”. Lo sento anche vicino perché a differenza della maggioranza degli intellettuali italiani – che continuamente si lamentano ma alla fine quasi mai lasciano il paese – lui se è andato veramente ed è finito come me a Londra. Nonostante questo Foscolo ha sentito fortissimamente non tanto la sua italianità, quanto la sua mediterraneità. Ho amato il sonetto A Zacinto da quando la professoressa di italiano me lo fece imparare a memoria alle Medie, mi sembra un esempio di nostalgia della classicità vissuto sulla propria pelle che rimane bruciante e attuale. Quando mi sono trovato a Zacinto sono anche andato a visitare la casa natale del poeta. E' stata distrutta da un terremoto, ma il luogo in cui sorgeva è stato mantenuto sgombro, c'è giardinetto con una lapide commemorativa . I Greci lo chiamano Ugo u Foskolou, e lo considerano un poeta ‘greco’, almeno nello spirito.

“Dante o Petrarca?”
Domanda vastissima. Dante spicca per la passione per il mondo e l’umanità in tutti i loro aspetti, e per la capacità di rendere tutto ciò linguisticamente. In questo è immenso e può essere paragonato solo a Shakespeare. Purtroppo l’esempio di Dante è stato scarsamente seguito nella letteratura italiana, ma questo è un altro discorso. In Dante mi attrae anche un modo direi titanico di relazionarsi al mondo, quel continuo desiderio di superare i limiti della propria umanità. E poi sono cresciuto a Firenze. Ma si ritorna a Petrarca ogni volta che cerchiamo una rappresentazione emblematica dei dissidi e delle sconfitte dell’io. Petrarca è un uomo incompleto che non riesce a superare la sua incompletezza, e questo suo dibattersi, diversissimo dalla progressione di Dante, lo renderà sempre attuale al di là di qualsiasi petrarchismo.

“Nella prefazione si richiamano Sereni, Pasolini e… Leopardi: a chi ti senti più vicino?”
Mi sento vicino a tutti e tre in maniera diversa, e d’altronde potrei aggiungere molti altri nomi. Ammiro in Sereni la tensione etica, il suo obbligarsi a confrontarsi con tutti gli aspetti della modernità senza rimpiangere la “perdita dell’aura”. Il suo tono antilirico rimane memorabile, così sardonico e tagliente, vicinissimo alla prosa e al parlato. Mi riconosco nella visceralità di Pasolini, nel dissidio tra passione e ragione e nel suo continuo sperimentalismo. Lo considero con Dante il più grande intelletuale engagé a tutto campo a cui l’Italia ha avuto l’onore di dare i natali. Ha avuto un coraggio immenso, e da quando è morto siamo tutti più poveri. Il Leopardi che amo di più è quello metafisico, quello per intenderci del Canto notturno di un pastore errante. Il discorso con Leopardi è tutto sommato semplice. Penso sia capitato a tutti, anche a chi non legge abitualmente poesie, di trovarsi in un luogo lontano dalla civiltà, magari di notte, guardando le stelle e il cielo, e di sentirsi minuscoli e insignificanti di fronte all’immensità dei ritmi dell’universo. In questi momenti ci sorgono allora spontanee le domande del pastore errante, ovvero Cosa ci faccio qui? Perché la vita è così breve e dura? Cosa vuol dire tutto questo? Ecco, sto semplificando enormemente, ma mi pare che in questa capacità di essere universale nella semplicità ci sia tutta la grandezza di Leopardi. E poi Leopardi, dileggiando “le magnifiche sorti e progressive”, è stato anche il primo grande critico delle illusioni della modernità. In questo ha anticipato di gran lunga Pasolini.

“Come ti definisci? Gay? Etero? Bisessuale?”
Gay.

“In che modo la tua sessualità influenza la tua poetica, la tua poesia?”
Non ho nessun dubbio che la mia sessualità influenzi la mia poesia, ma è impossibile dare una spiegazione unitaria dei vari aspetti di questa osmosi. Mi interessano il corpo e il sesso, e mi piace scriverne in maniera diretta chiamando le cose con il loro nome, lo trovo una sfida. Oltre a questo in quanto gay sono cosciente di far parte di una minoranza oppressa, e quindi la poesia mi serve anche come arma in una battaglia contro qualunque integralismo. Gli integralismi si caratterizzano infatti tutti alla radice per una brutale repressione del diritto per chiunque di vivere una sessualità libera (e liberata) che mi è cara. Con tutto questo voglio anche aggiungere che, secondo una distinzione su cui insisteva Marguerite Yourcenar, preferirei parlare di sensualità piuttosto che di sessualità. Gran parte della raccolta celebra una sensualità mediterranea diffusa nei luoghi, nelle situazioni, negli incontri, di cui il sesso è una punta particolarmente acuta e momentanea. Siamo individui erotici anche quando non stiamo facendo sesso, e questo ho cercato di esprimerlo in High, una poesia che è tutta eros anche se il coito avviene tra me e il sole del meriggio.”

“È il tuo primo libro? In quanto tempo hai scritta la raccolta?”
Sì, questo è il mio primo libro di poesie, anche se c’era stato un lungo lavoro sotterraneo negli anni precedenti. L’ho scritto tutto, a parte una poesia che ho aggiunto in seguito, a Roma nel 2004 nel corso di una settimana. Una sera ho iniziato a scrivere, continuavano a uscire fuori cose che mi parevano più valide di tutti i miei tentativi precedenti, allora mi sono chiuso in casa e non mi sono fermato sino a quando mi è sembrato di avere concluso. Ovviamente poi ci sono stati mesi di labor limae, ma si trattava di cose minime, punteggiatura, scansione dei versi, qualche cambiamento nella sequenza dei testi, ma per il resto la raccolta era uscita già fatta.

“Amandoti ti voglio / proteggere più di quanto / da solo possa fare: è la tua concezion e dell' amore?”
E' una parte molto importante della mia concezione dell' amore. L'amore può darmi delle sensazioni di forza, quasi di onnipotenza, illudendomi di essere in grado di prendermi cura di un altro come idealmente vorrei che lui si prendesse cura di me. Ci sono poi momenti di maggiore realismo, in cui mi rendo conto che in nessun modo è possibile essere tutto quello che vorresti essere, e forse non è neanche giusto. Penso che si tratti di una commistione di sentimento che accomuna gli amori eterosessuali e quelli omosessuali; tutti sentiamo che dobbiamo proteggere i nostri amori e che non sempre siamo in grado di farlo come vorremmo. Con la differenza però che gli etero hanno tutta una serie di leggi e istituti a sostenere le loro unioni mentre noi ancora siamo ostracizzati. I versi che hai citato provengono dal poemetto che ho scritto in favore del riconoscimento delle coppie di fatto, e che è sicuramente percorso da un senso di preoccupazione per la vulnerabilità in cui si trovano le unioni gay quando non siano legalmente riconosciute. Non c’è dubbio che questo particolare senso di vulnerabilità un’eterosessuale lo senta meno.

“Sei romantico? Fedele?”
Sono tendenzialmente fedele, per carattere e non perché ne faccia una questione di principio. E sì, posso essere molto romantico.

“da un lato vergine Diana dall’altro/Apollo con il dardo in mano.”: in che modo verginità e scatenamento dei sensi, femminile e maschile, apollineo e dionisiaco si mescolano nel nostro modo diverso d’amare? E nel tuo in particolare?”
“Mi piacciono uomini complessi, che riescono a racchiudere molto in sé senza essere imprigionati in stereotipi. Nello stereotipo, nell’unilateralità, non c’è salute né divertimento. Questo sicuramente lo sento molto, ma non mi pare un punto di vista particolarmente gay. L’amore non è amore se non include tutto, se non è un’esperienza che abbraccia gli opposti. In questo gli amori eterosessuali e quelli omosessuali sono, o almeno dovrebbero essere, simili.

“Hai un sito sul web?”
Purtroppo no ma ci voglio lavorare nei prossimi mesi.

Credi che ci siano differenze sostanziali fra sensibilità maschile e femminile che si riflettano sulle opere di poeti e poetesse: credi che ci sia qualcosa che un maschio sappia dire meglio di una femmina (e viceversa)?”
Credo che ci siano alcune differenze sostanziali tra uomini e donne, riconducibili ad alcune differenze biologiche basilari. Lo vediamo anche all’interno della comunità gay, dove non ci dovrebbero essere aspettative di genere prestabilite e dove comunque gli uomini e le donne si organizzano e comportano molto diversamente. Ma mi risulta molto difficile trovare degli esempi nell’arte, nella letteratura e nel pensiero in cui queste differenze si traducano in delle fratture insormontabili. L’arte sembra riuscire a trascendere alcune differenze di genere che nel mondo reale sono meno negoziabili. Questo non vuol dire che non riconosco una sensibilità maschile o femminile (o per quello che importa gay o etero) quando la incontro nell’arte. Hemingway è uno scrittore sicuramente molto etero, direi molto macho. Ma sarebbe assurdo sostenere che una donna non potrebbe scrivere delle stesse tematiche altrettanto bene se lo volesse. Forse sarebbe più difficile, ma di sicuro non impossibile. Ne abbiamo avuto uno splendido esempio di recente con Brockeback Mountain di Annie Proulx, una donna che è entrata ed è riuscita a renderci perfettamente un mondo tutto al maschile.

Ecco qua: tutto finito: l’intervista scivola via tra le tante pagine delle mail sul web. E io non so nemmeno che faccia abbia Luca Baldoni. Peccato. Non sono sicuro se lo vedrò mai.
 


Luca Baldoni : " Sensi diversi " - Lietocolle edizioni, 2006 - Euro 10,00.


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