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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 84 - Giugno 2006 ]

 
 Vaticaneide

Lanciare anatemi contro l'amore omosessuale è ormai diventata una gradita occupazione quotidiana per papa Benedetto XVI e per i suoi più stretti collaboratori. L'ultimo mese ha polverizzato ogni record precedente, con reiterate esternazioni del pontefice in persona e del cardinale Camillo Ruini, validamente assistiti dai media e commentati dall'intero mondo politico italiano, sempre più ipnotizzato dai mantra vaticani.
Gli argomenti sono peraltro sempre gli stessi, ma come si suol dire, repetita iuvant, soprattutto se gli altri ti danno corda.
I moniti da San Pietro e dintorni si sono fatti particolarmente ossessivi nei giorni della formazione del governo Prodi, tanto per evitare che il nuovo inquilino di palazzo Chigi e la sua variegata squadra di ministri si scordassero che la chiesa non vuole una legge sui diritti delle coppie gay e lesbiche.
L'11 maggio papa Ratzinger è tornato sul tema in occasione di un congresso su matrimonio e famiglia alla pontificia università lateranense. E ha spiegato che le unioni diverse dal matrimonio si basano su un "amore debole", mentre "solo la roccia dell'amore totale e irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la costruzione di una società che diventi una casa per tutti gli uomini". Applausi a scena aperta dall'opposizone di centrodestra e dai cattolici del centrosinistra, e reazioni comprensibilmente indignate di numerosi rappresentanti del movimento glbt.
Non contento, Benedetto XVI ha ribadito il concetto due giorni dopo, in un discorso rivolto ai membri del pontificio consiglio per la famiglia, ma ancor più che a loro di nuovo ai politici italiani. "Politici e legislatori", ha infatti ammonito, devono "salvaguardare i diritti della famiglia" e non concedere spazio a "soluzioni giuridiche per le cosiddette unioni di fatto" che, "pur rifiutando gli obblighi del matrimonio pretendono di godere di diritti equivalenti".
Ma c'è di peggio: "A volte", ha proseguito, "si vuole addirittura giungere a una nuova definizione del matrimonio per legalizzare le unioni omosessuali".
L'unico leader di primo piano che abbia osato contraddirlo apertamente è stato il neopresidente della camera Fausto Bertinotti, che il 16 maggio, intervenendo in Tv a "Porta a porta" si è permesso di dichiararsi a favore dei Pacs dissentendo da un papa che ha definito "restauratore".
Apriti cielo. E' mancato giusto il fulmine divino a colpire l'impertinente Bertinotti, ma in compenso i vescovi gliele hano cantate chiare. "Colpisce, in un esponente di punta della sinistra approdato a un alto incarico istituzionale", ha sostenuto una nota del servizio d'informazione religiosa della conferenza episcopale (Sir), "il fatto che piuttosto che usare la tribuna televisiva per 'dire qualcosa di sinistra', come forse si attendono i suoi elettori, nel parlamento e nel paese, finisca con l'oscurare proprio la famiglia, come ha sottolineato con forza lo stesso Napolitano, è una delle isituzioni più care, anche al popolo di sinistra".
Papa Benedetto, tanto per non perdere l'abitudine, si è soffermato nuovamente sulla sua ossessione preferita il 18 maggio, ricevendo il nuovo ambasciatore australiano presso la santa sede: "Le pseudo-forme di matrimonio distorcono il disegno del creatore e minano la verità della natura umana". Inoltre, "confondono un falso senso di libertà con la vera libertà di scegliere il dono definitivo di un sì permanente con il quale gli sposi si promettono reciprocamente" (qualcuno forse potrebbe speigargli che esiste il divorzio?).
Tra un'esternazione e l'altra, a colmare i vuoti ha pensato il fido Ruini, che il 15 maggio ha ribadito l'opposizione della chiesa "ai tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla".
Già che c'era, il cardinale ha condannato anche il parlamento europeo, reo di avere approvato una risoluzione contro l'omofobia che chiede la parità di diritti per le coppie omosessuali.
Tre giorni dopo, non pago, ha richiamato i "principi non negoziabili" che riguardano in particolare "la promozione e la tutela della vita umana, della famiglia fondata sul matrimonio e non di altre forme di unione, del diritto dei genitori a educare i propri figli".
Chi li ferma più? L'unica soluzione, probabilmente, sarebbe smettere di starli a sentire.
 
 


 

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