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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 80 - Febbraio 2006 ] |
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India
vittoriana |
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L'impero britannico, pace all'anima sua,
è morto da tempo, ma ancora riesce a fare danni. Tra questi si
annovera la legge contro la sodomia approvata ai tempi della regina
Vittoria (un secolo e mezzo fa) e tuttora in vigore in India. Questa
legge stabilisce pene fino a dieci anni di lavori forzati per il sesso
gay anche tra adulti consenzienti, e di recente è stata confermata da
una sentenza dell'Alta corte di Nuova Dehli, che ha respinto una
petizione presentata da un'organizzazione glbt per ottenerne la
revisione. Il peggio è che, oltre a rimanere in vigore, la legge
continua a essere applicata contro la timida ma crescente visibilità
degli omosessuali indiani. E' stata usata per esempio nelle scorse
settimane ai danni di quattro persone arrestate a Lucknow, nello stato
dell'Uttar Pradesh, con l'accusa di avere compiuto atti omosessuali e
di avere organizzato un "club" gay su internet. In risposta alla
draconiana repressione si è svolta l'11 gennaio a Nuova Dehli,
capitale dell'unione indiana, una manifestazione di fronte agli uffici
di rappresentanza dell'Uttar Pradesh per iniziativa di alcune
associazioni glbt che hanno trovato l'appoggio dell'organizzazione
delle nazioni unite per la lotta all'Aids (Unaids). I partecipanti
erano solo una trentina, ma il loro coraggio ha fatto ugualmente un
certo scalpore. Portavano cartelli con scritte come “Omosessuale e
fiero di esserlo” o “La mia sessualità è un mio diritto” e hanno
protestato apertamente contro gli arresti di Lucknow, sostenendo che
le accuse erano state fabbricate ad arte dalla polizia. Le autorità
dell’Uttar Pradesh, per nulla impressionate, hanno comunque fatto
sapere che le indagini sul sito web chiuso con la forza erano ancora
in corso non solo nei confronti delle quattro persone già messe in
prigione, ma di dozzine di altri frequentatori del sito web.
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L’Ayatollah
e l’occidente |
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“Il mondo islamico non ha bisogno di
ricette sbagliate e false sui diritti dell’essere umano e il potere
del popolo”. È questa l’autorevole opinione dell’ayatollah Ali
Khamenei, guida spirituale della teocrazia iraniana, diffusa in un
messaggio televisivo del 9 gennaio in occasione del pellegrinaggio
alla Mecca. “I valori occidentali che hanno avuto come esito
l’immoralità, la promiscuità, la violenza, la legalizzazione
dell’omosessualità e altre cose vergognose”, ha aggiunto, “non possono
essere imitati”. L’incarnazione di questo modello nefasto, secondo
Khamenei, sono gli Stati uniti d’America, anche se l’Ayatollah sembra
trascurare il fatto che la sua visione delle cose ha parecchi punti di
contatto con quella dei fondamentalisti religiosi che in America
sostengono a spada tratta il “grande Satana” Bush. “La pretesa di
sostenere i diritti civili”, ha spiegato ancora Khamenei, "merita di
essere dannata perché è opera dei diavoli che incoraggiano i crimini
terroristi di vampiri come Sharon contro i palestinesi”. Questa lucida
sintesi della realtà contemporanea non fa chiaramente ben sperare
riguardo a un allentamento delle persecuzioni e delle esecuzioni
capitali che continuano a colpire gli omosessuali in Iran.
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