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Lanciare anatemi contro l'amore
omosessuale è ormai diventata una gradita occupazione quotidiana per
papa Benedetto XVI e per i suoi più stretti collaboratori. L'ultimo
mese ha polverizzato ogni record precedente, con reiterate
esternazioni del pontefice in persona e del cardinale Camillo Ruini,
validamente assistiti dai media e commentati dall'intero mondo
politico italiano, sempre più ipnotizzato dai mantra vaticani.
Gli argomenti sono peraltro sempre gli stessi, ma come si suol dire,
repetita iuvant, soprattutto se gli altri ti danno corda.
I moniti da San Pietro e dintorni si sono fatti particolarmente
ossessivi nei giorni della formazione del governo Prodi, tanto per
evitare che il nuovo inquilino di palazzo Chigi e la sua variegata
squadra di ministri si scordassero che la chiesa non vuole una legge
sui diritti delle coppie gay e lesbiche.
L'11 maggio papa Ratzinger è tornato sul tema in occasione di un
congresso su matrimonio e famiglia alla pontificia università
lateranense. E ha spiegato che le unioni diverse dal matrimonio si
basano su un "amore debole", mentre "solo la roccia dell'amore
totale e irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la
costruzione di una società che diventi una casa per tutti gli
uomini". Applausi a scena aperta dall'opposizone di centrodestra e
dai cattolici del centrosinistra, e reazioni comprensibilmente
indignate di numerosi rappresentanti del movimento glbt.
Non contento, Benedetto XVI ha ribadito il concetto due giorni dopo,
in un discorso rivolto ai membri del pontificio consiglio per la
famiglia, ma ancor più che a loro di nuovo ai politici italiani.
"Politici e legislatori", ha infatti ammonito, devono "salvaguardare
i diritti della famiglia" e non concedere spazio a "soluzioni
giuridiche per le cosiddette unioni di fatto" che, "pur rifiutando
gli obblighi del matrimonio pretendono di godere di diritti
equivalenti".
Ma c'è di peggio: "A volte", ha proseguito, "si vuole addirittura
giungere a una nuova definizione del matrimonio per legalizzare le
unioni omosessuali".
L'unico leader di primo piano che abbia osato contraddirlo
apertamente è stato il neopresidente della camera Fausto Bertinotti,
che il 16 maggio, intervenendo in Tv a "Porta a porta" si è permesso
di dichiararsi a favore dei Pacs dissentendo da un papa che ha
definito "restauratore".
Apriti cielo. E' mancato giusto il fulmine divino a colpire
l'impertinente Bertinotti, ma in compenso i vescovi gliele hano
cantate chiare. "Colpisce, in un esponente di punta della sinistra
approdato a un alto incarico istituzionale", ha sostenuto una nota
del servizio d'informazione religiosa della conferenza episcopale (Sir),
"il fatto che piuttosto che usare la tribuna televisiva per 'dire
qualcosa di sinistra', come forse si attendono i suoi elettori, nel
parlamento e nel paese, finisca con l'oscurare proprio la famiglia,
come ha sottolineato con forza lo stesso Napolitano, è una delle
isituzioni più care, anche al popolo di sinistra".
Papa Benedetto, tanto per non perdere l'abitudine, si è soffermato
nuovamente sulla sua ossessione preferita il 18 maggio, ricevendo il
nuovo ambasciatore australiano presso la santa sede: "Le
pseudo-forme di matrimonio distorcono il disegno del creatore e
minano la verità della natura umana". Inoltre, "confondono un falso
senso di libertà con la vera libertà di scegliere il dono definitivo
di un sì permanente con il quale gli sposi si promettono
reciprocamente" (qualcuno forse potrebbe speigargli che esiste il
divorzio?).
Tra un'esternazione e l'altra, a colmare i vuoti ha pensato il fido
Ruini, che il 15 maggio ha ribadito l'opposizione della chiesa "ai
tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento
giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla
famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a
destabilizzarla".
Già che c'era, il cardinale ha condannato anche il parlamento
europeo, reo di avere approvato una risoluzione contro l'omofobia
che chiede la parità di diritti per le coppie omosessuali.
Tre giorni dopo, non pago, ha richiamato i "principi non
negoziabili" che riguardano in particolare "la promozione e la
tutela della vita umana, della famiglia fondata sul matrimonio e non
di altre forme di unione, del diritto dei genitori a educare i
propri figli".
Chi li ferma più? L'unica soluzione, probabilmente, sarebbe smettere
di starli a sentire.
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