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La giunta di centrosinistra della regione
Lazio, ha deciso di rimediare a qualche danno fatto dall’ex
governatore Storace (terrore delle coppie di fatto). Il presidente
Pero Marrazzo ha infatti dato mandato all’assessore alle politiche
sociali di “predisporre un atto legislativo - da proporre quale
collegato della prossima finanziaria regionale – finalizzato a
prevedere forme di assistenza indirizzate a persone che risultino
legate da vincoli affettivi e conviventi anagraficamente con carattere
di stabilità”. Ovvero a tutte quelle coppie di fatto (incluse quelle
gay e lesbiche) che erano state volutamente dimenticate nella legge
regionale sull’assistenza alle famiglie in condizioni di disagio
economico. Questa legge, varata nel 2001 su iniziativa di Storace,
aveva avuto l’unico scopo di sottolineare il significato
discriminatorio che la destra clericale attribuisce al termine
“famiglia”. Prestiti senza interessi, rimborsi sulle bollette e mutui
agevolati, stabiliva il provvedimento, dovevano essere concessi solo
alle famiglie regolari, secondo l’idea che i poveri vanno aiutati solo
se lo meritano. Ora Marrazzo, usando il buonsenso, sana la ferita
simbolica. “Noi ci muoviamo”, ha dichiarato, “all’interno di un ambito
preciso. La costituzione italiana. La nostra norma fondamentale in
diversi articoli difende il valore della persona, ne riconosce
l’uguaglianza davanti alla legge e tutela la famiglia. Ma noi, come
amministrazione, dobbiamo saper declinare al meglio questi principi.
Dobbiamo pensare ai disagi e ai bisogni delle persone, di tutte le
persone”.
Applausi a scena aperta sono arrivati dalla Lega italiana famiglie di
fatto (Liff) e da altre associazioni glbt, mentre com’era prevedibile
la destra non l’ha presa con il dovuto fair play. Secondo il
capogruppo della lista Storace, Fabio Desideri, “Marrazzo, ostaggio
della sinistra, ha capitolato accettando di stravolgere i valori
fondanti della nostra società”. An è pronta addirittura a chiedere un
referendum laziale sulle coppie di fatto. Per sentirsi in Texas
mancano solo i cappelli da cowboy.
Come al solito, malumori consistenti si sono fatti sentire anche nella
componente cattolica del centrosinistra, con la Margherita in
subbuglio perché non vuole sentire pronunciare la parola Pacs e
ribadisce che nel caso se ne parlasse sarebbe contraria. Sul sostegno
ai concubini bisognosi, comunque, non c’è problema.
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“Visione nichilista e relativismo
culturale”. Per i vertici pugliesi di Alleanza nazionale non c’è alcun
dubbio che siano queste le fonti ispiratrici del disegno di legge
regionale sui servizi sociali portato avanti dalla giunta del
comunista Nichi Vendola. Nel testo si pretende di mettere sullo stesso
piano famiglie di diritto e famiglie di fatto, nonché di garantire
tutele sociali perfino agli immigrati. Il gruppo regionale di An al
gran completo ha perciò denunciato con forza “la filosofia
inaccettabile che da un lato riduce la famiglia ad una mera convivenza
tra chicchessia e dall’altro azzera la cittadinanza pugliese
equiparandola in tutto e per tutto a quella degli immigrati”. Pollice
verso, con toni appena meno scalmanati, anche da Forza Italia e dal
resto della Cdl. Ma a dispetto di queste critiche, l’assessore ai
servizi sociali Elena Gentile (Ds) si dichiara ottimista sul futuro
della nuova legge e ha raccontato di aver ricevuto incoraggiamenti
anche nel mondo cattolico.
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