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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 79 - Gennaio 2006 ]

 
 Zapatero o Maramaldo?

La caricaturale cattiveria con cui gli omofobi cercano di infierire sulle loro vittime ha raggiunto un nuovo apice di involontaria satira politica in un disegno di legge presentato di recente dal senatore dell’Udc Renzo Gubert. La stampa l’ha chiamata “norma anti Zapatero” e in effetti proprio di questo si tratta, perché il senatore Gubert chiede al parlamento di approvare una legge specifica per vietare la trascrizione dei matrimoni di cittadini italiani celebrati all’estero e “non conformi alla legislazione italiana”. La questione è seria, ha tenuto a precisare Gubert: “La Spagna ha autorizzato per legge il matrimonio fra due persone dello stesso sesso. E siccome in Italia non esiste ancora una legislazione specifica, è possibile che due gay sposati lì chiedano la trascrizione dell’atto. Risultando poi a tutti gli effetti coniugate”. Non è accaduto nell’unico caso finora noto, riguardante una coppia gay di Latina sposata in Olanda che aveva chiesto la trascrizione dell’atto in Italia e ricevuto un netto rifiuto dal ministero dell’interno, successivamente confermato dalla magistratura. Proprio quella vicenda, sostengono tuttavia i fans della norma anti Zapatero, ha messo in luce l’inadeguatezza della legge vigente, che con le sue formule imprecise rischia di far sorgere infinite controversie. La legge infatti prevede che lo stato possa rifiutarsi di trascrivere un atto di matrimonio solo per ragioni di “ordine pubblico”. Il che per una coppia di pacifici signore o signori sembra un tantino esagerato. Molto meglio, secondo il senatore Gubert, dire pane al pane e vino al vino e chiarire che in Italia le nozze alla spagnola “no pasaran”. Per il disegno di legge, visto che il parlamento evidentemente non ha di meglio fa dare, è stata ipotizzata perfino una corsia preferenziale che renda possibile approvarlo giusto in tempo per le elezioni.
 

 
 Canone il censore

La Rai è un servizio pubblico e non una qualunque pay Tv come l’americana Hbo che per vendere i suoi programmi (I Soprano, Sex and the city, Six feet under) li infarcisce di sesso. Perciò, avendo coprodotto proprio con la Hbo e con la Bbc un serial sull’antica Roma (il titolo inglese è appunto Rome), la Rai ha dovuto strizzarlo perbene prima di poterlo mandare in onda. La notizia l’ha pubblicata il “Times”, citando un dirigente Rai convinto del fatto che la versione integrale già in corso di programmazione negli Stati uniti e in Gran Bretagna sarebbe risultata “incomprensibile al pubblico italiano”. Ciò che gli italiani non sarebbero in grado di comprendere, in particolare, sono le scene di sesso esplicito e i frequenti riferimenti all’omosessualità, che non risparmiano neppure personaggi del calibro di Giulio Cesare. La notizia che a Cesare piacessero parecchio anche i maschi, per la verità, non è proprio freschissima. Il pubblico italiano dev’essere proprio immaturo se non gli sono bastati due millenni abbondanti per abituarsi all’idea. Per risparmiare a chi paga il canone uno shock troppo forte la Rai ha quindi messo mano alle forbici e ancora non è dato sapere cosa resterà dell’originale versione in undici episodi al termine della potatura. La versione italiana, debitamente espurgata, andrà in onda in primavera.

 

 

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