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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 83 - Maggio 2006 ] |
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Omocidio
a Torino |
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Si chiamava Calogero La Delfa, aveva 61
anni e l'abitudine di incontrarsi con giovani prostituti in un
pied-à-terre che aveva preso in affitto insieme a un amico al
quartiere Crocetta, uno dei più eleganti di Torino. Qui l'hanno
trovato morto la mattina di Pasqua, le mani legate con una camicia,
pieno di lividi dappertutto. Chi lo conosceva ne parla come di una
persona gentile, brillante ed efficiente nella sua professione di
funzionario della direzione provinciale dell'ufficio del lavoro.
Quello che ha finito per costargli la vita, come è accaduto a tanti
altri come lui a Torino e altrove, è stato il concedersi la
distrazione di qualche incontro sessuale a pagamento, con quei
ragazzi dall'aria maschile che si offrono a poco prezzo in alcuni
noti punti della città.
In uno di questi luoghi La Delfa aveva conosciuto il suo assassino,
un ragazzo rumeno di appena vent'anni arrivato da poco in Italia,
che l'ha massacrato di botte dopo aver bevuto qualche bicchiere di
troppo.
Per la polizia risolvere il caso è stato semplicissimo, perché il
giovane rumeno ha lasciato un sacco di tracce del suo passaggio, da
una quantità di impronte digitali al suo numero di telefono sul
cellulare di La Delfa alla sua immagine ripresa da una telecamera
vicino alla casa in cui è avvenuto l'omicidio. E poi ha confessato,
dicendo di aver agito d'impulso e di non avere avuto l'intenzione di
uccidere. L'ha fatto, come hanno spiegato cronisti e psicologi,
perché colto dal disgusto di sé, dal peso morale del prezzo da
pagare per sopravvivere in un paese straniero ostile e per potersi
comprare i vestiti sportivi e i gadget tecnologici che costituiscono
la divisa delle giovani generazioni.
La solita interpretazione di un omicidio fotocopia che suona quasi
come una giustificazione, appena meno becera di quelle che si davano
una volta e finivano per trasformare la vittima in un laido
colpevole e il carnefice in un povero innocente traviato.
I luoghi comuni basati sul pregiudizio sono purtroppo molto più duri
a morire degli omosessuali di mezza età uccisi da una marchetta di
passaggio. E così anche questa volta abbiamo letto sui giornali e
sentito in televisione che le indagini si erano indirizzate "in
ambienti omosessuali", mentre non abbiamo letto né sentito una
parola riguardo all'omofobia perdurante, che legittima la
ripetizione di questo genere di omicidi.
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Aggressione
a Muccassassina |
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Il circolo Mario Mieli di Roma ha
denunciato una violenta aggressione avvenuta nella notte tra il 7 e
l'8 aprile fuori dall discoteca Qube, dove si stava svolgendo la
festa di Muccassassina, serata settimanale organizzata dal circolo.
"All'improvviso", si legge in un comunicato del circolo, "mentre
molte persone erano in fila all'esterno per entrare in discoteca a
divertirsi, un vero e proprio commando di neo-nazisti armati di
chiavi inglesi e catene ha violentemente aggredito 4 ragazzi, di cui
tre volontari del circolo e uno straniero, urlando insulti omofobi e
creando il panico. Solo il tempestivo intervento della sicurezza del
locale ha evitato il peggio, impedendo al gruppo di entrare in
discoteca e di aggredire altre persone. Gli aggressori si sono
velocemente dileguati prima dell'arrivo della polizia".
"Si è trattato di un raid organizato nei dettagli", commentano i
volontari del Mario Mieli. Due dei ragazzi colpiti in modo più serio
sono stati portati al pronto soccorso, e poi dimessi con prognosi di
7 e 5 giorni. Gli stessi aggrediti hanno poi denunciato il fatto al
commissariato di polizia.
"Non è la prima volta che accade un fatto del genere", dicono al
Mario Mieli. "Già in altre occasioni la nostra serata del venerdì è
stata oggetto di attacchi omofobi simili. D'altronde Roma è una
città in cui si riscontra un'alta percentuale di aggressioni a gay,
lesbiche e transessuali. La nostra associazione auspica che questo
vile attacco non rimanga impunito, come troppo spesso accade.
Chiediamo alle forze dell'ordine di adoperarsi affinché i
picchiatori, grazie anche alle dichiarazioni delle persone aggredite
e delle decine di testimoni presenti, vengano identificati e puniti.
il nostro servizio legale è già all'opera. Ancora una volta sembra
necessario ribadire la necessità dell'estensione della legge Mancino
sui reati d'odio anche a violenze e insulti rivolti sulla base di
diversi orientamenti sessuali e identità di genere".
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