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Rassagna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 86 - Agosto 2006 ] |
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Bindi
alla ciance |
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Cosa farà la neoministro per la famiglia
Rosy Bindi a favore delle coppie di fatto? Chi lo capisce è un
genio, almeno leggendo le 22 pagine del programma del suo ministero
presentato nelle scorse settimane. “Le convivenze di fatto,
caratterizzate dai requisiti della stabilità minima e della
volontarietà”, scrive Bindi nel programma, “sono certamente
formazioni sociali indirettamente richiamate dall’articolo 2 della
costituzione e pertanto le prerogative e le facoltà delle persone
che ne fanno parte devono avere un riconoscimento giuridico. Quindi
l’ordinamento italiano troverà forme idonee ad assicurare alle
persone che ne fanno parte il godimento dei diritti di cittadinanza
sociale, senza in alcun modo ledere i diritti riconosciuti alla
famiglia dall’articolo 29 della costituzione”. Non un minimo
accenno, come si vede, alla sostanza pratica del contendere e ai
diritti reali che l’attuale governo e la sua maggioranza
parlamentare intende concedere alle famiglie di fatto. La complicata
formulazione scelta dal ministro Bindi appare piuttosto motivata
dalla preoccupazione di non urtare la suscettibilità di nessuno
nello scontro di civiltà in corso sull’argomento tra laici e
cattolici. Il che fa ritenere che quella che ci aspetta sarà
un’altra legislatura di aria fritta. Rosy Bindi pare comunque avere
le idee chiare almeno su ciò che non bisogna fare. In un’intervista
a “Panorama” ha infatti dichiarato che “bisogna esser certi che
tutto questo gra parlare di adozioni ai single non diventi l’ariete
per consentire l’adozione alle coppie omosessuali". Fortuna che in
materia di unioni civili il ministero della famiglia condivide le
competenze con quello delle pari opportunità, alla guida del quale
si torva la laica Barbara Pollastrini. Anche lei, però, dopo essere
stata al centro di polemiche in occasione del pride nazionale di
Torino, non si sbilancia più di tanto. In un’audizione alla
commissione affari costituzionali del senato, all’inizio di luglio,
si è limitata a dire che le convivenze, etero e omo, “devono essere
regolamentate”, e che “c’è un’opinione pubblica che chiede un
saggio, umano e ragionevole riconoscimento delle coppie di fatto”.
Per trovare un illustre esponente della maggioranza che parla un po’
più chiaro bisogna arrivare gino a Enrico Boselli della Rosa nel
pugno. “Sono favorevole ai matrimoni gay”, ha dichiarato in una
recente intervista, "ma non è un argomento all’ordine del giorno”.
In Italia dobbiamo piuttosto pensare ai Pacs: “Dobbiamo fare in modo
che un milione e mezzo di persone abbiano diritti di serie A, come
le coppie sposate. È una battaglia di civiltà. Su questo tema
l’Italia è isolata all’interno dell’Europa: nonostante le
resistenze, soprattutto da parte delle gerarchie cattoliche, è
un’anomalia destinata a cadere”. Il problema è solo riuscire a
immaginare quando.
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L’Aquila
polemica |
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Chi si mettesse di questi tempi in
viaggio verso i confini della realtà non potrebbe fare a meno di
imbattersi, prima o poi, nell’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe
Molinari, che sicuramente vive da quelle parti. E da lì lancia
proclami che più che il paradiso potrebbero fargli meritare una
visita specialistica. Monsignor Molinari se l’è presa infatti del
tutto a freddo contro la presenza in città di alcuni illustri
rappresentanti della comunità glbt, a margine di una gustosa guerra
di provincia intorno alla traslazione delle spoglie della Beata
Antonia (vissuta nel XV secolo) da un monastero in città a uno fuori
porta. I fedeli aquilani erano contrarissimi allo spostamento e si
sono mobilitati per impedirlo, facendo molto arrabbiare
l’arcivescovo e spingendolo a rispondere con accese invettive. “Si
invitano i cristiani aquilani”, ha dichiarato Molinari, “ad
insorgere contro il presunto sopruso della traslazione della Beata
Antonia, preannunciando altrimenti conseguenze negative per la
stessa religione. Eppure in questi giorni all’Aquila, al festival
dell’Unità, sono stati invitati Vladimir Luxuria e Franco Grillini
dell’Arcigay. Ebbene, non c’è nessun cristiano aquilano che
s’indigna per tutto questo”. Sarà sfuggito all’arcivescovo che
Luxuria e Grillini sono entrambi, al momento, parlamentari in
carica, prima che membri della famigerata lobby omosessuale?
Certamente no, perché la sua indignazione si basa su una lucida
analisi politica. “Alla sinistra”, sostiene Molinari, “non stanno
più a cuore gli operai e i contadini, ma solo un opaco mondo
borghese, impastato di individualismo e di edonismo. Anche nella
nostra città, disgraziatamente, i problemi che angosciano chi è
senza lavoro sono passati in secondo piano. Al primo posto ci sono
le battaglie di Luxuria e Grillini. Potrei aggiungere che a via Roma
esiste un’associazione per lo sbattezzo, sponsorizzata da alcune
frange della sinistra”. “Forse il vescovo”, ha commentato Franco
Grillini, “non si è ancora reso conto di vivere in uno stato laico e
democratico dove ogni cittadino, quindi anche il sottoscritto, ha il
pieno diritto di esprimere le proprie proposte e le proprie idee
senza ostacoli”. Forse non si è nemmeno reso conto di vivere nel XXI
secolo. E qui ci potrebbe pure essere zampino della Beata Antonia,
alla quale magari non è piaciuto essere sfrattata dalla tomba dopo
cinque secoli.
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