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È andata bene anche dal punto di vista
della partecipazione la manifestazione “orgoglioso antifascismo”
organizzata a Catania il 16 settembre per protestare contro il
tentativo di impedire il pride cittadino messo in atto il 28 giugno
scorso dai neofascisti di Forza nuova.
Per la questura, che in questi casi non è mai di manica larga, i
partecipanti erano più di 3.000, in rappresentanza di decine di
associazioni e centri sociali di tutta Italia.
Forza nuova voleva fare il bis in questa occasione e aveva chiesto
l’autorizzazione (negata) a manifestare lo stesso giorno.
Il corteo ha sfilato per il centro cittadino lanciando slogan contro
il fascismo e l’omofobia ed esprimendo speranza nei confronti delle
recenti promesse governative di sanzionare in modo specifico gli
atti di odio rivolti contro le persone glbt. Unico neo, come ha
lamentato Maria Gigliola Toniollo dell’ufficio Nuovi diritti della
Cgil nazionale, la “completa assenza di parlamentari e figure
istituzionali”.
Ha contribuito a questa lacuna anche il fatto che sempre il 16
settembre si è svolta a Viareggio un’altra manifestazione contro
l’omofobia, convocata dopo lo stupro di una ragazza lesbica avvenuto
quest’estate a Torre del Lago. |
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Si continua a discutere di Pacs e alcuni
parlamentari hanno sollecitato nelle scorse settimane l’inizio di un
confronto ufficiale in sede legislativa sul tema del riconoscimento
giuridico delle coppie di fatto. La questione è del resto contenuta
nel programma elettorale dell’attuale maggioranza di governo e il
presidente del consiglio Prodi ha ribadito nuovamente il mese scorso
che il compromesso raggiunto sull’argomento (ovvero riconoscere i
diritti delle persone che formano unioni di fatto) rimane un punto
di riferimento.
Sulla stessa linea si è schierato il segretario dei Ds Piero Fassino
chiudendo la festa nazionale dell’Unità a Pesaro.
Al continuo pressing in favore dei Pacs risponde picche una parte
dei cattolici dell’Unione, ma con crescente disagio di fronte agli
appelli alla mediazione costruttiva provenienti dall’ala laica della
coalizione.
Così, a galvanizzare le sue truppe schierate sotto i vessilli del
centrosinistra è intervenuto per l’ennesima volta con fiera
intransigenza il cardinale Ruini, che aprendo il 18 settembre i
lavori del consiglio permanente della conferenza episcopale italiana
ha confermato il no totale a qualunque soluzione di compromesso. Il
rifiuto dei Pacs, ha ricordato Ruini, fa parte dei principi che la
chiesa ritiene non negoziabili e ai quali i politici cattolici sono
chiamati ad attenersi. “Sarà molto importante”, ha affermato il
cardinale, “che si affermi un atteggiamento diverso sulla tutela e
la promozione della famiglia fondata sul matrimonio”, così come è
fondamentale respingere “senza ambiguità le ipotesi e proposte di
riconoscimento giuridico pubblico delle unioni di fatto”.
Nel mirino del Vaticano ci sono soprattutto quei cattolici del
centrosinistra, a cominciare dal ministro per la famiglia Rosy Bindi,
che dichiarano sempre più spesso senza timore che non si possono
ignorare i diritti di coloro che non vogliono o non possono
sposarsi.
Ma l’uscita di Ruini, più che raccogliere consensi da parte di chi
ubbidisce volentieri alle direttive della chiesa, hanno irritato i
laici. Mentre il deputato diessino Franco Grillini invitava tutti i
colleghi a “disobbedire agli ordini di servizio” del cardinale e il
ministro delle pari opportunità Barbara Pollastrini garantiva che il
governo continuerà ad attenersi al proprio programma (coppie di
fatto incluse), numerosi altri esponenti del centrosinistra hanno
fatto sapere che non se ne può più delle incessanti intromissioni
clericali nella politica italiana.
Anche la chiesa, a furia di ripetersi, stufa.
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