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ClubClassic.net > Canali > Rassegna Stampa PRIDE :

PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 89 - Novembre 2006 ]

 
 Umorismo leghista

Baruffa in senato, nella seduta del 12 ottobre, per un "bravissima" lanciato a mo di sfottò dai banchi leghisti all'indirizzo del senatore dei verdi Gianpaolo Silvestri, che aveva appena concluso un intervento. Questo sottile e maturo modo di alludere all'omosessualità del collega (Silvestri è socio fondatore di Arcigay) è stato sentito distintamente dai banchi della maggioranza, a cominciare dal destinatario che ha chiesto al presidente di "richiamare il collega che ha osato chiamarmi al femminile". In aiuto di Silvestri sono intervenuti altri senatori del centrosinistra e successivamente l'episodio è stata ampiamente commentato e stigmatizzato dalle associazioni glbt. Secondo il presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice i leghisti si confermano dei cavernicoli, ed "è triste che in parlamento siadano forze politiche così distanti dai principi basilari della convivenza civili". Il deputato Ds Franco Grillini consiglia invece ai colleghi del Carroccio di "accettare la loro parte femminile". Se somiglia a quella maschile, si capisce quanto possa essere duro imparare a conviverci.

 

 Il male a Cesenatico

Alla veneranda età di 81 anni don Giuseppe Giacomoni, presidente dell'associazione umanitaria Arcobaleno di Villa Marina, di Cesenatico (specializzata nell'assistenza di immigrati minorenni e non) è finito in manette. L'accusa è pesante: abusi sessuali su un minore affidato alla sua custodia, nonché induzione alla prostituzione, con relativo sfruttamento, del ragazzo e di altre persone maggiorenni (quattro uomini e una donna). Secondo la ricostruzione del magistrato inquirente, il sacerdote ricattava gli immigrati in difficoltà, che ospitava in alcuni appartamenti di sua proprietà nella zona di Cesenatico, ponendo loro l'alternativa tra prostituirsi o essere cacciati e denunciati come clandestini. Il ragazzo minorenne coinvolto nella vicenda sarebbe stato "affittato" molte volte a un noto ristoratore sessantenne della zona, arrestato insieme al prete e a un cittadino rumeno di 25 anni accusato di aver collaborato alla gestione del giro di prostituzione. L'associazione Arcobaleno collaborava regolarmente con strutture carcerarie, ospitando detenuti agli arresti domiciliari, ed era accreditata presso il tribunale dei minori di Bologna.
 

 

 

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