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a cura di Fabio Casadei Turroni
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"Cuori smascherati" a cura di G. Polastri

9 Ottobre 2006
 

Qualche domanda al ‘vulcanico’ curatore di Cuori Smascherati, antologia lgbt poetico-visiva. Ho messo ‘vulcanico’ fra virgolette non perché Gianluca Polastri abbia le orecchie a punta e si faccia chiamare Mister Spok, ma perché… seguitemi!
 
Quanti anni hai? Come ti definisci? Gay? Etero? Bisex?
“Ho 34 anni e sono gay.”
 
Ti senti più pittore o più poeta?
“Sento di avere una gran voglia di comunicare tutto ciò che provo o scopro anche casualmente. Per me, quindi, non è importante il mezzo che uso, ma il risultato che ottengo. Se proprio dovessi dare un nome a ciò che faccio, mi definirei un ‘animatore culturale’. Mi piace coinvolgere la gente nel meraviglioso rito dell’arte e poco importa che sia io stesso a creare o sia qualcun’altro a cui ho dato solo la spinta. C’è qualcosa d’infinitamente intenso e appagante nello scambio di emozioni fra amanti dell’arte, tanto che siano parte attiva o spettatori.”
 
Torino è una città colma di possibilità per un pittore: che cos’è il movimento Vulcanista?
“È vero, Torino s’è proposta negli ultimi anni come una delle città più orientate all’arte. Le Luci d’Artista con Pistoletto, Paolini, De Maria, Casorati e Luzzati, ma anche le rotonde stradali con l’Igloo fontana di Merz e la Triade di Pomodoro, hanno cambiato il modo di vivere le creazioni artistiche. È stato, inoltre, recentemente inaugurato il Parco d’Arte Vivente di Gilardi. Spazi per gli artisti ce ne sono molti e anche il nostro movimento ha potuto sfruttare alcune interessanti opportunità. Il movimento Vulcanista è nato nel 2000 e ha riunito alcuni

 artisti decisi a utilizzare il computer, per poter fare un’arte che non fosse destinata solo agli addetti ai lavori, ma che recuperasse anche un ruolo di reale interazione sociale. Il fine era quello di riavvicinare alle opere creative la gente terrorizzata dalle evoluzioni concettuali e poveriste degli ultimi decenni. La nostra società, infatti, ha permesso sempre di più all’artista di potersi celare dietro criptici vagheggiamenti, in nome di concetti superiori e messaggi ermetici. La vera novità è stata quella di utilizzare il computer non per tesserne una lode, come avrebbe fatto una poetica più schiettamente futurista, ma per ottenere nuove soluzioni estetiche, riutilizzando tutto ciò che c’era di buono nelle sperimentazioni precedenti. D’altra parte, prima o poi, qualcuno deve consolidare i risultati raggiunti dalle avanguardie, altrimenti le sperimentazioni diventerebbero un fatto di moda. Per rendere gli elaborati più comprensibili a tutti, abbiamo recuperato l’arte figurativa che, se si esclude la parentesi della transavanguardia, era stata relegata a una forma del passato e l’abbiamo rielaborata secondo canoni attuali, cogliendo i necessari suggerimenti anche dalla pop-art. Abbiamo inoltre guardato con attenzione a ciò che era accaduto in quel periodo che, con un termine brutalmente onnicomprensivo, viene indicato come Liberty. Abbiamo dato, dunque, spazio anche all’arte applicata. Per noi era fondamentale che si giungesse a un confronto diretto con il pubblico, anche quello meno preparato, e in qualche modo ci siamo riusciti.”
 
Spiegati meglio per favore, che intendi per ‘arte’?
“Un’opera può essere definita “d’arte” solo quando qualcuno ne tragga una sensazione, un minimo significato che provochi un pensiero. Senza il pubblico l’elaborato artistico resta un oggetto inanimato. Per me l’arte è un mezzo non un fine. L’idea di un artista che forgia in un oggetto la sua idea, oltre alla riflessione sugli archetipi nell’arte, ci ha fatto pensare immediatamente alla figura di Vulcano, da cui deriva il nome il movimento. Sono, dunque, scaturite opere nate dall’aerografo digitale, acquerelli rielaborati con filtri, illustrazioni tridimensionali. Mi è spiaciuto non poter conoscere prima Mario Saroldi, autore presente in Cuori smascherati, perché sarebbe stato molto interessante lavorare anche sul video digitale. Le sue animazioni in 3D sono state presentate qualche mese fa al Festival di Giffoni.”
 
Esistono anche poeti ‘vulcanisti’?
“I primi esperimenti di arte Vulcanista hanno riguardato proprio la poesia. Nel 1998 è uscito Orme nell’acqua, un libro che ho scritto in pochi mesi, tirando fuori dal cassetto molti versi scritti negli anni precedenti. Si trattava fondamentalmente di un’opera simbolista, ma che qualcuno ha voluto definire mitofuturista. Nel 1995 era nato a Milano il movimento mitomodernista ed era nota la mia grande stima per Giuseppe Conte. (Un libro che, tra l’altro, oggi sto in parte riscrivendo, perché mi sono reso conto che se gli avessi concesso qualche settimana in più, forse alcuni versi avrebbero avuto più mordente.) Il computer mi aveva permesso di poter ripartire dai Calligrammi di Apollimaire per giungere a nuovi esiti e alla possibilità di far rivivere il potere evocativo del ‘mito’ nella contemporaneità. Quel libro mi ha dato l’opportunità di conoscere molti degli artisti che hanno collaborato successivamente con i Vulcanisti. Fra questi anche Andrea Varca, Mario Moisio, Alessandro Pola e Nicola Di Nardo, che mi hanno poi seguito in Cuori smascherati.
Oggi le loro poesie vanno per altre strade, ma è stata un’esperienza molto importante. Mario Moisio, per esempio, prima di abbracciare la poetica montaliana, aveva scritto versi a forma di lanterna, appoggiati a una palma, o, ancora, schiacciati fra due navi. Per chi fosse interessato a saperne di più, a breve dovrebbe essere di nuovo disponibile il sito che conteneva le principali opere del movimento Vulcanista. Anche perché il catalogo Vulcanista Alexandros è ormai introvabile e la presenza di numerose foto a colori non ci permette nel breve periodo, per i costi piuttosto elevati, di mandarne in stampa una seconda edizione.”
 
Quale criterio t’ha guidato nella scelta dei testi e degli autori?
“Come è emerso in una conversazione di qualche mese fa con Gian Piero Bona, non è possibile inserire un poeta o una poetessa in un’antologia gay e lesbica, solo perché questo si dichiari omosessuale. Il fatto che gli autori fossero visibili o almeno non temessero il giudizio sociale, per me era imprescindibile. Il rischio di una poesia scritta da una persona egodistonica è quello di presentare al lettore una variabile impazzita della coscienza omosessuale e di dare l’idea che nell’essere gay o lesbica ci sia qualcosa di colpevole, di sbagliato. Evidentemente il lavoro che mi sono accinto a realizzare, per celebrare i cento anni dalla nascita di Sandro Penna, voleva anche essere un modo per mettere in luce un mondo di sentimenti e passioni, che una società ottusa vuole ridurre sempre e solo a una sessualità corrotta e perversa. Essere gay o lesbica, però, non è sufficiente per essere un buon poeta omosessuale. Si può essere certi del proprio orientamento e al contempo annotare ossessivamente le sensazioni più banali e logore che passino casualmente per la testa. Ho selezionato autori che mostrassero una cifra stilistica chiara. Persone che avessero provato a elaborare un proprio linguaggio riconoscibile. Nella poesia, come nella pittura, è fondamentale ciò che scrivi, ma è altrettanto importante come lo scrivi. Per qualche nome devo ringraziare anche Francesco Gnerre, che mi ha segnalato autori, d’indubbio talento, che avevano appena pubblicato una nuova raccolta e gliel’avevano spedita. Una volta selezionati gli autori, per la scelta delle singole poesie il lavoro è stato più facile. Mi sono basato su tre criteri: musicalità del verso, sincerità e originalità. Una poesia per essere bella deve essere anche leggibile e musicale. È poi importante che non dia l’impressione di essere “scritta a tavolino”.
Per quanto riguarda l’originalità è chiaro che si tratta del criterio più soggettivo, ma credo sia proprio questa la fase in cui debba entrare in gioco il gusto del curatore. In generale, a distanza di tempo, posso affermare di essere soddisfatto delle scelte compiute. Anzi con alcuni degli autori ho già in progetto nuove iniziative.”
 
C’è qualche elemento stilistico in comune, tra i giovani poeti LGBT che hai raccolto?
“Daniele Cenci ha definito Cuori smascherati un’antologia di poesia neoromantica e in fondo, fatto qualche distinguo, ha colto pienamente nel segno. Oggi i gay e le lesbiche sono in grado di esprimere una passione che è sempre più rara fra le coppie eterosessuali e questo perché i primi devono ancora combattere per poter realizzare il proprio sogno d’amore, mentre i secondi vivono il più nobile dei sentimenti come se lo stare in coppia fosse una situazione scontata. Chi fra i gay e le lesbiche si lascia coinvolgere realmente da una storia, lo fa sempre mettendoci dentro tutto ciò che ha. Gli etero, invece, dopo il primo infervoramento adolescenziale, pesano molto di più le questioni economiche, la posizione sociale del partner, quanto potrà durare il rapporto. Lasciano sicuramente un po’ meno spazio alla spontaneità. Non voglio essere pessimista, ma sarà quello che succederà anche alle prossime generazioni omosessuali, quando il matrimonio non sarà più una conquista, ma una certezza. Dagli haiku del giovanissimo Daniele Bonnes alle poesie di Sabina Pollet, tutto è amore. Così come per il poemetto di Luca Baldoni che, per quanto sia di matrice più spiccatamente politica, affronta il senso dell’amore e il significato che possa assumere oggi la lotta per ottenere il riconoscimento del matrimonio gay. Anche quando la poesia diventa più erotica, come in Gandolfo Cascio, Emanuele Maspoli o Paolo Cecchini, l’invadente senso d’attrazione non cede mai il passo alla pura carnalità. Questo neoromanticismo, decisamente più vicino nelle intenzione al preromanticismo che al romanticismo maturo, ha sicuramente condizionato lo stile di molti degli autori. In Cuori smascherati il verso è pressoché sempre libero. Raramente s’incontrano figure retoriche particolarmente complesse. Vi è solo un ampio uso della metafora, per esempio in Dario Gianese, in perfetta linea con questa visione quasi onirica di un amore passionale e sfuggente. In generale si tratta di composizioni brevi come un sospiro e solo talvolta ci sono delle riflessioni più palesemente razionali. La ricerca di termini rari o preziosi è lasciata a pochi “cultori della parola” come Paola Novaria, Paolo Epis e Davide Sanson, a cui ho riservato un capitolo specifico intitolato Fra le note di Orfeo. Nonostante il buon livello letterario di gran parte dei lavori è necessario non perdere di vista come ciò che conta di più in questi versi è la capacità degli autori di far rivivere, nella sua assoluta normalità, il sentimento d’amore omosessuale.”
 
Prossime pubblicazioni?
“Ci sarà una breve raccolta di poesie, scritte in Catalogna, che uscirà quasi certamente il prossimo inverno, all’interno di un progetto più ampio che coinvolgerà anche Andrea Aste come pittore. Nello stesso periodo, vedrà la luce anche una selezione dei miei lavori precedenti. Il lavoro più importante, però, verrà pubblicato in primavera e sarà un romanzo. Purtroppo non posso dire ancora nulla perché è troppo presto, ma posso anticipare che ci sarà anche una storia d’amore omosessuale. In ogni lavoro che affronto, anche quando non è così specifico come Cuori smascherati, cerco di non dimenticare mai di dare un contributo a favore della piena accettazione dei gay. Credo che sia un dovere, ora che la battaglia per i diritti sta per raggiungere il suo apice . Nel frattempo mi sto occupando di una collana di poesia edita dalla Fondazione Sandro Penna. Al momento, a causa delle presentazioni di Cuori smascherati, non c’è ancora stato un vero e proprio lancio dei primi quaderni poetici. Proprio in queste settimane, però, abbiamo cominciato a far conoscere il primo lavoro che è Vado vagando di Vittorio Simonini, con un inserto artistico di Francesco D’Agosto. Come vedi non riesco mai a separare la poesia dalla pittura.”
 
Hai un sito, per chi ti voglia conoscere meglio?
“Il sito è in preparazione e dovrebbe essere pronto per metà settembre. L’indirizzo con tutta probabilità sarà www.gianlucapolastri.it
 
Ecco qua: non ve l’avevo detto che era ‘vulcanico’?
 


" Cuori smascherati " a cura di G. Polastri - Ananke edizioni - Euro 15,00.


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