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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 85 - Luglio 2006 ]

 
 Attenti al Pacs

Sempre altissimo il livello dello scontro politico (al di là del merito degli argomenti utilizzati) sul tema dei diritti delle coppie omosessuali. Il massimo di drammatizzazione lo si è raggiunto nel mese di giugno con una polemica nata a margine del pride nazionale torinese. A dare involontariamente fuoco alle polveri è stata una lettera di adesione al pride da parte del ministro delle pari opportunità Barbara Pollastrini, che annunciava una legislazione “umana e saggia” sulla questione delle convivenze di fatto etero ed omosessuali. Tanto è bastato per far perdere la calma a numerosi parlamentari cattolici del centrosinistra. A cominciare dalla presidente del comitato Scienza e vita Paola Binetti (senatrice dell’Ulivo) che ha denunciato la presa di posizione di Barbara Pollastrini come una pericolosa fuga in avanti, visto che sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto non c’è accordo all’interno della maggioranza. In proposito si è sentito alla fine in dovere di intervenire anche il portavoce del presidente del consiglio Prodi, Silvio Sircana, definendo le dichiarazioni del ministro Pollastrini “posizioni personali” e richiamando le disposizioni in materia di unioni civili contenute nel programma elettorale dell’Ulivo. Dove si dice appunto che ci sarà proposta una legge per garantire diritti alle persone che convivono senza essere sposate. Dove ha sbagliato, perciò, Barbara Pollastrini? Non è dato saperlo, se il programma dell’Ulivo ha un qualche senso. Il punto è che i cattolici fedeli alla linea del cardinale Ruini, ormai stabilmente costituiti come gruppo di pressione all’interno della maggioranza di governo, vogliono fare di tutto per impedire l’approvazione di leggi “umane e sagge” sulle unioni civili. E che il capo del governo dà loro ragione, giudicando prioritarie altre questioni politiche “più urgenti”. La senatrice Binetti, in un’intervista rilasciata tre giorni dopo il pride torinese, ha chiarito per l’ennesima volta che in questa legislatura non ci saranno i Pacs (“non previsti dal programma”) ma neppure un provvedimento che garantisca il valore pubblico dei diritti delle convivenze. Mentre il ministro delle giustizia Clemente Mastella, minacciando “deflagrazioni” nell’alleanza di centrosinistra, teorizza il ritorno al voto di coscienza sui cosiddetti temi etici. Si tratterebbe in sostanza di fare in modo che su argomenti come le coppie omosessuali o la ricerca sulle cellule staminali non ci fosse alcun vincolo di maggioranza, come c’è sulla politica economica o sulla politica estera. L’opposizione di centrodestra, intanto, sguazza nelle difficoltà del centrosinistra e prosegue nei suoi ripetitivi deliri sul presunto “zapaterismo” del governo Prodi. Confortata dalle non meno ossessive sparate delle gerarchie cattoliche, che non smettono di scagliarsi con toni da crociata contro i diritti di gay e lesbiche. Secondo la formulazione dell’ultimo documento prodotto dal pontificio consiglio per la famiglia, ad esempio, è nientemeno che l’”eclissi di Dio” a ispirare le leggi che riconoscono “coppie insolite di omosessuali che rivendicano gli stessi diritti riservati a marito e moglie”. Ottimista a dispetto delle apparenze appare invece il segretario dei Ds Piero Fassino, secondo il quale le polemiche sulle unioni di fatto non costituiscono, come sembra ai più, uno scoglio per il partito democratico che dovrebbe nascere dalla fusione tra i Ds e la Margherita. “Penso che ci siano le condizioni”, ha detto infatti Fassino, “perché l’Ulivo, anche su queste materie, possa realizzare una sintesi utile al paese”. Per raggiungere la sintesi bisogna però quantomeno cominciare a discutere nel merito, anziché limitarsi alle reciproche invettive. A questo scopo il deputato del Prc Vladimir Luxuria ha invitato a “calendarizzare immediatamente” il dibattito sui Pacs in parlamento. “È necessario”, ha chiarito Luxuria, “ per rispondere alle persone che hanno determinato la vittoria dell’Unione. Una delle questioni poste come spartiacque tra il centrodestra e il centrosinistra è stat proprio quella delle unioni civili. Quindi, un segno di cambiamento e di rispetto nei confronti di chi ha votato il programma dell’Unione è di parlarne, di discuterne civilmente in parlamento”.
 

 

 

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