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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 87 - Settembre 2006 ]

 
 Dal Baltico con furore

È di 15 feriti il bilancio del pride glbt che si è svolto il 12 agosto scorso a Tallin, capitale della repubblica baltica dell’Estonia. L’Estonia dovrebbe essere la più moderna e tollerante delle tre repubbliche baltiche da poco entrate nella Ue. È anche il paese europeo con meno praticanti religiosi. Ma protagonisti del Pride sono stati piuttosto i contestatori naziskin. I manifestanti capeggiati da vispe lesbiche erano solo 250 a dir tanto, nonostante i piccoli apporti stranieri. Non c´erano etero-sostenitori. L’andamento del corteo era un po’timido e spaventato quasi senza slogan, dopo che l´esordio era stato contrassegnato da un allarme bomba, scatenato con una telefonata anonima al locale gay davanti al quale ci si concentrava. I naziskin contestatori lanciavano uova, e addirittura si infiltravano urlando nel corteo. Sono volati anche parecchi sassi e infatti qualcuno è rimasto ferito. La polizia è intervenuta varie volte e ha fermato diverse persone, non riuscendo comunque ad arginare più di tanto le azioni di disturbo dei naziskin. La partecipazione gaylesbica, inferiore a quella degli anni precedenti, sarebbe da addebitarsi a timore di incidenti, dopo quelli avvenuti due settimane fa a Riga, capitale della adiacente Lettonia. Come già accade nelle vicine Russia, Bielorussia e Polonia, anche nelle piccole repubbliche baltiche spira il vento dell’omofobia, preoccupando non poco i rappresentanti delle istituzioni europee. Qualche volta però l’omofobia fa quasi ridere tantro diventa caricaturale. Come nel caso di una recente scaramuccia diplomatica tra la Bielorussia e la Lettonia, in cui i bielorussi, come nel remake di una storia dei tempi della guerra fredda, hanno incastrato un diplomatico lettone filmandolo nel corso di un rapporto sessuale con un altro uomo. Poi l’hanno espulso dal paese, scatenando all’interno una strillatissima campagna scandalistica contro il nemico gay. La Lettona, per rappresaglia, ha espulso un diplomatico bielorusso per “attività incompatibili” con il servizio.
 

 

 Terminator in retromarcia

I sondaggi sulle imminenti elezioni per il rinnovo dell’incarico di governatore della California erano tutti dalla sua. Eppure lui non era tranquillo. Così il muscoloso Arnold Schwarzenegger ha pensato di fare un passo falso tanto per creare un po’ di suspence. In vista della fase più calda della campagna elettorale, il governatore ha accolto nel suo staff il signor Ben Lopez, notissimo lobbista antigay per conto della "Traditional values coalition". Un uomo tutto d’un pezzo, la cui funzione doveva essere partire alla rincorsa del voto ultraconservatore, per il quale Schwarzenegger aveva perso attrattiva anche a causa di un atteggiamento giudicato troppo morbido verso la comunità glbt. Aveva persino incluso degli attivisti gay tra i suoi collaboratori, e l’assunzione di un loro avversario era un gesto per bilanciare la situazione. Non aveva tuttavia previsto la virulenza dello sdegno popolare per questo atto doppiogiochista. Un esempio di cinismo politico senza attenuanti, definito da "Equality California" “un affronto, non solo alla comunità glbt ma a tutti i californiani che si oppongono alle macchinazioni sottobanco di repubblicani come Carl Rove e e George Bush, che attaccano la nostra comunità deliberatamente per il loro meschino tornaconto politico”. Sommerso dai dissensi, Schwarzenegger ha ingranato la retromarcia e a pochi giorni dall’assunzione ha licenziato il lobbista omofobo senza rilasciare commenti alla stampa. La versione ufficiale confezionata per salvare la faccia parlava di un incarico temporaneo giunto al termine, ma non era minimamente credibile. La verità più probabile è che l’ingaggio di un estremista di destra abbia rischiato di spaventare troppo gli elettori di centro, inducendo lo staff del governatore a una repentina correzione di rotta. La gran parte del popolo votante glbt sceglierà comunque il candidato democratico Phil Angelides. Non si perdona facilmente a Schwarzenegger di aver usato i suoi poteri per contrastare la legalizzazione del matrimonio omosessuale in California.

 

 

 

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