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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 82 - Aprile 2006 ]

 
 Comig out sportivo

Esera Tuaolo, gigante hawaiano di un metro e 86 per 127 chili, aveva fatto il suo coming out in televisione nel 2002, al termine di una splendida carriera di nove anni nella North American Football League. Ma ora che vive felicemente con il suo compagno Mitchell Wherely e con le due figlie che insieme hanno adottato, ha deciso di fare qualcosa per gli sportivi più giovani, nella speranza di aiutarli a evitare il calvario da lui stesso sperimentato. Così ha scritto un libro autobiografico, Alone in the trenches: my life as a gay man (Solo nelle trincee: la mia vita di uomo gay), e adesso va in giro in tourneé per tutta l’America a pubblicizzarlo. Dopo la rottura del tabù sui cowboy gay ad opera di Brokeback Mountain,(il film di Ang Lee consacrato da una valanga di premi compresi tre Oscar) si scoprono quindi gli altarini anche del violentissimo e machissimo ambiente del football americano, santuario incontrastato dell’eterosessualità dura e pura. Nel libro Tuaoulo racconta di tutti gli espedienti che utilizzava, da giocatore in carriera, per evitare che i suoi compagni e i suoi fans potessero sospettare della sua omosessualità. Di come baciava forsennatamente tutte le ragazze che gli capitavano a tiro, almeno in pubblico, e di come per sostenere la pressione che gli provocava il sentirsi costretto a fingere di essere etero si rifugiasse spesso e volentieri nell'alcol. Tragedia nella tragedia, nn ci fu neppure un tenero romanzetto con qualche compagno di squadra, benché Tuaoulo abbia giocato con cinque diverse squadre in nove anni. Solo una volta, racconta nell'autobiografia, si è arrivati fino a un bacio con un collega. Poi però tutti e due avevano fatto finta che nulla fosse accaduto. Dopo tante sofferenze è comunque arrivato il momento del riscatto. L'ex campione è riuscito a creare un caso intorno alla sua storia e a mettere sotto accusa tutta l'omofobia e l'ipocrisia di cui vive il football. A cominciare dalla stupidissima idea che l'omosessualità sia sinonimo di debolezza, e perciò incompatibile con uno sport basato sull'impiego della forza bruta.
 

 
 Mehmet Tarhan è libero

 Mehmet Tarhan, il giovane obiettore di coscienza turco condannato lo scorso anno a 4 anni di prigione per il suo rifiuto di fare il servizio di leva, è stato liberato il 9 marzo scorso dal carcere militare di Sivas. Gay dichiarato, anarchico, pacifista e capellone, Tahran è diventato un simbolo delle battaglie di libertà nel suo paese ed è stato scarcerato anticipatamente anche grazie a una campagna internazionale in suo favore svolta da personaggi politici, gruppi glbt e associazioni per i diritti umani. Durante il periodo di detenzione è stato ripetutamente vittima di gravi violenze fisiche e psicologiche, motivo per cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato lo stato turco al pagamento di un'ammenda di 11.000 euro per violazione dell'articolo 3 della convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo, che proibisce espressamente il trattamento degradante della persona umana. Un'altra istituzione internazionale che viene in soccorso delle battaglie per i diritti civili in Turchia è la Banca mondiale, che ha deciso di sovvenzionare la prima e per ora unica associazione omosessuale turca, "Kaos Gl", per consentirle di organizzare iniziative dirette a una migliore conoscenza delle problematiche glbt nel paese. La cifra stanziata è di 5.000 euro. Dalla Banca mondiale ci si poteva magari attendere un po' più di generosità, ma il gesto è ugualmente di grande importanza, soprattutto perché contribuisce a ufficializzare l'esistenza di un movimento per i diritti glbt in Turchia.
 

 

 

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