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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 82 - Aprile 2006 ] |
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Pacs
in sbilancio |
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Il bilancio di previsione 2006 della
regione Lazio, approvato il mese scorso, stanzia un milione e
mezzo di euro per aiuti sociali a chi convive senza essere sposato.
Il fatto è di per sé simbolicamente importante perché questo denaro,
anche se non è molto, integra una volontaria lacuna contenuta nella
legge sulla famiglia approvata dalla precedente giunta di
centrodestra, che garantiva aiuti economici solo alle coppie
sposate. In proposito, l’assessore al bilancio Luigi Nieri (Ds) ha
dichiarato che “il Lazio si pone così in prima linea nella lotta
contro ogni forma di discriminazione fondata sul sesso,
sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”. Si capisce
quindi che l’onta da lavare era soprattutto la premeditata
esclusione delle convivenze non eterosessuali dal diritto a un
minimo di welfare in caso di disagio economico. Molto positivi sono
stati pertanto i commenti delle associazioni glbt, dal circolo Mario
Mieli all’Arcigay. Eppure non è tutto oro quello che luccica, perché
intorno a quel milione e mezzo di euro si è riacceso il pervasivo
scontro ideologico sui diritti degli omosessuali, reso più acuto
dall’imminenza delle elezioni politiche nazionali. Un dato
importante su cui riflettere è che i criteri di assegnazione dei
fondi stanziati sono rinviati a un successivo provvedimento che
definirà chi ha diritto a che cosa. Sul piano propagandistico la
maggioranza di centrosinistra si è venduta lo stanziamento come un
modo per sanare la ferita aperta dalla legge sulla famiglia voluta
dal centrodestra, ma dal punto di vista formale il milione e mezzo
di euro è destinato a “misure sociali ed economiche a favore di
persone in difficoltà”. Il termine “persone” è piuttosto generico e
riecheggia, guardacaso, il compromesso al ribasso raggiunto dalle
forze del centrosinistra sul tema delle coppie di fatto nel
programma elettorale dell'Unione. Anche lì, infatti, non si parla di
diritti da riconoscere alle coppie conviventi ma alle persone che le
compongono. Nel caso del bilancio della regione Lazio, inoltre, il
testo approvato non accenna neppure alle coppie, anche se le
dichiarazioni dei politici hanno ampiamente lasciato intendere che
in un secondo momento sarà specificato il riferimento alle
convivenze extramatrimoniali. Per chiarire da subito a quale
intenzione i soldi erano destinati, i consiglieri della Rosa nel
pugno avevano presentato un emendamento che parlava di "interventi a
sostegno dei nuclei di convivenza", ma la loro richiesta non è
passata e ha innescato parecchie polemiche, con il risultato di
indurre la Rosa nel pugno ad astenersi nella votazione finale sul
bilancio. Critiche durissime al comportamento della Rosa nel pugno
sono arrivate soprattutto da Ds e Rifondazione comunista, che hanno
accusato gli alleati radical-socialisti (eletti nel Lazio nelle
liste socialiste) di essere a caccia di visibilità a scopo
elettorale e di usare metodi inaccettabili in un'alleanza,
ricordando viceversa i rispettivi impegni per far sì che nel
prossimo futuro la questione delle coppie di fatto etero e
omosessuali abbia una soluzione normativa soddisfacente. Alle
critiche, la Rosa nel pugno ha risposto che "Ds e Rifondazione con i
loro voti hanno affossato i Pacs". Senza nulla togliere alle buone
intenzioni future dell'ala sinistra del centrosinistra, appare
evidente che anche questa volta si è trovata una soluzione
provvisoria che potesse accontentare i cattolici, la Margherita in
primis, che almeno fino alle elezioni (ma probabilmente anche dopo)
di Pacs o unioni civili non vogliono sentir parlare in omaggio alle
richieste della conferenza episcopale. Appare sempre più plausibile,
in base a numerose e recenti vicende, che sull'argomento esista un
orientamento nazionale che viene applicato in molte circostanze
anche a livello locale. La sostanza di questo accordo (mai
pubblicizzato con trasparenza, in modo da dare ai cittadini-elettori
la possibilità di valutare e decidere con piena consapevolezza) è
che i diritti delle coppie non sposate sono un tema da risolvere a
livello statale. E che fino a quando non verrà trovata una soluzione
legislativa da parte del parlamento, è meglio evitare "fughe in
avanti", come registri comunali sulle coppie di fatto o normative
regionali o provinciali che riconoscano l'esistenza di nuclei
familiari diversi da quelli sanciti dal matrimonio. Si rovescerebbe
così la logica politica in base alla quale negli anni passati si
sono registrate decisioni innovative da parte degli enti locali con
il preciso scopo di sollecitare il parlamento ad agire. C'è da
augurarsi che i prossimi atti della regione Lazio smentiscano questa
impressione.
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Polemiche
in Liguria |
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Come era già accaduto in Puglia, anche in
Liguria la legge regionale sui servizi sociali, attualmente in
discussione, provoca guerre di religione sulla trincea della
definizione di famiglia. L'articolo 23 di questa legge, licenziato
dalla giunta regionale presieduta dal diessino Claudio Burlando,
prevede infatti che "gli interventi ed i servizi destinati alla
famiglia, così come individuata dall'articolo 29 della Costituzione,
sono estesi ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela,
affinità, adozione, tutela e da altri vincoli solidaristici, purché
aventi una convivenza abituale e continuativa e dimora nello stesso
comune". Niente di particolarmente rivoluzionario, dato che nel
testo non si parla né di famiglie al plurale, né di Pacs, né di
vincoli affettivi che potrebbero far sospettare una legge ad hoc per
gli omosessuali. Eppure anche questa formulazione è stata
sufficiente ad aprire la bagarre politica. Secondo Forza Italia, "la
regione Liguria annulla la centralità della famiglia con questa
modifica epocale", mentre Alleanza nazionale ha annunciato l'avvio
di "una dura battaglia ostruzionistica" nel caso in cui "gli
interventi regionali risultassero estesi, come sembra, anche alle
unioni omosessuali". Sul piede di guerra si è messo anche il Forum
ligure delle associazioni familiari, ma ancora più significativa
appare la richiesta di "chiarimenti" da parte dei cattolici del
centrosinistra, che pure fanno parte del governo regionale e
dovrebbero pertanto aver già sottoscritto in giunta il testo in
discussione. I rappresentanti dell'Udeur e della lista civica Gente
della Liguria hanno però fatto sapere di non aver visto la versione
finale dell'articolo 23, dichiarandosi in sostanza ingannati dai
loro alleati della sinistra. Non poteva poi naturalemente mancare il
forte disappunto del cardinale di Genova Tarcisio Bertone fatto
immediatamente filtrare dai palazzi della curia. Come in fotocopia
si ripropongono insomma sempre le stesse baruffe, e sempre sulla
pelle delle persone glbt che ancora in questo paese non hanno
neppure il diritto di essere nominate chiaramente nei documenti
ufficiali.
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