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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 85 - Luglio 2006 ] |
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Sconfessato
Bush |
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L’amministrazione Bush e i suoi strateghi
elettorali puntano sull’omofobia per racimolare consensi in vista
del voto di medio termine. Il calcolo, come gli stessi repubblicani
hanno ammesso in più occasioni, è brutalmente aritmetico:
l’avversione popolare ai matrimoni gay è il tema conservatore che
raggiunge, con il 59%, il migliore indice di gradimento in questi
tempi di vacche magre. Per frenare la rovinosa caduta del proprio
indice di popolarità, quindi, il presidente Bush ha rivestito i
panni del crociato della morale rilanciando la proposta di inserire
nella Costituzione degli Stati Uniti la proibizione dei matrimoni
tra persone dello stesso sesso. Il senato è stato nuovamente
chiamato a esprimersi sulla questione il 7 giugno e ha sbarrato di
nuovo la strada alla crociata presidenziale. Per approvare
l’emendamento alla costituzione promosso da Bush (secondo il quale
si può chiamare matrimonio solo l’unione tra un uomo e una donna)
occorreva la maggioranza dei due terzi, cioè 60 dei cento voti
disponibili. I sì si sono invece fermati a quota 49, contro 48 no,
senza neppure raggiungere la maggioranza assoluta. Scacco politico
indubbio per Bush (anche perché i repubblicani contavano di ottenere
51 voti) ma in buona parte già messo nel conto. La vera posta in
gioco, per il presidente e le sue chances di non dover coabitare
negli ultimi due anni di mandato con una maggioranza parlamentare
democratica, è la rimobilitazione elettorale della destra religiosa,
che dopo avergli fatto vincere le elezioni per due volte tende oggi,
come il resto dell’America, a dargli meno fiducia che in passato. Il
bilancio finale lo si farà dopo il voto, ma per il momento il
tentativo di ridare entusiasmo all’elettorato bigotto non sembra
molto riuscito. La mossa della Casa Bianca, infatti, è stata
giudicata pura propaganda elettorale anche dai portabandiera della
crociata contro i matrimoni omosessuali. Un altro dato che dovrebbe
impensierire Bush è il fatto che la maggioranza degli americani, pur
essendo contraria alle nozze gay, non vede di buon occhio una
modifica della costituzione in senso omofobico. L’idea di inserire
discriminazione in un testo che deve garantire i diritti di tutti
spaventa anche il centro moderato. E a questo punto appoggiarsi alla
destra religiosa potrebbe diventare del tutto inutile, se non
addirittura controproducente.
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Canberra
soccombe |
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Il suo modello è George W. Bush, ma
quello del primo ministro australiano John Howard è il classico caso
dell’allievo che supera il maestro. Mentre Bush infatti annaspa in
America, lui ha già in mano da un paio d’anni una legge federale che
vieta i matrimoni gay e la applica. Il 13 giugno scorso, infatti, ha
affondato d’autorità, abolendone ogni effetto, la legge sulle unioni
civili tra coppie dello stesso sesso approvata dal parlamento del
territorio autonomo della capitale (Act), Canberra. “Non siamo
preparati”, ha dichiarato Howard, “ad accettare un chiaro tentativo
di mettere sullo stesso piano le unioni civili e il matrimonio. Non
lo consideriamo accettabile”. La legge approvata dal Territorio di
Canberra poche settimane prima, in effetti, pur specificando che
un’unione civile non è un matrimonio, accordava alle coppie
omosessuali diritti analoghi a quelli delle coppie sposate. Il
governo centrale l’ha pertanto dichiarata nulla, accusando il
Territorio di Canberra di aver agito in contrasto con la
legislazione federale e al di sopra delle proprie competenze.
Canberrà ha annunciato un ricorso al senato federale per ottenere
l’annullamento della decisione governativa. La battaglia continua.
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