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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 79 - Gennaio 2006 ]

 
 Delitto e castigo

Quattro ragazzi londinesi, due dei quali minorenni, sono stati condannati per l’omicidio del barista David Morley, assalito all’uscita di un locale gay nell’autunno del 2004 e ammazzato di botte con selvaggia brutalità. La più giovane del gruppo, una ragazzina di soli quindici anni, ha filmato l’esecuzione con la videocamera del cellulare, che nelle scene che mostra chiarisce tra le altre cose l’intenzionalità dell’aggressione. I giudici hanno però stabilito che la premeditazione riguardava solo il pestaggio e non le sue tragiche conseguenze, togliendo dalle giovani spalle dei quattro imputati l’accusa di omicidio volontario. È stata una tragica fatalità generata da un comportamento criminoso ma non di per sé omicida. Questo ragionamento ha fatto fremere di indignazione la comunità gay londinese, diversi esponenti della quale hanno detto che si batteranno perché i colpevoli ricevano una pena appropriata. La sentenza che la stabilirà è attesa per il 23 gennaio.

 
 Corto circuito

Nati come iniziative per raccogliere fondi per la prevenzione dell’Aids, i circuit party (baccanali itineranti con migliaia di partecipanti che si scatenano in discoteca fino a 24 ore filate) sono diventati ufficialmente parte del problema anziché della soluzione. Lo sostiene uno studio scientifico dal titolo molto eloquente: “Ridurre le infezioni da Hiv nei circuit party”. Secondo le conclusioni della ricerca, la pratica del sesso non protetto da parte di uomini sieropositivi, così diffusa in queste occasioni, rappresenta ormai una seria minaccia per la salute pubblica. Circa due terzi di coloro che partecipano ai circuit party, secondo cifre stimate da diverse indagini, si impegnano sul posto o nelle immediate vicinanze in qualche tipo di attività erotica occasionale. Metà di loro non praticano il sesso sicuro. Se si aggiunge che la percentuale dei sieropositivi è sovrarappresentata in queste feste e che il consumo di droghe, diffuso almeno quanto la promiscuita sessuale, aiuta a superare temporaneamente eventuali inibizioni legate alla percezione della minaccia di infettarsi, il quadro è abbastanza chiaro.
Affrontando il problema con le armi della repressione, avvertono però gli autori della ricerca, si rischierebbe solo di aggravarlo, perché chiudere i party non basterebbe certo a convincere la gente a fare più sesso sicuro. “Il punto”, chiariscono i ricercatori, “non è demonizzare questa sub-popolazione di gay e bisessuali, ma piuttosto trovare modi più sani per celebrare lo spirito comunitario. Attenzione particolare, suggeriscono, andrebbe prestata ai messaggi veicolati dai membri più influenti della tribù drogata e danzante. Se sotto le mutande di Calvin Klein cominciasse a fare tendenza il vecchio condom sarebbe in effetti un bel passo avanti.
 

 

 

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