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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 83 - Maggio 2006 ]

 
 Pasqua a Washington

Decise a invadere il sancta sanctorum della famiglia americana, centinaia di coppie gay e lesbiche con bambini si sono presentate il lunedì di Pasquetta nei giardini che circondano la Casa bianca, a Washington, per partecipare alla tradizionale "corsa delle uova" che si ripete dal 1878 ed è riservata ai bambini di meno di otto anni e ai loro genitori.
Alla festa hanno preso parte circa 15.000 persone e le associazioni gay avevano annunciato una pacifica partecipazione in massa per chiarire che "le famiglie gay e lesbiche sono dappertutto in America e sono famiglie come tutte le altre". Il biglietto d'invito della Casa bianca, d'altra parte, parlava chiaro e specificava che tutte le famiglie con bambini erano benvenute alla festa. Quindi, con grave scorno dei guppi omofobi conservatori, anche quelle omosessuali.
Per evitare imbarazzi al presidente Bush e a sua moglie Laura, che come tradizione vuole sono apparsi in pubblico per dare il via alla festa, il cerimoniale ha comunque tenuto lontane dalla presenza della coppia presidenziale le famigliole gay e lesbiche, facendo entrare per prime nei giardini della Casa bianca solo famiglie di provata eterosessualità. E siccome gli ingressi erano scaglionati, gay e lesbiche sono potuti entrare solo dopo che il presidente e la first lady se n'erano andati.
Un espediente poco elegante, senza dubbio, che tuttavia è un nulla rispetto ai normali comportamenti dell'amministrazione Bush nei confronti delle organizzazioni glbt. Qualche settimana fa, per citare un caso davvero eclatante, il Pentagono ha ammesso di avere organizzato un'operazione di spionaggio nei confronti delle organizzazioni studentesche attive nella difesa dei diritti glbt e di averle inserite nell'elenco dei gruppi classificati come "minacce credibili di terrorismo". Il motivo? Quelle associazioni, in polemica con la regola del "non chiedere non dire" in vigore nelle forze armate statunitensi (che prevede l'espulsione dai ranghi dei militari gay e lesbiche dichiarati) si erano opposte alla presenza di reclutatori dell'esercito nei campus universitari. Mettendo così a rischio il flusso di soldati volontari destinati a servire la patria in Iraq e in Afghanistan.
 

 
 Il Dalai Lama boccia i gay

Tra tante religioni irriducibilmente omofobiche, il buddismo è considerato l'unica tollerante nei confronti degli omosessuali. Tanto che molti gay e lesbiche, in tutto il mondo, hanno scelto di abbracciare la fede buddista abbandonando altre religioni o l'ateismo.
Ha causato perciò qualche sorpresa un articolo del "Daily telegraph", pubblicato in Italia da "La stampa", in cui il Dalai Lama, capo carismatico del buddismo tibetano, ha dichiarato di non ritenere moralmente legittime le pratiche omosessuali. Il suo, secondo quanto riporta l'articolo, è un "no assoluto e senza sfumature".
"Una coppia gay mi è venuta a trovare", racconta il Dalai Lama, "cercando il mio appoggio e la mia benedizione. Ho dovuto spiegar loro i nostri insegnamenti. Una donna ha presentato un'altra donna come sua moglie: sconcertante. Al pari dell'uso di certe pratiche fra marito e moglie. Usare gli altri due buchi è sbagliato".
"Un amico occidentale", dice ancora il Dalai Lama, "mi ha chiesto che male possa mai venire da due adulti consenzienti che fanno sesso orale, se a loro piace. Ma lo scopo del sesso è la riproduzione, secondo il buddismo. Gli altri buchi non creano vita. Non posso condonare questo genere di pratiche". Sarà contento papa Ratzinger.
 

 

 

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