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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 83 - Maggio 2006 ]

 
 Brokeback in Hong Kong

Dopo lo strepitoso successo del film Brokeback mountain, la parola "brokeback" è addirittura entrata nel linguaggio comune in Cina. Tradotta come "dun bui" in lingua cantonese, ha cominciato a essere usata correntemente ad Hong Kong, in articoli di giornale o in annunci pubblicitari, come sinonimo di gay o di relazioni non convenzionali.
Il film di Ang Lee è stato vietato in tutta la Cina tranne che ad Hong Kong, che ancora gode della maggior libertà dovuta al suo passato di colonia britannica, e da qui viene diffuso nel resto del paese grazie all'abbondante circolazione di Dvd pirata.
Di recente un quotidiano di Hong Kong, il "Ming pao daily news", ha raccontato che a un concerto le pop star Leo Ku e Justin Lo si tenevano per mano in "stile brokeback". Un altro giornale ha usato la stessa espressione relativamente all'alleanza tra due personaggi politici per descriverli come una "strana coppia".
Nella comunità gay di Hong Kong (la sola finora ad aver organizzato manifestazioni politiche in territorio cinese) ferve il dibattito sul significato culturale del neologismo. C'è chi lo considera benvenuto, perché rappresenta un modo per parlare di omosessualità senza restrizioni, dato che l'argomento manca di un linguaggio specifico che non sia stigmatizzante. E c'è chi al contrario obietta che anche il termine "dun bui" finisce per essere usato in senso insultante.
Basta che se ne parli, si diceva una volta. Tanto più che il governo autonomo di Hong Kong ha avviato un'istruttoria per decidere sulla necessità di una legislazione specifica contro le discriminazioni nei confronti degli omosessuali. Se tale legislazione venisse alla fine varata si tratterebbe di un passo di estrema importanza, perché potrebbe costituire un esempio in grado di estendersi nel tempo all'intera Cina, che è lo stato più popoloso nel mondo.
In attesa di decidere, però, il governo di Hong Kong ha scelto il mese scorso di vietare ai suoi residenti cinesi le unioni civili con cittadini dello stesso sesso in possesso di passaporto britannico presso il locale consolato inglese.
La questione non è di poco conto, perché ad Hong Kong risiedono oltre 200.000 cittadini britannici, mentre altri 3 milioni e mezzo di persone hanno il cosiddetto passaporto d'oltremare (concesso a cittadini delle ex colonie) che se anche non consente di stabilirsi in Gran Bretagna permette però di accedere alle unioni civili secondo la legge inglese entrata in vigore lo scorso anno.
Un portavoce del governo di Hong Kong ha precisato che la misura è stata presa per mantenere un ateggiamento "neutrale", mentre l'opportunità di varare una legislazione contro le discriminazioni verso gay e lesbiche è ancora in discussione.
 

 
 Nigeria da galera

Malgrado la guerra civile che la sta devastando, o forse proprio per questo, la Nigeria trova il tempo di prendersela con gli omosessuali. Il presidente Olusegun Obasanjo ha infatti proposto una draconiana legge per proibire il matrimonio fra persone dello stesso sesso e qualunque manifestazione di visibilità glbt. La legge è già stata approvata a metà aprile dal senato nigeriano e attende la scontata ratifica dell'assemblea nazionale per entrare in vigore.
Il testo prevede che il matrimonio omosessuale, celebrato in Nigeria o all'estero, venga punito con cinque anni di carcere. Alle coppie gay è lesbiche è vietata comunque anche la convivenza e l'adozione di bambini. Diventano reato penale anche l'appartenenza ad associazioni glbt, la frequentazione di discoteche per omosessuali e la pubblicità diretta o indiretta a relazione amorose tra persone dello stesso sesso attraverso discorsi, scritti e rappresentazioni artistiche veicolate da qualunque mezzo di comunicazione (internet incluso).
Viene punito con il carcere, naturalmente, anche chi celebra matrimoni omosessuali. Ma finisce in galera persino chi vi partecipa a qualsiasi titolo.
La legge riguarda anche i cittadini stranieri residenti in Nigeria e prevede espressamente che i lavoratori stranieri provenienti da paesi nei quali il matrimonio omosessuale o le unioni civili sono considerate legali vengano sottoposti a un'inchiesta per accertare il loro orientamento sessuale o il loro eventuale stato civile fuorilegge.
Le organizzazioni glbt e le associazioni per la difesa dei diritti umani hanno avviato una campagna internazionale per ottenere il ritiro del provvedimento.
 

 

 

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