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artisti decisi a utilizzare il computer, per poter fare
un’arte che non fosse destinata solo agli addetti ai lavori, ma che
recuperasse anche un ruolo di reale interazione sociale. Il fine era
quello di riavvicinare alle opere creative la gente terrorizzata
dalle evoluzioni concettuali e poveriste degli ultimi decenni. La
nostra società, infatti, ha permesso sempre di più all’artista di
potersi celare dietro criptici vagheggiamenti, in nome di concetti
superiori e messaggi ermetici. La vera novità è stata quella di
utilizzare il computer non per tesserne una lode, come avrebbe fatto
una poetica più schiettamente futurista, ma per ottenere nuove
soluzioni estetiche, riutilizzando tutto ciò che c’era di buono
nelle sperimentazioni precedenti. D’altra parte, prima o poi,
qualcuno deve consolidare i risultati raggiunti dalle avanguardie,
altrimenti le sperimentazioni diventerebbero un fatto di moda. Per
rendere gli elaborati più comprensibili a tutti, abbiamo recuperato
l’arte figurativa che, se si esclude la parentesi della
transavanguardia, era stata relegata a una forma del passato e
l’abbiamo rielaborata secondo canoni attuali, cogliendo i necessari
suggerimenti anche dalla pop-art. Abbiamo inoltre guardato con
attenzione a ciò che era accaduto in quel periodo che, con un
termine brutalmente onnicomprensivo, viene indicato come Liberty.
Abbiamo dato, dunque, spazio anche all’arte applicata. Per noi era
fondamentale che si giungesse a un confronto diretto con il
pubblico, anche quello meno preparato, e in qualche modo ci siamo
riusciti.”
Spiegati meglio per favore, che intendi per ‘arte’?
“Un’opera può essere definita “d’arte” solo quando qualcuno ne
tragga una sensazione, un minimo significato che provochi un
pensiero. Senza il pubblico l’elaborato artistico resta un oggetto
inanimato. Per me l’arte è un mezzo non un fine. L’idea di un
artista che forgia in un oggetto la sua idea, oltre alla riflessione
sugli archetipi nell’arte, ci ha fatto pensare immediatamente alla
figura di Vulcano, da cui deriva il nome il movimento. Sono, dunque,
scaturite opere nate dall’aerografo digitale, acquerelli rielaborati
con filtri, illustrazioni tridimensionali. Mi è spiaciuto non poter
conoscere prima Mario Saroldi, autore presente in Cuori smascherati,
perché sarebbe stato molto interessante lavorare anche sul video
digitale. Le sue animazioni in 3D sono state presentate qualche mese
fa al Festival di Giffoni.”
Esistono anche poeti ‘vulcanisti’?
“I primi esperimenti di arte Vulcanista hanno riguardato proprio la
poesia. Nel 1998 è uscito Orme nell’acqua, un libro che ho scritto
in pochi mesi, tirando fuori dal cassetto molti versi scritti negli
anni precedenti. Si trattava fondamentalmente di un’opera
simbolista, ma che qualcuno ha voluto definire mitofuturista. Nel
1995 era nato a Milano il movimento mitomodernista ed era nota la
mia grande stima per Giuseppe Conte. (Un libro che, tra l’altro,
oggi sto in parte riscrivendo, perché mi sono reso conto che se gli
avessi concesso qualche settimana in più, forse alcuni versi
avrebbero avuto più mordente.) Il computer mi aveva permesso di
poter ripartire dai Calligrammi di Apollimaire per giungere a nuovi
esiti e alla possibilità di far rivivere il potere evocativo del
‘mito’ nella contemporaneità. Quel libro mi ha dato l’opportunità di
conoscere molti degli artisti che hanno collaborato successivamente
con i Vulcanisti. Fra questi anche Andrea Varca, Mario Moisio,
Alessandro Pola e Nicola Di Nardo, che mi hanno poi seguito in Cuori
smascherati.
Oggi le loro poesie vanno per altre strade, ma è stata un’esperienza
molto importante. Mario Moisio, per esempio, prima di abbracciare la
poetica montaliana, aveva scritto versi a forma di lanterna,
appoggiati a una palma, o, ancora, schiacciati fra due navi. Per chi
fosse interessato a saperne di più, a breve dovrebbe essere di nuovo
disponibile il sito che conteneva le principali opere del movimento
Vulcanista. Anche perché il catalogo Vulcanista Alexandros è ormai
introvabile e la presenza di numerose foto a colori non ci permette
nel breve periodo, per i costi piuttosto elevati, di mandarne in
stampa una seconda edizione.”
Quale criterio t’ha guidato nella scelta dei testi e degli
autori?
“Come è emerso in una conversazione di qualche mese fa con Gian
Piero Bona, non è possibile inserire un poeta o una poetessa in
un’antologia gay e lesbica, solo perché questo si dichiari
omosessuale. Il fatto che gli autori fossero visibili o almeno non
temessero il giudizio sociale, per me era imprescindibile. Il
rischio di una poesia scritta da una persona egodistonica è quello
di presentare al lettore una variabile impazzita della coscienza
omosessuale e di dare l’idea che nell’essere gay o lesbica ci sia
qualcosa di colpevole, di sbagliato. Evidentemente il lavoro che mi
sono accinto a realizzare, per celebrare i cento anni dalla nascita
di Sandro Penna, voleva anche essere un modo per mettere in luce un
mondo di sentimenti e passioni, che una società ottusa vuole ridurre
sempre e solo a una sessualità corrotta e perversa. Essere gay o
lesbica, però, non è sufficiente per essere un buon poeta
omosessuale. Si può essere certi del proprio orientamento e al
contempo annotare ossessivamente le sensazioni più banali e logore
che passino casualmente per la testa. Ho selezionato autori che
mostrassero una cifra stilistica chiara. Persone che avessero
provato a elaborare un proprio linguaggio riconoscibile. Nella
poesia, come nella pittura, è fondamentale ciò che scrivi, ma è
altrettanto importante come lo scrivi. Per qualche nome devo
ringraziare anche Francesco Gnerre, che mi ha segnalato autori,
d’indubbio talento, che avevano appena pubblicato una nuova raccolta
e gliel’avevano spedita. Una volta selezionati gli autori, per la
scelta delle singole poesie il lavoro è stato più facile. Mi sono
basato su tre criteri: musicalità del verso, sincerità e
originalità. Una poesia per essere bella deve essere anche leggibile
e musicale. È poi importante che non dia l’impressione di essere
“scritta a tavolino”.
Per quanto riguarda l’originalità è chiaro che si tratta del
criterio più soggettivo, ma credo sia proprio questa la fase in cui
debba entrare in gioco il gusto del curatore. In generale, a
distanza di tempo, posso affermare di essere soddisfatto delle
scelte compiute. Anzi con alcuni degli autori ho già in progetto
nuove iniziative.”
C’è qualche elemento stilistico in comune, tra i giovani poeti
LGBT che hai raccolto?
“Daniele Cenci ha definito Cuori smascherati un’antologia di poesia
neoromantica e in fondo, fatto qualche distinguo, ha colto
pienamente nel segno. Oggi i gay e le lesbiche sono in grado di
esprimere una passione che è sempre più rara fra le coppie
eterosessuali e questo perché i primi devono ancora combattere per
poter realizzare il proprio sogno d’amore, mentre i secondi vivono
il più nobile dei sentimenti come se lo stare in coppia fosse una
situazione scontata. Chi fra i gay e le lesbiche si lascia
coinvolgere realmente da una storia, lo fa sempre mettendoci dentro
tutto ciò che ha. Gli etero, invece, dopo il primo infervoramento
adolescenziale, pesano molto di più le questioni economiche, la
posizione sociale del partner, quanto potrà durare il rapporto.
Lasciano sicuramente un po’ meno spazio alla spontaneità. Non voglio
essere pessimista, ma sarà quello che succederà anche alle prossime
generazioni omosessuali, quando il matrimonio non sarà più una
conquista, ma una certezza. Dagli haiku del giovanissimo Daniele
Bonnes alle poesie di Sabina Pollet, tutto è amore. Così come per il
poemetto di Luca Baldoni che, per quanto sia di matrice più
spiccatamente politica, affronta il senso dell’amore e il
significato che possa assumere oggi la lotta per ottenere il
riconoscimento del matrimonio gay. Anche quando la poesia diventa
più erotica, come in Gandolfo Cascio, Emanuele Maspoli o Paolo
Cecchini, l’invadente senso d’attrazione non cede mai il passo alla
pura carnalità. Questo neoromanticismo, decisamente più vicino nelle
intenzione al preromanticismo che al romanticismo maturo, ha
sicuramente condizionato lo stile di molti degli autori. In Cuori
smascherati il verso è pressoché sempre libero. Raramente
s’incontrano figure retoriche particolarmente complesse. Vi è solo
un ampio uso della metafora, per esempio in Dario Gianese, in
perfetta linea con questa visione quasi onirica di un amore
passionale e sfuggente. In generale si tratta di composizioni brevi
come un sospiro e solo talvolta ci sono delle riflessioni più
palesemente razionali. La ricerca di termini rari o preziosi è
lasciata a pochi “cultori della parola” come Paola Novaria, Paolo
Epis e Davide Sanson, a cui ho riservato un capitolo specifico
intitolato Fra le note di Orfeo. Nonostante il buon livello
letterario di gran parte dei lavori è necessario non perdere di
vista come ciò che conta di più in questi versi è la capacità degli
autori di far rivivere, nella sua assoluta normalità, il sentimento
d’amore omosessuale.”
Prossime pubblicazioni?
“Ci sarà una breve raccolta di poesie, scritte in Catalogna, che
uscirà quasi certamente il prossimo inverno, all’interno di un
progetto più ampio che coinvolgerà anche Andrea Aste come pittore.
Nello stesso periodo, vedrà la luce anche una selezione dei miei
lavori precedenti. Il lavoro più importante, però, verrà pubblicato
in primavera e sarà un romanzo. Purtroppo non posso dire ancora
nulla perché è troppo presto, ma posso anticipare che ci sarà anche
una storia d’amore omosessuale. In ogni lavoro che affronto, anche
quando non è così specifico come Cuori smascherati, cerco di non
dimenticare mai di dare un contributo a favore della piena
accettazione dei gay. Credo che sia un dovere, ora che la battaglia
per i diritti sta per raggiungere il suo apice . Nel frattempo mi
sto occupando di una collana di poesia edita dalla Fondazione Sandro
Penna. Al momento, a causa delle presentazioni di Cuori smascherati,
non c’è ancora stato un vero e proprio lancio dei primi quaderni
poetici. Proprio in queste settimane, però, abbiamo cominciato a far
conoscere il primo lavoro che è Vado vagando di Vittorio Simonini,
con un inserto artistico di Francesco D’Agosto. Come vedi non riesco
mai a separare la poesia dalla pittura.”
Hai un sito, per chi ti voglia conoscere meglio?
“Il sito è in preparazione e dovrebbe essere pronto per metà
settembre. L’indirizzo con tutta probabilità sarà
www.gianlucapolastri.it”
Ecco qua: non ve l’avevo detto che era ‘vulcanico’?
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