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“Ancora: la scelta non si può alienare,/che solo a noi compete/e non
al prete: finalmente un po’ di sano anticlericalismo in poesia: che
pensi della laicità dello stato?”
Per l’anticlericalismo in poesia siamo tutti debitori di Pasolini,
che si è preso dei rischi che in Italia pochissimi si vogliono
prendere. Riguardo alla laicità dello stato penso che da noi ce ne
sia veramente poca. Vivo da sette anni in Inghilterra, un paese in
cui la religione è un fatto strettamente privato, e in cui
l’effettiva laicità dello stato è sentita profondamente dai
cittadini come garanzia della loro libertà e uguaglianza. Da questo
punto di vista la presenza del Vaticano è una vera e propria
disgrazia per la storia italiana, ma questo l’aveva già detto
Machiavelli. La destra italiana – i cosiddetti moderati – continua a
dimostrarsi clericale e intollerante, mentre la sinistra dimostra
una mancanza di coraggio e convinzione esasperante. Allo stesso
tempo mi sembra che questo quadro sia anche tipicamente italiano nel
senso che continuiamo a scontare un’arretratezza delle istituzioni
politiche e culturali nazionali di fronte al paese reale. Molte
regioni – ovviamente governate dal centrosinistra – hanno già
approvato statuti regionali che prevedono il riconoscimento delle
coppie di fatto. Questo è avvenuto senza alcun tipo di ‘lacerazione
sociale’, e in alcuni casi col contributo dei voti dell’opposizione.
I registri per le unioni civili sono già una realtà in varie città,
anche di dimensioni medio-piccole. Nichi Vendola, frocio e
comunista, governa una regione che consideravamo un caposaldo della
destra. Quindi penso che se arrivasse qualcuno con l’integrità, la
convinzione e l’intelligenza di Zapatero, il paese in fondo lo
seguirebbe senza conseguenze traumatiche. In questo senso il recente
sondaggio che afferma che oltre il sessanta per centi dei cattolici
italiani è a favore del riconoscimento delle coppie di fatto non mi
ha più di tanto sorpreso.
“Che pensi dei Pacs? Dei matrimoni gay?”
Sono assolutamente a favore al riconoscimento paritario delle
unioni eterosessuali e omosessuali. Nel momento attuale questa è una
battaglia in cui chiunque abbia a cuore non solo la laicità dello
stato, ma soprattutto la visione di una società aperta e tollerante,
che celebra le diversità al suo interno piuttosto che reprimerle,
dovrebbe impegnarsi. Questo l’ho detto chiaramente nel poemetto
“Diritti”, dove però ho anche espresso una cautela soggettiva
rispetto al matrimonio come idea e istituzione. Non sono
ideologicamente contro, ma penso che nonostante gli sforzi che
facciamo il matrimonio è comunque un’istituzione che porta con sé
elementi di una tradizione e di un’ideologia su cui dobbiamo
riflettere criticamente. Mi sembra che negli ultimi tempi si sia
persa la voglia e l’abitudine di farlo. Ovviamente questa è una mia
valutazione aggiuntiva e personale, che niente ha a che fare col
diritto basilare a scegliere il tipo di unione che ogni coppia trova
più confacente ai propri bisogni.
“Adotteresti?”
Sono anche a favore dell’adozione. Non vedo nessuna ragione per
cui due uomini o due donne non possano tirare su un bambino
altrettanto bene che un uomo e una donna. Si sente dire che un
bambino ha bisogno di una presenza maschile e femminile, ma questa è
una sciocchezza grossolana, in quanto la psicologia ci insegna che
in ogni persona sana le polarità maschili e femminili devono
entrambi svilupparsi, cioè che l’uomo e la donna devono essere
dentro di noi e non proiezioni esterne. Detto questo, dato che c’è
di mezzo un bambino, il problema sta nell’ambiente sociale
circostante. Ora come ora non so se adotterei, a meno che non
vivessi in una realtà sociale estremamente all’avanguardia, come
Amsterdam o San Francisco. Ma non lo escludo come possibilità.
“Sei di destra o di sinistra?”
Decisamente di sinistra, con innesti anarchici e ambientalisti.
“Sbaglio se dico che c’è un po’ di Foscolo tra le tue righe?”
Per niente, ce n’è molto. In Diritti cito un verso dal sonetto Alla
sera quasi testualmente, e infatti Foscolo mi attrae per il senso di
rabbia, di dissidio interiore che si porta dietro e a cui non riesce
a dare una risposta “equilibrata”. Lo sento anche vicino perché a
differenza della maggioranza degli intellettuali italiani – che
continuamente si lamentano ma alla fine quasi mai lasciano il paese
– lui se è andato veramente ed è finito come me a Londra. Nonostante
questo Foscolo ha sentito fortissimamente non tanto la sua
italianità, quanto la sua mediterraneità. Ho amato il sonetto A
Zacinto da quando la professoressa di italiano me lo fece imparare a
memoria alle Medie, mi sembra un esempio di nostalgia della
classicità vissuto sulla propria pelle che rimane bruciante e
attuale. Quando mi sono trovato a Zacinto sono anche andato a
visitare la casa natale del poeta. E' stata distrutta da un
terremoto, ma il luogo in cui sorgeva è stato mantenuto sgombro, c'è
giardinetto con una lapide commemorativa . I Greci lo chiamano Ugo u
Foskolou, e lo considerano un poeta ‘greco’, almeno nello spirito.
“Dante o Petrarca?”
Domanda vastissima. Dante spicca per la passione per il mondo e
l’umanità in tutti i loro aspetti, e per la capacità di rendere
tutto ciò linguisticamente. In questo è immenso e può essere
paragonato solo a Shakespeare. Purtroppo l’esempio di Dante è stato
scarsamente seguito nella letteratura italiana, ma questo è un altro
discorso. In Dante mi attrae anche un modo direi titanico di
relazionarsi al mondo, quel continuo desiderio di superare i limiti
della propria umanità. E poi sono cresciuto a Firenze. Ma si ritorna
a Petrarca ogni volta che cerchiamo una rappresentazione emblematica
dei dissidi e delle sconfitte dell’io. Petrarca è un uomo incompleto
che non riesce a superare la sua incompletezza, e questo suo
dibattersi, diversissimo dalla progressione di Dante, lo renderà
sempre attuale al di là di qualsiasi petrarchismo.
“Nella prefazione si richiamano Sereni, Pasolini e… Leopardi: a
chi ti senti più vicino?”
Mi sento vicino a tutti e tre in maniera diversa, e d’altronde
potrei aggiungere molti altri nomi. Ammiro in Sereni la tensione
etica, il suo obbligarsi a confrontarsi con tutti gli aspetti della
modernità senza rimpiangere la “perdita dell’aura”. Il suo tono
antilirico rimane memorabile, così sardonico e tagliente,
vicinissimo alla prosa e al parlato. Mi riconosco nella visceralità
di Pasolini, nel dissidio tra passione e ragione e nel suo continuo
sperimentalismo. Lo considero con Dante il più grande intelletuale
engagé a tutto campo a cui l’Italia ha avuto l’onore di dare i
natali. Ha avuto un coraggio immenso, e da quando è morto siamo
tutti più poveri. Il Leopardi che amo di più è quello metafisico,
quello per intenderci del Canto notturno di un pastore errante. Il
discorso con Leopardi è tutto sommato semplice. Penso sia capitato a
tutti, anche a chi non legge abitualmente poesie, di trovarsi in un
luogo lontano dalla civiltà, magari di notte, guardando le stelle e
il cielo, e di sentirsi minuscoli e insignificanti di fronte
all’immensità dei ritmi dell’universo. In questi momenti ci sorgono
allora spontanee le domande del pastore errante, ovvero Cosa ci
faccio qui? Perché la vita è così breve e dura? Cosa vuol dire tutto
questo? Ecco, sto semplificando enormemente, ma mi pare che in
questa capacità di essere universale nella semplicità ci sia tutta
la grandezza di Leopardi. E poi Leopardi, dileggiando “le magnifiche
sorti e progressive”, è stato anche il primo grande critico delle
illusioni della modernità. In questo ha anticipato di gran lunga
Pasolini.
“Come ti definisci? Gay? Etero? Bisessuale?”
Gay.
“In che modo la tua sessualità influenza la tua poetica, la tua
poesia?”
Non ho nessun dubbio che la mia sessualità influenzi la mia poesia,
ma è impossibile dare una spiegazione unitaria dei vari aspetti di
questa osmosi. Mi interessano il corpo e il sesso, e mi piace
scriverne in maniera diretta chiamando le cose con il loro nome, lo
trovo una sfida. Oltre a questo in quanto gay sono cosciente di far
parte di una minoranza oppressa, e quindi la poesia mi serve anche
come arma in una battaglia contro qualunque integralismo. Gli
integralismi si caratterizzano infatti tutti alla radice per una
brutale repressione del diritto per chiunque di vivere una
sessualità libera (e liberata) che mi è cara. Con tutto questo
voglio anche aggiungere che, secondo una distinzione su cui
insisteva Marguerite Yourcenar, preferirei parlare di sensualità
piuttosto che di sessualità. Gran parte della raccolta celebra una
sensualità mediterranea diffusa nei luoghi, nelle situazioni, negli
incontri, di cui il sesso è una punta particolarmente acuta e
momentanea. Siamo individui erotici anche quando non stiamo facendo
sesso, e questo ho cercato di esprimerlo in High, una poesia che è
tutta eros anche se il coito avviene tra me e il sole del meriggio.”
“È il tuo primo libro? In quanto tempo hai scritta la raccolta?”
Sì, questo è il mio primo libro di poesie, anche se c’era stato un
lungo lavoro sotterraneo negli anni precedenti. L’ho scritto tutto,
a parte una poesia che ho aggiunto in seguito, a Roma nel 2004 nel
corso di una settimana. Una sera ho iniziato a scrivere,
continuavano a uscire fuori cose che mi parevano più valide di tutti
i miei tentativi precedenti, allora mi sono chiuso in casa e non mi
sono fermato sino a quando mi è sembrato di avere concluso.
Ovviamente poi ci sono stati mesi di labor limae, ma si trattava di
cose minime, punteggiatura, scansione dei versi, qualche cambiamento
nella sequenza dei testi, ma per il resto la raccolta era uscita già
fatta.
“Amandoti ti voglio / proteggere più di quanto / da solo possa
fare: è la tua concezion e dell' amore?”
E' una parte molto importante della mia concezione dell' amore.
L'amore può darmi delle sensazioni di forza, quasi di onnipotenza,
illudendomi di essere in grado di prendermi cura di un altro come
idealmente vorrei che lui si prendesse cura di me. Ci sono poi
momenti di maggiore realismo, in cui mi rendo conto che in nessun
modo è possibile essere tutto quello che vorresti essere, e forse
non è neanche giusto. Penso che si tratti di una commistione di
sentimento che accomuna gli amori eterosessuali e quelli
omosessuali; tutti sentiamo che dobbiamo proteggere i nostri amori e
che non sempre siamo in grado di farlo come vorremmo. Con la
differenza però che gli etero hanno tutta una serie di leggi e
istituti a sostenere le loro unioni mentre noi ancora siamo
ostracizzati. I versi che hai citato provengono dal poemetto che ho
scritto in favore del riconoscimento delle coppie di fatto, e che è
sicuramente percorso da un senso di preoccupazione per la
vulnerabilità in cui si trovano le unioni gay quando non siano
legalmente riconosciute. Non c’è dubbio che questo particolare senso
di vulnerabilità un’eterosessuale lo senta meno.
“Sei romantico? Fedele?”
Sono tendenzialmente fedele, per carattere e non perché ne faccia
una questione di principio. E sì, posso essere molto romantico.
“da un lato vergine Diana dall’altro/Apollo con il dardo in
mano.”: in che modo verginità e scatenamento dei sensi, femminile e
maschile, apollineo e dionisiaco si mescolano nel nostro modo
diverso d’amare? E nel tuo in particolare?”
“Mi piacciono uomini complessi, che riescono a racchiudere molto in
sé senza essere imprigionati in stereotipi. Nello stereotipo,
nell’unilateralità, non c’è salute né divertimento. Questo
sicuramente lo sento molto, ma non mi pare un punto di vista
particolarmente gay. L’amore non è amore se non include tutto, se
non è un’esperienza che abbraccia gli opposti. In questo gli amori
eterosessuali e quelli omosessuali sono, o almeno dovrebbero essere,
simili.
“Hai un sito sul web?”
Purtroppo no ma ci voglio lavorare nei prossimi mesi.
“Credi che ci siano differenze sostanziali fra sensibilità
maschile e femminile che si riflettano sulle opere di poeti e
poetesse: credi che ci sia qualcosa che un maschio sappia dire
meglio di una femmina (e viceversa)?”
Credo che ci siano alcune differenze sostanziali tra uomini e donne,
riconducibili ad alcune differenze biologiche basilari. Lo vediamo
anche all’interno della comunità gay, dove non ci dovrebbero essere
aspettative di genere prestabilite e dove comunque gli uomini e le
donne si organizzano e comportano molto diversamente. Ma mi risulta
molto difficile trovare degli esempi nell’arte, nella letteratura e
nel pensiero in cui queste differenze si traducano in delle fratture
insormontabili. L’arte sembra riuscire a trascendere alcune
differenze di genere che nel mondo reale sono meno negoziabili.
Questo non vuol dire che non riconosco una sensibilità maschile o
femminile (o per quello che importa gay o etero) quando la incontro
nell’arte. Hemingway è uno scrittore sicuramente molto etero, direi
molto macho. Ma sarebbe assurdo sostenere che una donna non potrebbe
scrivere delle stesse tematiche altrettanto bene se lo volesse.
Forse sarebbe più difficile, ma di sicuro non impossibile. Ne
abbiamo avuto uno splendido esempio di recente con Brockeback
Mountain di Annie Proulx, una donna che è entrata ed è riuscita a
renderci perfettamente un mondo tutto al maschile.
Ecco qua: tutto finito: l’intervista scivola via tra le tante pagine
delle mail sul web. E io non so nemmeno che faccia abbia Luca
Baldoni. Peccato. Non sono sicuro se lo vedrò mai.
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