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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 86 - Agosto 2006 ]

 
 Benedetta famiglia

Strombazzatissimo dai media, il viaggio papale in Spagna dell’8 e 9 luglio scorsi è stato un’occasione monotematica per ribadire il sempre più isterico no del Vaticano ai matrimoni omosessuali. Benedetto XVI è volato a Valencia, nella tana del “lupo” Zapatero, a chiudere il quinto congresso mondiale delle famiglie. E qui ha ripetuto per l’ennesima volta che il matrimonio eterosessuale, fondato sull’unione “indissolubile” tra un uomo e una donna, “è un’istituzione insostituibile secondo i piani di Dio”. È ciò che serve per assicurare un futuro all’umanità, mentre i matrimoni gay sono espressione dell’individualismo laicista che pretende di organizzare la società secondo “desideri soggettivi e mutevoli” sprovvisti di valore oggettivo. Il papa ha voluto andare a dire personalmente queste cose proprio in Spagna, paese cattolico che ha aperto le porte alle nozze omosessuali, per dimostrare che la chiesa non si arrende e continuerà a battersi con tutte le sue energie per conservare il monopolio della famiglia tradizionale. L’ha fatto però, volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, senza pronunciare scomuniche e senza concedere troppe soddisfazioni all’oltranzismo cattolico che avrebbe gradito una chiamata alle armi non metaforica da parte del papa. La vera e liberatoria forzatura l’ha compiuta invece il primo ministro Zapatero, annunciando e mantenendo il proposito di non partecipare alla messa celebrata da Benedetto XVI alla presenza della famiglia reale spagnola. Nemmeno Fidel Castro aveva osato tanto, ha commentato il Vaticano cercando di drammatizzare a proprio favore la situazione. Malgrado ciò, il papa ha ricevuto cortesemente Zapatero e la sua vice, Maria Teresa Fernandez de la Vega, dicendosi convinto che anche con il governo di Madrid ci sarà la possibilità di collaborare. Gli interessi e i privilegi della chiesa in Spagna, d’altra parte, sono consistenti, e per salvaguardarli qualche disponibilità alla trattativa ci vuole. La trasferta spagnola non ha comunque sminuito l’importanza del fronte italiano nella guerra dei valori familiari. Andando e tornando da Valencia, papa Ratzinger ha trovato il modo di indirizzare appelli in difesa della famiglia cattolica al presidente della repubblica Napolitano e al popolo italiano, che come riconosce l’ufficio stampa del Vaticano si è sempre distinto in materia di fedeltà alle tradizioni. Se a Madrid tocca negoziare, a Roma non ce n’è bisogno.

 

 Regine si nasce

Al diavolo l’eredità, la vita sfarzosa e il titolo di maharaja: il principe Manvendra Singh Gohil, rampollo quarantenne di una dinastia un tempo regnante nel Gujarat (India nordoccidentale), ha scelto la libertà, annunciando al mondo di essere gay e di aver trovato una nuova famiglia nella comunità omosessuale. Sul suo capo si sono perciò puntualmente abbattute le ire del parentado bacchettone, che lo ha ripudiato con altrettanto clamore. La mamma ha addirittura emesso un comunicato per fare sapere che nessuno dovrà d’ora in poi dovrà più riferirsi a lei come madre del principe. D’altro canto, come ha raccontato Manvendra ai giornalisti, i rapporti erano ormai compromessi. La famiglia, dopo aver tentato di curare la sua omosessualità e averlo costretto a un matrimonio di facciata, l’aveva relegato in un’ala appartata del palazzo avito, dalla quale il principe è fuggito con gioia per dedicarsi al volontariato anti Aids per conto del governo del Gujarat. “Sentivo che non era più giusto vivere nella bugia e nella solitudine”, ha spiegato. “Tutto quello che voglio fare ora è assicurare che si parli dell’argomento, che la gente cominci a parlare di omosessualità e soprattutto che ci venga riconosciuta una sorta di status”. Un coming out così regale è certamente un buon punto di partenza.
 
 

 

 

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