|
Gerusalemme: in forse fino
all’ultimo lo svolgimento del Worldpride in programma dal 6 al 12
agosto. Causa del più che probabile rinvio sarà quest’anno la guerra
con il Libano scatenata da Israele con l’intento di chiudere i conti
con gli hezbollah sciiti. L’ipotesi di cancellare il Worldpride
trova l’icondizionato favore di molti leader religiosi che avevano
invitato i fedeli alla resistenza contro la minaccia omosessuale.
Nel quartiere ultraorotodosso di Gerusalemme avevano perfino fatto
la loro comparsa, nelle scorse settimane, manifesti che promettevano
una taglia pari a 20.000 euro a “chiunque provochi la morte di una
di queste persone giunte da Sodoma e Gomorra”.
Lisbona: è entrata in vigore il mese scorso la nuova legge
sulla fecondazione assistita approvata in maggio dal parlamento
portoghese. Il testo, sull’esempio di quello approvato in Italia,
vieta l’accesso alle tecniche di riproduzione assistita alle coppie
omosessuali e ai single, permettendolo invece a tutti le coppie
eterosessuali sposate o convivente da almeno due anni.
Taipei: uno studente universitario taiwanese di 22 anni ha
disconosciuto i propri genitori e fatto causa a un ospedale
psichiatrico dopo essere stato sottoposto a un trattamento forzato
per “diventare eterosessuale”. In una conferenza stampa, il giovane
ha affermato di essere stato ricoverato contro la sua volontà e
trattenuto a forza in un reparto psichiatrico per 56 giorni. Per
ottenere il loro scopo, i genitori non hanno esitato a versare un
potente sonnifero nel caffè del figlio. Naturalmente “per il suo
bene”.
Melbourne: un cittadino australiano è finito sotto processo
con l’accusa di aver tentato per 46 volte, negli ultimi cinque anni,
di infettare intenzionalmente con il virus Hiv i suoi partner
sessuali. La denuncia era partita da cinque uomini, due dei quali
attualmente sieropositivi, ma grazie alla pubblicità che il caso ha
avuto, altri undici hanno successivamente deciso di sporgere
denuncia.
Glasgow: dieci pompieri in servizio nella più popolosa città
della Scozia sono finiti sotto inchiesta per aver rifiutato di
obbedire all’ordine del loro capitano di prendere parte al pride
glbt cittadino per distribuire materiale informativo sulla sicurezza
antincendio. Il gesto di insubordinazione sarebbe stato giustificato
sulla base di “principi morali”. La vicenda ha comunque scatenato
qualche polemica politica, cavalcata ovviamente dagli omofobi scesi
in campo del diritto di rifiutare di fare proprio dovere in
un’occasione come il pride.
|