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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 87 - Settembre 2006 ]

 
 Pacseide

Mai e poi mai o nel 2011? L’inquietante interrogativo sulla futuribile approvazione (o meno) dei Pacs è stato uno dei piatti forti del dibattito politico al meeting di Comunione e liberazione. E il popolo ciellino radunato a Rimini non ha fatto mistero di tifare in modo sfegatato per il “mai e poi mai”. La platea degli ultras cattolici ha sistematicamente applaudito tutti i politici che promettono lotta dura contro i Pacs, fischiando con altrettanto vigore quelli che invece la pensano diversamente. Dal clamore dei fischi ciellini è stata sommersa anche la senatrice dell’Ulivo Paola Binetti, vestale dell’ortodossia religiosa nel centrosinistra, che pur avendo ribadito il no più categorico ai Pacs è stata accolta al grido di “venduta” perché i ciellini non le perdonano di aver aiutato i “comunisti” di Prodi a tornare al potere. Lei comunque procede per la sua strada e ogniqualvolta che le capita l’occasione ripete che i Pacs non sono nel programma di governo. Come del resto puntualizza appena può anche il ministro della famiglia Rosy Bindi, che in una recente intervista ha azzardato la scadenza del 2011 (cioè della prossima legislatura) per un’eventuale approvazione della riforma. Il verde Alfonso Pecoraro Scanio però non ci sta, e risponde che nel programma dell’Ulivo si parla di unioni civili (etero e gay) e che una legge in proposito passerà presto. Ma il ministro della giustizia Clemente Mastella precisa a sua volta che neppure lui, da buon cattolico, l’accetterà mai. La soluzione suggerita da Mastella per l’evidente dissidio interno alla maggioranza è di non cercare un impossibile accordo nel centrosinistra ma di andare in parlamento e vedere lì se i Pacs, con l’ipotetico apporto di esponenti laici del centrodestra, hanno i numeri per passare. In quel caso si farà la legge e il governo non cadrà. A sostegno dello schieramento anti Pacs è intervenuto a Rimini anche Giulio Andreotti, che ha fatto gongolare di piacere il pubblico presente spiegando che al senato una legge sui diritti delle coppie omosessuali dovrà fare i conti anche con il no della maggior parte dei senatori a vita, il cui voto è decisivo per gli equilibri della maggioranza. Il meeting di Cl ha insomma chiarito la strada è ancora tutta in salita. “Una cosa è certa”, ha commentato il deputato ds Franco Grillini, che con una lettera aveva chiesto ai ciellini di aprirsi al confronto sui Pacs, “Cl e il meeting di Rimini hanno dimostrato l’incapacità del cattolicesimo integralista di confrontarsi e dialogare. In particolare permane una violenta discriminazione verso gli omosessuali, che non solo non sono degni di essere invitati nche quando si parla di loro, ma vengono come sempre additati come avversari e nemici da combattere. È triste che alle soglie del terzo millennio si debba riscontrare una comunità ecclesiale in lotta col mondo e incapace di interpretarlo se non con le armi dell’invettiva e dell’esclusione”.

 

 Leone gay a Venezia

A partire dall’edizione del 2007, la mostra del cinema di Venezia istituirà un premio per il miglior film a tematica glbt. La decisione è il frutto di un accordo tra il direttore della mostra Marco Muller e l’Arcigay, che attraverso il suo circolo culturale veneziano CinemArte formerà una giuria di cinque esperti cui spetterà assegnare il riconoscimento. Al festival del cinema di Berlino un premio per il cinema omosessuale esiste da un bel po’ di anni e nessuno dice niente, ma a Venezia l’annuncio della creazione del “Leone gay” ha surriscaldato parecchie coscienze timorate. In prima fila alcuni sacerdoti, capitanati da don Carlo Massari, ex parroco del Lido già protagonista di passate battaglie sulla moralità della mostra cinematografica, secondo il quale “l’omosessualità è un disvalore, è diseducativa in quanto è contro natura e quindi va anche contro la persona umana”. Veementi e incisivi, come sempre, anche i leghisti, che hanno proposto di combattere la piaga omosessuale istituendo una rassegna di cinema hard eterosessuale in contemporanea e in polemica con il premio gay. Il commento più scioccante è comunque quello della senatrice Maria Burani Procaccini (Forza Italia), che quando si parla di gay non capisce più niente. Il premio a tematica glbt, a suo parere, è “una forma di sensazionalismo sessista e razzista che travalica ogni requisito estetico e divide il cinema secondo categorie di appartenenza sessuale”. Facendo appello alla propria cultura cinematografica, la senatrice Procaccini si è chiesta “se Morte a Venezia o alcuni film di Fassbinder, per citare solo esempi di tanti film con un soggetto in cui l’omosessualità aveva un significato, siano da considerare capolavori, come io credo, di tutti i generi, oppure prodotti di nicchia come intenderebbe far capire la scelta operata dalla Biennale. C’è un’aria torva di strumentalizzazione sessuale in chiave politica che è offensiva per la libertà e per le sue manifestazioni e che cerca di irreggimentare la creatività artistica in una gabbia preconfezionata: una cosa inconcepibile e di chiaro stampo coreano”. Quando ci vuole ci vuole.
 
 

 

 

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