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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 80 - Febbraio 2006 ] |
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Australia
maramalda |
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Per la serie le vie della cattiveria
omofobica sono infinite, il governo conservatore dell'australiano John
Howard ha escogitato un nuovo modo per meglio perseguitare anche
all'estero i compatrioti gay e lesbiche desiderosi di sposarsi. Non
contento di aver fatto approvare nell'agosto scorso una legge che
stabilisce l'esclusiva eterosessuale sul matrimonio (definito come
l'unione esclusiva tra un uomo e una donna), ha infatti deciso di
allertare anche le sue ambasciate in Canada e nei paesi europei nei
quali sono consentite le nozze tra persone dello stesso sesso allo
scopo di sbarrare la strada alle coppie omosessuali. Le istruzioni
sono le seguenti: a qualunque cittadino australiano "che sembri gay o
lesbica" deve essere negato, qualora ne faccia richiesta, un
certificato che ne attesti la condizione di single. In Canada, Spagna
e Olanda anche gli omosessuali stranieri possono sposarsi a certe
condizioni (differenti da un paese all'altro) purché appunto possano
dimostrare di non essere già sposati nel loro paese. Prima vittima
delle disposizioni governative è stato un attore australiano residente
a Vienna che aveva avviato le procedure burocratiche per poter sposare
il suo partner gay in Olanda. L'ambasciata australiana a Vienna si è
rifiutata di certificare la sua condizione di single, ma alla fine le
autorità olandesi hanno accettato un'autocertificazione e il
matrimonio si è potuto svolgere a fine 2005, con gran disdoro del
primo ministro Howard.
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Mattel
da legare |
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Pensavate che Barbie fosse solo un
inoffensivo giocattolo? Vi sbagliavate. Infatti sotto le leziose
spoglie della bambola più venduta nel mondo si nasconderebbe
nientemeno che uno "strumento dell'ordine del giorno omosessuale".
L'allarmata denuncia proviene dalle Concerned women for America
(letteralmente: donne che si prendono a cuore l'America), gruppo di
fanatiche religiose decise a promuovere una rinascita dei "valori
biblici" costi quel che costi. A cominciare ovviamente dalle più
impervie sfide al senso del ridicolo. Lo scandalo che ha scatenato
l'ira di queste pie signore è il formulario per un sondaggio comparso
sul sito internet ufficiale dedicato a Barbie, nel quale chi decideva
di rispondere poteva scegliere se dire di essere "un ragazzo", "una
ragazza" oppure un "non so". Ecco la prova che la Mattel, azienda
produttrice di Barbie, "ha superato una linea" decidendo di iscriversi
d'ufficio al "movimento transgender". Bob Knight, un signore che fa
parte della dirigenza delle Concerned women (curiosamente, si potrebbe
osservare, data la chiarezza di vedute del gruppo in merito alla
rigida separazione dei sessi), ha spiegato che la scelta legata al
"non so" contenuta nel sondaggio sottintende l'idea "che forse le
persone non nascono con un particolare sesso biologico, oppure che il
sesso biologico non dovrebbe determinare la loro identità di genere. E
questa è per l'appunto una importante componente dell'attuale ordine
del giorno degli attivisti omosessuali". Di qui all'annuncio del
boicottaggio contro Barbie il passo è stato breve. La Mattel ha
cercato di metterci una toppa parlando di "una svista". Una portavoce
della società ha anche aggiunto che il "non so" galeotto voleva
significare più un "non voglio dirlo" che un confusivo "non so". Le
spiegazioni non sono comunque servite a bloccare la minaccia del
boicottaggio. Da notare che la bambola Barbie è priva di organi
genitali definiti e quindi, almeno nel caso suo, il "non so" potrebbe
avere un senso. Ma del resto se li avesse, le Concerned women for
America la boicotterebbero di sicuro ugualmente come pericoloso
strumento di diffusione della pornografia. Il burqa è forse l'unica
alternativa.
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