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Sempre altissimo il livello dello scontro
politico (al di là del merito degli argomenti utilizzati) sul tema
dei diritti delle coppie omosessuali. Il massimo di drammatizzazione
lo si è raggiunto nel mese di giugno con una polemica nata a margine
del pride nazionale torinese. A dare involontariamente fuoco alle
polveri è stata una lettera di adesione al pride da parte del
ministro delle pari opportunità Barbara Pollastrini, che annunciava
una legislazione “umana e saggia” sulla questione delle convivenze
di fatto etero ed omosessuali. Tanto è bastato per far perdere la
calma a numerosi parlamentari cattolici del centrosinistra. A
cominciare dalla presidente del comitato Scienza e vita Paola
Binetti (senatrice dell’Ulivo) che ha denunciato la presa di
posizione di Barbara Pollastrini come una pericolosa fuga in avanti,
visto che sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto non c’è
accordo all’interno della maggioranza. In proposito si è sentito
alla fine in dovere di intervenire anche il portavoce del presidente
del consiglio Prodi, Silvio Sircana, definendo le dichiarazioni del
ministro Pollastrini “posizioni personali” e richiamando le
disposizioni in materia di unioni civili contenute nel programma
elettorale dell’Ulivo. Dove si dice appunto che ci sarà proposta una
legge per garantire diritti alle persone che convivono senza essere
sposate. Dove ha sbagliato, perciò, Barbara Pollastrini? Non è dato
saperlo, se il programma dell’Ulivo ha un qualche senso. Il punto è
che i cattolici fedeli alla linea del cardinale Ruini, ormai
stabilmente costituiti come gruppo di pressione all’interno della
maggioranza di governo, vogliono fare di tutto per impedire
l’approvazione di leggi “umane e sagge” sulle unioni civili. E che
il capo del governo dà loro ragione, giudicando prioritarie altre
questioni politiche “più urgenti”. La senatrice Binetti, in
un’intervista rilasciata tre giorni dopo il pride torinese, ha
chiarito per l’ennesima volta che in questa legislatura non ci
saranno i Pacs (“non previsti dal programma”) ma neppure un
provvedimento che garantisca il valore pubblico dei diritti delle
convivenze. Mentre il ministro delle giustizia Clemente Mastella,
minacciando “deflagrazioni” nell’alleanza di centrosinistra,
teorizza il ritorno al voto di coscienza sui cosiddetti temi etici.
Si tratterebbe in sostanza di fare in modo che su argomenti come le
coppie omosessuali o la ricerca sulle cellule staminali non ci fosse
alcun vincolo di maggioranza, come c’è sulla politica economica o
sulla politica estera. L’opposizione di centrodestra, intanto,
sguazza nelle difficoltà del centrosinistra e prosegue nei suoi
ripetitivi deliri sul presunto “zapaterismo” del governo Prodi.
Confortata dalle non meno ossessive sparate delle gerarchie
cattoliche, che non smettono di scagliarsi con toni da crociata
contro i diritti di gay e lesbiche. Secondo la formulazione
dell’ultimo documento prodotto dal pontificio consiglio per la
famiglia, ad esempio, è nientemeno che l’”eclissi di Dio” a ispirare
le leggi che riconoscono “coppie insolite di omosessuali che
rivendicano gli stessi diritti riservati a marito e moglie”.
Ottimista a dispetto delle apparenze appare invece il segretario dei
Ds Piero Fassino, secondo il quale le polemiche sulle unioni di
fatto non costituiscono, come sembra ai più, uno scoglio per il
partito democratico che dovrebbe nascere dalla fusione tra i Ds e la
Margherita. “Penso che ci siano le condizioni”, ha detto infatti
Fassino, “perché l’Ulivo, anche su queste materie, possa realizzare
una sintesi utile al paese”. Per raggiungere la sintesi bisogna però
quantomeno cominciare a discutere nel merito, anziché limitarsi alle
reciproche invettive. A questo scopo il deputato del Prc Vladimir
Luxuria ha invitato a “calendarizzare immediatamente” il dibattito
sui Pacs in parlamento. “È necessario”, ha chiarito Luxuria, “ per
rispondere alle persone che hanno determinato la vittoria
dell’Unione. Una delle questioni poste come spartiacque tra il
centrodestra e il centrosinistra è stat proprio quella delle unioni
civili. Quindi, un segno di cambiamento e di rispetto nei confronti
di chi ha votato il programma dell’Unione è di parlarne, di
discuterne civilmente in parlamento”.
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