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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 82 - Aprile 2006 ]

 
 Corano per uccidere

L’Ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità irachena dell’Islam sciita (al quale aderisce il 60% della popolazione dell’Iraq), ha suggerito recentemente un nuovo modo per accrescere la violenza che già imperversa nel suo paese distrutto dall’occupazione militare straniera e da una spaventosa guerra civile. Ha emesso infatti una sentenza (fatwa), pubblicata anche su internet, per incitare i fedeli a uccidere insieme agli odiati musulmani sunniti anche gli omosessuali, “nel peggiore e più duro dei modi”. L’esiliato iracheno Ali Hili, membro del gruppo britannico gay "Outrage", denunciando l’ulteriore tassello di guerra santa proclamato da Sistani (ritenuto peraltro dagli occupanti americani uno degli interlocutori più "moderati" e affidabili nella complessa situazione irachena) ha dichiarato che “questo incitamento assassino e omofobico ha dato il via libera agli sciti musulmani per cacciare e uccidere lesbiche e gay. Riteniamo Sistani”, ha proseguito Ali Hili, “personalmente responsabile per l’omicidio di omosessuali, bisessuali e transgender iracheni, perché ha dato agli assassini un incoraggiamento e una sanzione teologica”. Sempre secondo Hili, le milizie sciite irachene organizzano trappole per uccidere gli omosessuali, attraverso appuntamenti a scopo erotico che si trasformano in esecuzioni capitali. Di omosessualità, tra le altre cose, si è occupato anche il più recente video-proclama del numero due di Al Quaida, Ayman Al Zawahiri, che ha nuovamente incitato i buoni musulmani alla guerra contro l’Occidente in seguito alla pubblicazione delle vignette satiriche sul profeta Maometto da parte della stampa europea. “Gli insulti contro il profeta Maometto”, ha detto Al Zawahiri, “non sono il risultato della libertà di opinione, ma del cambiamento del significato del sacro per questa cultura. Il profeta Maometto, che le nostre preghiere gli siano sempre rivolte, e Gesù Cristo, la pace sia con lui, non sono più sacri, mentre sono diventati sacri l’Olocausto e l’omosessualità”.
 

 
 Spagna condanna Alitalia

Storica sentenza del tribunale costituzionale spagnolo, che qualche settimana fa ha condannato l’Alitalia per il licenziamento illegittimo di un dipendente omosessuale, un analista di marketing che lavorava in Spagna per conto della compagnia di bandiera italiana. La vicenda risale al 2002, quando Alitalia licenziò il lavoratore accusandolo di insubordinazione nei confronti dei superiori, e di errori materiali nello svolgimento delle sue mansioni. Il licenziamento fu però impugnato dall’interessato, che con l’assistenza di uno dei maggiori sindacati di Spagna fece causa alla società sostenendo che la rottura del rapporto di lavoro si doveva al suo essere omosessuale e in quanto tale non gradito al suo diretto superiore gerarchico. Il giudizio di primo grado gli diede ragione, ma l’Alitalia fece ricorso al tribunale superiore di giustizia della Catalogna che invece dichiarò legittimo il licenziamento. La causa è arrivata così fino al tribunale costituzionale, che con una sentenza destinata a fare giurisprudenza ha riconfermato il giudizio di primo grado. Secondo i magistrati della più alta istanza giudiziaria spagnola, l’azienda non è riuscita a dimostrare che le motivazioni fornite per la rottura del rapporto di lavoro fossero diverse dalla volontà di discriminare il dipendente in ragione del suo orientamento sessuale. E viceversa non sono sembrate convincenti al di là di ogni dubbio le accuse contestate nella lettera di licenziamento. I fatti accertati in merito alla vicenda hanno inoltre messo in evidenza l’atteggiamento ostile verso l’omosessualità del dipendente, insieme a una condotta chiaramente punitiva, da parte del suo superiore gerarchico.
 

 

 

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