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Il mio rapporto con la scrittura è
stato alimentato da una mole non trascurabile d’articoli e saggi.
Vivo nel cuore di Firenze, ed ho organizzato numerose mostre
come pittore; ma da alcuni anni penso, congetturo, disegno, dei
multipli. Dunque arte applicata. In questo momento ho sul tavolo il
progetto di una serie di oggetti dedicata ad un pubblico gay. Spero che qualcuno li metta in produzione!
Utilizzi lo schema della biografia
romanzata: hai modelli di riferimento?
La letteratura fa parte di
un’Estetica del Miracoloso: un ambito in cui ci si può risvegliare
nel corpo dell’insetto descritto da Franz Kafka nella Metamorfosi.
Ma è anche un campo largamente biografico: pare che il padre di
Kafka apostrofasse il figlio nei termini di “immondo scarafaggio”.
Tracce di biografia appaiono giocoforza in ogni scrittura. Un testo
sublime come Archivi del Nord di Marguerite Yourcenar è una
biografia, magistralmente romanzata, della propria famiglia. Ogni
romanzo di Edmund White rappresenta una fetta di vita vissuta
prima che romanzata. Lo stesso White è anche autore di un imponente
saggio sul più autobiografico (e geniale) autore del Novecento, Jean
Genet, la cui scrittura scava nei recessi dei numerosi
passaggi fra riformatori e galere: pugni nello stomaco in forma
scritta, pagine dove il tradimento, la rivolta, l’omosessualità ne
rappresentano il costante orizzonte. Di recente ho letto un romanzo
di un giovanissimo scrittore marocchino, L’esercito della
salvezza di Abdellah Taïa,
dove vi si
narrano le vicissitudini - sparse fra il Marocco e la Svizzera romanza - di un
adolescente arabo che si scopre gay. In questo ed in numerosi altri
casi, lo schema dell’autobiografia aiuto molto. Avvalora le verità
più intime, le più difficili da esprimere se non in prima persona.
In che modo viveva un adolescente di
provincia all’epoca in cui non c’erano il cellulare, il computer, il
web?
Si era tutti più ingessati.
Ogni trasgressione veniva sanzionata attraverso il pubblico
ludibrio, e gli adolescenti gay erano per lo più impantanati
nell’insana speranza di guarire da una bizzarra “malattia”.
L’isolamento portava a pensare - almeno per qualche tempo - di
essere un caso unico al mondo. Talvolta il suicidio appariva un
esito salvifico: un saggio di André Haim, I suicidi degli
adolescenti, edito negli anni sessanta, riportava statistiche da
brivido. Momenti d’esaltante, estatica, improvvisa, felicità
scaturivano nel corso dei viaggi. Infatti si viaggiava, si facevano
esperienze, si comparavano culture, si stabilivano complicità. E ci
s’attrezzava a ribellarci.
Quindici anni per sempre è un
romanzo di formazione. Che ruolo ha il sesso nella formazione del
tuo protagonista?
La sessualità, la
clandestinità degli atti, fanno emergere il segnato clima di
ostilità sociale: quindi ansie e terrori – sospesi in una zona
interdetta. Con la scoperta della sessualità, il protagonista
apprende il potere della seduzione. Ed insieme alla seduzione il
piacere senza pari del coinvolgimento sessuale. Per necessità e
per caso, situazioni connesse al sesso costellano duecento pagine di
un libro dove è fortemente presente la dimensione del pericolo. La
disapprovazione, la delazione, la gogna, aleggiano sul protagonista
come fantasmi. Poi, nell’ultimo capitolo, l’incontro con un ragazzo
olandese introduce un nuovo paradigma esistenziale.
Hai fatto il coming out. Lo consigli
ai lettori più giovani?
Mio padre era un contadino
toscano dal radicato buon senso. Quando in famiglia è apparso
lampante che mi ero innamorato di un giovane ebreo arabo che aveva
lasciato Israele per vivere insieme a me, è stato accolto come un
secondo figlio. Con i colleghi dell’Università non è stato
altrettanto semplice. Tuttavia non ho demorso – ed ho fatto il
possibile perché si sapesse. Con determinazione, ne ho parlato ogni
volta che l’argomento affiorava. Penso che le energie che si
sprecano per tenere in piedi un’identità che non è la propria siano
immense. Non ho mai avuto ripensamenti.
Che ne pensi dell’uso politico
dell’outing?
Credo che se fossero
sistematicamente sputtanati tutti gli omosessuali che spesso si
trasformano in aguzzini per mascherare la propria immagine pubblica,
s’inizierebbe a respirare!
Che musica ascolti? Suoni qualche
strumento? Ti piace ballare?
Per quanto provenga da una
famiglia modesta, ho studiato pianoforte fra i sette e i dieci
anni. Talento musicale zero, piuttosto un gran senso del ritmo: mi
piace ballare! George Winston ed Egberto Gismonti sono i due
musicisti che prediligo. Da piccolo mi lasciavo trasportare dalle
struggenti canzoni d’amore che mia madre ascoltava alla radio.
Tu giri spesso per il mondo, e sei
spesso a Parigi: come si vi vive, da gay, a Parigi?
Parigi è una città dalle grandi
solitudini. In nessuna altra metropoli è così estesa la pratica
della flânerie: il girovagare senza meta apparente.
Durante i week-end, una massa imponente di gay, si riversa nel
centro. Compongono un universo frivolo, snob, capriccioso: ma lo
stesso contesto ha visto nascere personaggi del calibro di Michel
Foucault – che credo d’aver incontrato più di una volta nella
medesima sauna di rue Louis le Grand. Negli anni Ottanta il BH, era
una discoteca dal pubblico decisamente particolare e dalla sigla
inconsueta: Siamo fieri d’essere gay e di sinistra –
recitava. Ma ciò che contraddistingue Parigi è la coabitazione di
modelli di cultura omosessuale piuttosto diversificati, ibridati,
eclettici. Facendo leva su confidenze di amici con figli gay, ne
deduco che le esperienze sessuali, sentimentali, d’amore, iniziano
quando si è giovanissimi – se non proprio impuberi. Una libreria
come Les mots à la bouche è un’istituzione. Solida,
riconosciuta, organizzata. Il sindaco di Parigi Beltrand Delanoë,
gay dichiarato, ha inaugurato il proprio mandato con un atto
particolarmente creativo. Ha invitato Ben Votier, artista
eterosessuale, a progettare il contenitore di un preservativo
dedicato ai gay (e gratuitamente distribuito), mentre a Pierre et
Gilles, artisti omosessuali, è stato affidato il contenitore
dedicato agli etero. Quando la casa editrice Larousse ha dato alle
stampe il Dictionaire des cultures gays et lesbiennes, un
amico di sempre mi ha confessato: “Improvvisamente ci siamo sentiti
tutti più uguali”.
Che ne pensi della politica del governo Berlusconi rispetto ai diritti
dei gay?
E’ una domanda retorica.
Il problema vero è l’oscurantismo del Cattolicesimo, il suo potere
d’interdizione, le armate di bigotti che recluta, Comunione e
liberazione, l’Opus dei. Intanto i gay, cristiani o atei che siano,
dovrebbero coalizzarsi contro l’8/1000 devoluto al Vaticano nella
denuncia dei redditi.
Vivo con il compagno al quale
Quindici anni per sempre è dedicato. Ho conosciuto Valentin a
Barcellona, quando era ancora studente dell’accademia, nel Carrer d’Avinhó,
la strade delle prostitute immortalate da Picasso. Il sei
di gennaio abbiamo festeggiato in Tunisia i quindici anni trascorsi
insieme. Nel corso della stesura del libro sono stato costantemente
nutrito dal suo ottimismo: senza di lui, senza la sua fiducia,
senza la sua inconsapevole bellezza, il romanzo non sarebbe mai
nato.
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