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“Caro Fabio,
Vorrei premettere una cosa. Le Sue domande mi hanno spiazzato non
poco,
perché credo che partano dal presupposto che io sia gay. Invece io
sono
etero e sposato. Questo influenza alcune mie risposte che, come
comprenderà,
non possono essere particolarmente significative per quanto riguarda
la mia
esperienza personale di relazione tra identità e società.
Faccio parte della maggioranza, di quelli che hanno avuto la vita
più
facile, almeno in questo campo. Ma forse proprio per tale motivo mi
sono
voluto imbarcare in questa avventura, che non è solo letteraria ma è
anche
di ricerca e scoperta umana. Mi sono reso conto che era impossibile
ignorare
una parte della società che, piaccia o no, esiste, e va conosciuta.
Allora,
per sforzarmi di capire ho fatto la cosa assieme più ovvia ma anche
più
difficile: ho provato ad immedesimarmi, a mettermi nelle scarpe di
qualcun
altro, e siccome non mi piacciono le cose semplici, ho cercato di
entrare
nella vita di chi mi era più lontano: un gruppo di ragazze lesbiche.
Non c’è nulla di morboso in questo, come spero che si evinca dal
libro: c’è
solamente il desiderio di esplorare un’anima diversa, un universo
parallelo
di cui avevo a disposizione solamente descrizioni provenienti da
stereotipi
di quarta categoria. Io credo che la comunicazione sia essenziale
per la reciproca maturazione,
quindi ho cercato di avviare un canale di comunicazione tra due
mondi che
non si sono quasi mai parlati, e anche per questo si sono odiati o
al
massimo mal sopportati: io credo, invece, che sia il momento di
iniziare a
conoscerci veramente. Questo, in linea di massima, è il motivo che
mi ha spinto a scrivere il
libro.
Ecco le mie risposte.
Saluti,
E.G.Versino
”Quanti anni hai?”
“Ho 42 anni.”
“Come ti definisci? Etero, lesbica, bisessuale, omosessuale…”
“Credo che la natura abbia provveduto lei stessa a definirmi: sono
eterosessuale. Non vorrei apparire polemico, ma sono profondamente
convinto che non si possa decidere ‘a tavolino’ la propria identità,
ma sia fondamentale scoprirla fino in fondo, sia nei suoi elementi
innati che in quelli acquisiti, anche perché talvolta quelli
acquisiti finiscono per essere prevalenti e anche distorsivi e
questo bisogna capirlo prima che si può.”
“Credi nell’importanza del coming out? Tu l’hai fatto? Lo
consigli ai più giovani?”
“In quanto etero, non ho ovviamente avuto bisogno di alcun coming
out, comunque credo che parlare di se stessi sia una cosa giusta in
ogni caso, quindi credo che sia fondamentale farlo. Poi, ascoltare
cosa vive veramente un adolescente omosessuale farebbe bene a molta
gente.”
“Di che parte politica sei? Destra, sinistra… la tua sessualità
influisce sulle tue preferenze elettorali?”
“Ahi… qui c’è un altro punto dolente. Nel senso che non solo sono
eterosessuale, ma sono anche cattolico convinto. Cioè, non mi
riconosco genericamente in un’area di centro, ma ci credo proprio.
Questo essere credente è per me anche un atto politico, nel senso
che non coinvolge solamente le mie scelte personali di vita, ma
anche la mia visione del mondo, della società. Ti sembrerà
impossibile, ma proprio questo essere profondamente credente mi ha
spinto a voler capire la diversità. Ho imparato che in tutta la
storia della Chiesa ci sono stati momenti in cui ci si è scontrati
con la diversità e la Chiesa nel suo complesso alla fine è sempre
stata in grado di comprenderla, senza però perdere alcuna parte del
messaggio evangelico. So che c’è spazio per una comprensione
reciproca, non costruita attraverso compromessi culturali, ma
attraverso la coscienza che siamo tutti figli dello stesso Padre,
dotati degli stessi diritti e chiamati al rispetto degli stessi
doveri. Se si è d’accordo su questo principio non esistono
incompatibilità. Si capisce che la Chiesa non usa due pesi e due
misure se si ricorda di ciò che è richiesto ai credenti
eterosessuali e che molti di loro non rispettano minimamente, per
cui sembra che certe cose siano addossate “ad hoc” al mondo
omosessuale. Elettoralmente, è spesso difficile riconoscere chi è
cattolico di chi finge di esserlo per opportunità, quindi navigo a
vista. Sicuramente non mi piace l’equazione ‘Sei gay? Allora sei di
sinistra’: le scelte politiche riguardano l’approccio globale al
mondo, non l’atteggiamento che gli altri hanno verso una
situazione.”
“Credi nell’importanza dell’impegno politico, nella letteratura?”
“La letteratura è comunicazione di idee, quindi è profondamente
politica perché in qualche maniera coinvolge sempre problemi che
riguardano la collettività, la polis. Credo che però si debba
premettere che troppo spesso si attribuiscono agli scrittori le idee
espresse dai personaggi dei loro libri. Secondo me l’abilità di uno
scrittore è affine a quella di un attore capace di interpretare
ruoli diversissimi, rendendoli tutti credibili. Come scrittore sono
bravo nella misura in cui riesco a descrivere realisticamente ciò
che è diverso, distante da me. È politica anche la scelta dei temi
da trattare. Il mio ideale è creare libri come fotografie fatte di
parole, per far emergere situazioni sulle quali la collettività
dovrà riflettere. Secondo me uno scrittore di romanzi deve porre
problemi, non dare soluzioni.”
“Amami! è il tuo primo libro?”
“È il mio primo romanzo lungo. Ho al mio attivo diversi racconti e
molti articoli per riviste di vario genere.”
“Quanto hai impiegato per scriverlo?”
“La stesura di massima è durata cinque mesi. Ho impiegato un altro
mese a rifinirlo, poi ho raccolto tutto il mio coraggio e l’ho
presentato all’editore.”
“Che lavoro svolgi? Dove vivi?”
“Sono un informatico. Mi occupo di progettazione e amministrazione
di grosse reti di computer, il che è uno dei lavori più aridi del
mondo perché richiede di passare moltissime ore in sale server piene
di schermi, ronzii di ventole e condizionatori, programmi che si
ostinano a non funzionare a dovere ed utenti che fanno le richieste
più strane. Scrivere è stata anche una reazione. Vivo a Torino, e
non riuscirei a vivere altrove. Noi torinesi siamo strani, abbiamo
modi non verbali di comunicare che per noi sono fondamentali e
altrove sarebbero incomprensibili. In altre città mi sentirei
spiazzato.”
“Il romanzo è ambientato a Torino. Ti piace la tua città? È
facile essere lgbt a Torino? Frequenti i locali lgbt?”
“Torino mi piace moltissimo, soprattutto perché so di esserne un
figlio nel carattere, nel modo di concepire la vita. Per quanto
riguarda la seconda parte della domanda… non saprei, ma credo che
non ci siano molte differenze con altri luoghi. I locali LGBT non li
frequento, ma se qualcuno mi chiedesse di presentare il libro, ci
andrei volentieri.”
“Quali sono i caratteri tipici dei torinesi lgbt?”
“Non lo so, e questo mi dispiace soprattutto perché ho presentato il
libro in molte parti d’Italia ma a Torino non si è fatto nulla,
quindi non ho avuto possibilità di verificare se esistono
peculiarità. In generale, sapendo come siamo, direi che anche loro
sono “severi, rigorosi e inflessibili”: sabaudi, insomma, o almeno
io li immagino così.”
“Quali sono i tuoi modelli letterari?”
“Io leggo moltissimo, quindi ho avuto tanti maestri. Ho amato
moltissimo Guareschi per la sua capacità di descrivere un sentimento
con due parole, Isabel Allende per la capacità descrittiva,
fotografica, essenziale, Banana Yoshimoto per la cruda essenzialità
dei dialoghi, e mi riferisco soprattutto a quel terribile capolavoro
che è “N.P.”, Asimov per la capacità di sviluppare una storia su
molti piani, intersecando scienza, filosofia, sociologia in un
contesto narrativo affine al giallo. Poi mi piacciono Sepulveda, il
primo Brizzi, e molti altri. Tutta gente molto brava, insomma. Li
invidio moltissimo.”
“Il romanzo è stato modificato, in sede d’editing?”
“No, l’editore non mi ha chiesto alcun cambiamento significativo. Ho
fatto io qualche limatura, ma nulla è stato toccato da altri.”
“Il romanzo sembra proprio scritto da una donna. Hai faticato ad
immedesimarti nella psicologia femminile, e lesbica? Hai amiche
lesbiche?”
“Non ho fatto particolare fatica, soprattutto perché ho molte
amiche, anche se la maggioranza di loro é etero. Sicuramente non ho
scritto prima di aver “studiato” i loro caratteri: tutto sommato
alcune mie conoscenze possono trovare qualcosa di loro stesse nei
personaggi del libro. In realtà credo che nella vicenda di ‘Amami!’
il tema principale non sia tanto l’omosessualità, che pure è il
fattore scatenante di ogni evento narrato, ma il rapporto tra la
emarginazione e solidarietà, e questa è una situazione che è
comprensibile a tutti. Ho cercato di descrivere delle donne che si
trovano alle prese con situazioni difficili: etero o lesbiche che
siano l’approccio non cambia molto, e la risposta è spesso
coraggiosa e piena di dignità. In questo mi ha aiutato vivere in una
famiglia con moltissime donne, tutte splendide.”
“Credi che i computer, l’informatica, possano aiutare lo
scrittore nell’atto creativo? Ti piace navigare su siti o portali
lgbt? Il web è stato importante per te, nella scoperta della tua
diversità?”
“Per me è stato indispensabile l’uso del PC perché il libro non è
nato grazie ad una stesura ordinata, ma grazie all’assemblaggio di
quadri, di scene che mi venivano progressivamente in mente. Avevo
un’idea generale della storia, da dove sarei partito e dove sarei
arrivato, ma non avevo altro. Il libro è nato da una vera e propria
relazione con i personaggi che, dopo essere stati definiti si sono
mossi quasi autonomamente nella storia, generandola loro stessi.
Spesso mi sono chiesto come avrebbe reagito un personaggio ad una
situazione e poi ‘l’ho lasciato agire’ nel contesto che avevo
creato. Senza il PC non mi sarei potuto orientare. Navigo in siti
LGBT, anche se, come ti ho detto prima, essendo eterosessuale non ho
avuto bisogno di questi punti di contatto per la mia storia
personale. In generale credo che possano essere un’arma a doppio
taglio, perché oltre che offrire comunicazione, dialogo ed
informazioni talvolta rischiano di incanalare le persone in
stereotipi culturali più che aiutarle ad analizzare la propria
interiorità. Secondo me nulla può sostituire il rapporto personale
con qualcuno di cui ti fidi.”
“Sei credente? Credi che sia possibile essere cattolici e lgbt?”
“Lo ribadisco, nella Chiesa c’è posto per tutti. Stessi diritti,
stessi doveri, stesso Padre. Il problema è che molti pensano che i
cattolici debbano essere tutti omologati ad un unico modello, ma non
è mai stato così. Se si conosce un poco la storia della Chiesa si
capisce che c’è sempre stato posto per caratteri e sensibilità
diversissime: l’unica condizione veramente vincolante è quella di
non farsi sconti. Un grosso passo avanti sarebbe capire che per la
Chiesa Cattolica non esiste l’idea di un rifiuto istituzionale della
diversità della persona, e basta leggere il catechismo per capirlo.
Anche qui è un problema di comunicazione: spesso le cose vengono
dette in un modo tale per cui i veri destinatari non sono in grado
di capirle, e questa è una responsabilità di chi parla, non di chi
ascolta. È invece necessario che ciascuno possa toccare con mano che
se a qualche cosa bisogna rinunciare, molto, moltissimo si può anche
ricevere. Il centuplo, più o meno. La linea, in generale, è questa.
Poi, l’atteggiamento dei singoli può essere anche discutibile.”
“Altri progetti letterari?”
“Si, sto scrivendo un nuovo romanzo, sempre ambientato a Torino. Poi
vorrei provare a fare una storia per un fumetto. Vedremo.”
Ecco tutto: ecco cosa avevo dato per scontato: vi pare poco? Mah!
Chissà perché E.G.Versino non ci ha spedite foto del suo viso. Voi
che ne dite? Forse ho troppa fantasia, ma… voi… leggete Amami! tutto
d’un fiato, come ho fatto io… e poi mi direte se avevo ragione o
torto, a dare tutto per… scontato!
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