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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 79 - Gennaio 2006 ] |
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Guai
a Est |
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Dal 15 dicembre scorso la Lettonia è
diventata ufficialmente la prima nazione europea a possedere una
costituzione che vieta i matrimoni omosessuali. Tra gli applausi di
una maggioranza del 90%, il parlamento di Riga ha approvato un
emendamento costituzionale che definisce il matrimonio come l’unione
esclusiva tra un uomo e una donna. Proprio come hanno fatto diversi
stati Usa e come il presidente Bush, in compagnia della destra
religiosa, vuole fare a livello federale. “Come paese membro
dell’Unione europea - ha commentato Ilga-Europe (sezione europea della
International lesbian and gay association) – la Lettonia sta agendo
senza rispetto dei principi di uguaglianza e non discriminazione
stabiliti e confermati da vari trattati europei”. Questo
comportamento, secondo Ilga-Europe, favorisce l’omofobia e rimette
radicalmente in discussione il processo di integrazione europea della
Lettonia.
Notizie poco confortanti arrivano anche dalla Polonia, dove uno degli
sport preferiti dai sindaci è vietare le manifestazioni glbt. L’ultimo
episodio in ordine di tempo è stato il divieto di organizzare una
marcia per l’uguaglianza a Poznan. I gruppi glbt sono scesi in piazza
ugualmente e la polizia è intervenuta con violenza per bloccare il
corteo, già minacciato da un controcorteo di estremisti di destra che
lanciavano pietre e uova urlando slogan nazisti. L’atteggiamento delle
autorità ha suscitato vivaci reazioni di proteste, nel complesso
favorevoli agli omosessuali. La messa in discussione dei più
elementari principi di libertà è però ricorente in Polonia qiando si
tratta di gay e lesbiche. Proprio per il divieto di tenere una
manifestazione a Varsavia, stabilito nel luglio scorso dal sindaco
Lech Kaczynski (eletto presidente della repubblica nelle elezioni
d’autunno), il movimento glbt polacco ha deciso in questi giorni di
rivolgersi alla corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo.
L’omofobia di stampo clericale è stata nella recente campagna
elettorale un cavallo di battaglia dei politici di destra. E il
neoeletto presidente Kaczynki è il primo della lista, con le sue
ripetute dichiarazioni contro gli omosessuali e contro la legge,
approvata finora solo dal senato, che si propone di legalizzare le
coppie gay e lesbiche.
Una novità di segno opposto arriva per fortuna dalla repubblica ceca,
dove dopo cinque tentativi falliti la camera bassa ha finalmente
approvato una legge che riconosce i diritti delle coppie omosessuali.
Il provvedimento deve passare però al senato, in cui i conservatori
hanno la maggioranza. Si prevede quindi un nuovo stop. |
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Roba
Ford |
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Ha fatto parecchio rumore la decisione
presa qualche settimana fa dalla Ford di sospendere tutti i suoi
investimenti pubblicitari nei media gay. E ancora di più ne ha fatto
dopo che la fanatica e omofobica American family association ha
rivendicato il merito dell’operazione, rivelando che c’era stato un
accordo sottobanco con la direzione della Ford in base al quale la
casa automobilistica rinunciava a sostenere in qualsiasi forma la
comunità glbt, ottenendo in cambio la sospensione del boicottaggio dei
suoi prodotti da parte dei fondamentalisti religiosi. La reazione però
non si è fatta attendere. 19 dei principali gruppi glbt degli Stati
uniti hanno preteso spiegazioni ufficiali dalla Ford e pochi giorni
dopo sono usciti da un incontro convocato con i dirigenti dell’azienda
completamente soddisfatti: la Ford, hanno annunciato gongolanti, non
solo continuerà a fare pubblicità sulle riviste gay ma la estenderà a
tutti i modelli di automobile che produce, mentre prima si limitava a
quelli di lusso. “La mia speranza”, ha dichiarato il vicepresidente
della Ford Joe W. Lanyon al termine dell’incontro, “è che questo
cancellerà ogni ambiguità riguardo al desiderio della Ford di fare
pubblicità diretta a tutte le fasce di pubblico importanti”. L’unico
neo è che Lanyon ha spiegato che la difficile situazione economica non
permetterà all’azienda l’anno prossimo di finanziare i gruppi non
profit glbt o di qualunque altra comunità. Ford continuerà tuttavia a
sponsorizzare importanti eventi glbt.
Stando così le cose, l’American family association ha denunciato la
rottura del patto omofobo stretto in precedenza e promesso una rapida
ripresa del sacro boicotaggio delle macchine Ford. Poi si è saputo che
il rapido voltafaccia della direzione aziendale non era stato motivato
tanto dalle proteste dei gruppi glbt quanto da quelle di alcuni
importanti azionisti, tra cui il New York state local retirement
system, uno dei più importanti fondi pensione d’America che da solo
possiede azioni Ford valutate oltre 100 milioni di dollari.
L’amministratore di questo fondo, Alan Hevesi, è un convinto
sostenitore dei diritti glbt e ha contestato, cifre alla mano, la
scelta di disinvestire dal mercato gay, che negli Stati uniti è
accreditato di un giro d’affari annuo di 610 miliardi di dollari.
La vicenda questa volta si è conclusa bene, ma in altri casi l’hanno
spuntata i fanatici religiosi. Altre grandi aziende sono finite nel
mirino dei loro boicottaggi antigay e hanno ceduto. Come la Procter &
Gamble, che la scorsa primavera ha cancellato i suoi investimenti
pubblicitari dai media gay, e la Kraft, che ha rinunciato a
sponsorizzare i Gay Games di Chicago di quest’anno di fronte alle
minacce dell’American family association. |
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