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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 83 - Maggio 2006 ]

 
 Vietato militare

In Grecia, paese membro dell'Unione europea, gli omosessuali non possono tuttora svolgere il servizio di leva obbligatorio né tantomeno diventare militari di carriera. L'ha confermato qualche settimana fa lo stato maggiore dell'esercito, per rispondere alle accuse dell'associazione glbt Eok che aveva denunciato "criteri fascisti" per l'ammissione nelle forze armate. Ebbene sì, hanno orgogliosamente risposto le autorità militari, citando a proprio conforto un decreto presidenziale del 2002, che ha ribadito l'esclusione dall'esercito dei cittadini che soffrono di "disturbi psico-sessuali o di disturbi dell'identità sessuale".
Questa regola ereditata dal passato è rimasta in vigore nonostante l'ingresso della Grecia nell'Ue, che sulla carta vieta ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone glbt. L'unica novità degli ultimi tempi è che, su richiesta dell'autorità indipendente per la protezione della privacy, le ragioni del congedo forzato dall'esercito non vengono più scritte sul certificato militare, ancora richiesto per la concessione della patente di guida e in molti casi anche per un'assunzione.
Ciò non significa, obiettano le associazioni glbt, che i problemi siano finiti, perché la semplice esenzione dal servizio militare viene spesso considerata come una prova di squilibrio mentale. In un caso recente, un giovane gay che aveva chiesto il rilascio della patente è stato mandato dal ministero dei trasporti davanti a una commisione psichiatrica che ha stabilito per lui un "trattamento di sei mesi" prima di concedere la necessaria autorizzazione.
 

 
 Playboy omosex

Il gruppo Playboy, nato dalla celebre rivista "per soli uomini" specializzata in servizi fotografici ritraenti donne poco vestite, ha deciso di espandersi nel mercato gay partendo dalla Gran Bretagna. Lo ha confermato al "Times", il 3 aprile scorso, l'amministratore delegato del gruppo Christie Hefner. "Dove esiste un mercato gay significativo", ha dichiarato, "siamo pronti a lanciare un prodotto specifico. Non sarei sorpresa se lanciassimo qualcosa già quest'anno, data l'importanza di questo mercato nel Regno unito".
Il gruppo Playboy, che oltre all'omonima rivista diffusa in tre milioni di copie possiede una catena televisiva, è da tempo avviato sulla strada della diversificazione per far fronte alla riduzione dei profitti derivanti dal suo business tradizionale. Si è già affacciato nel settore dell'abbigliamento e degli accessori e ha in programma la commercializzazione di videoclip per telefoni cellulari.
Secondo il settimanale "The business", Playboy potrebbe presto sbarcare in Europa anche con una catena di negozi, come ha già fatto negli Stati uniti, in Giappone e in Australia.
 

 

 

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