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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 88 - Ottobre 2006 ]

 
 Il mago Berlino

Klaus Wowereit, riconfermato sindaco di Berlino, è stato il vero vincitore delle elezioni amministrative tedesche del 17 settembre. Nella capitale ha trascinato i socialdemocratici sopra il 30% dei consensi, con un margine di circa 10 punti di vantaggio sugli avversari democristiani piombati al minimo storico, e con la possibilità di scegliere a sinistra tra i verdi e il partito ex comunista per formare il nuovo governo regionale di coalizione.
Per capire l’entità della vittoria basta fare un confronto con i risultati del Meclemburgo, l’altra regione in cui si è votato, dove i socialdemocratici hanno perso quindici punti rispetto alle elezioni precedenti e dove il malcontento popolare ha portato nel parlamento regionale il partito neonazista con oltre il 7% dei consensi.
Anche a Berlino, per la verità, il governo uscente è stato penalizzato dagli elettori scontenti della rigida politica di tagli alle spese applicata negli ultimi anni, ma ad andarci di mezzo sono stati gli ex comunisti, usciti dalle urne con un consenso quasi dimezzato, mentre i loro alleati socialdemocratici hanno al contrario aumentato i voti. Tutto merito della popolarità del sindaco Wowereit, secondo i commentatori, che ha dimostrato sul campo che il fatto di essere gay non è assolutamente un handicap sotto il profilo elettorale.
Wowereit ha fatto il suo coming out in politica cinque anni fa e non si può dire che la cosa gli abbia nuociuto, visto che ha potuto festeggiare anche l’ultimo successo presentandosi ai suoi sostenitori mano nella mano con il fidanzato. Si è anzi tentati di concludere che l’omosessualità, nel caso specifico, rappresenti una marcia in più, e che abbia contribuito non poco a cementare l’immagine di rappresentante di una sinistra moderna su cui si fonda il carisma di Wowereit.
Sembrano pensarla così anche i suoi colleghi di partito, che sempre più numerosi fanno il nome del sindaco di Berlino come candidato ideale per la carica di cancelliere alle prossime elezioni politiche nazionali. E lui non si sottrae. Ha già dichiarato di sentirsi pronto per un ruolo più significativo nella politica tedesca.

 

 Graffiti multati

In Gran Bretagna gli omofobi non possono più stare in pace nemmeno al gabinetto, santuario delle loro più riposte fantasie da tempo immemorabile. Lo si evince dalla decisione di un tribunale del lavoro che ha condannato un’azienda londinese, la Parkham Foods, per non aver esaudito la richiesta di un dipendente gay che chiedeva la cancellazione di alcune scritte omofobiche dalle pareti del bagno aziendale.
Chris Martin, il dipendente trentunenne che ha promosso l’azione legale, aveva chiesto verbalmente al suo capo di intervenire, facendo presente che nel gabinetto degli uomini c’erano diverse scritte anti gay rivolte a lui personalmente e corredate da un inequivocabile disegno osceno. Gli insulti però erano rimasti al loro posto, e solo dopo molte insistenze la direzione aveva fatto affiggere in bagno un cartello che invitava a non scarabocchiare sui muri.
Non soddisfatto, Martin ha messo per iscritto la sua richiesta e si è appellato alla nuova legge sull’uguaglianza di trattamento nei posti di lavoro, corredando la sua denuncia con una foto eloquente del disegno che “alludeva” al suo orientamento sessuale. La Parkham Foods però non ha voluto sentire ragioni. Martin è stato prima rimproverato da un superiore per le sue fastidiose pressioni e poi, visto che continuava a insistere, è stato addirittura sospeso. Così ha deciso di dare le dimissioni e di rivolgersi alla magistratura per ottenere soddisfazione.
La sentenza del tribunale del lavoro ha stabilito che le scritte erano effettivamente “offensive e omofobiche” e che la direzione del personale della Parkham Foods aveva aggravato la situazione, definendo la richiesta di cancellarle avanzata da Martin come “un trasparente tentativo di sfruttare il proprio orientamento sessuale”.
Il giudice ha anche affermato che la società ha agito contro la legge e contro le regole aziendali anti molestie, esprimendo sorpresa per il fatto che nessun altro dipendente si fosse lamentato per i graffiti omofobici.
Il bello comunque deve ancora venire, perché il tribunale ha sancito il diritto di Martin a un risarcimento. E stando al suo avvocato, data la durezza dei toni della sentenza sarà una cifra piuttosto consistente.
 

 

 

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