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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 90 - Dicembre 2006 ] |
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Rovinafamiglie |
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Bagarre da grandi occasioni, l'8
novembre, alla commissione affari sociali della camera. Scena del
crimine, una teoricamente innocua audizione di associazioni
familiari nell'ambito di un'indagine conoscitiva parlamentare sulla
condizione della famiglia in Italia. Invitati a parlare del tema,
esponenti di diverse sigle cattoliche e laiche. Nel mucchio però,
secondo i rappresentanti del centrodestra e quelli cattolici del
centrosinistra, c'era un'intrusa: la Lega italiana famiglie di fatto
(Liff). Le famiglie di fatto, hanno argomentato i dissenzienti, non
sono famiglie e quindi non hanno nessun titolo ad essere ascoltate,
a meno che non si voglia infliggere un'irrimediabile ferita al
dettato costituzionale che all'articolo 29 riconosce la famiglia
come società naturale fondata sul matrimonio. Il presidente della
commissione affari sociali, Mimmo Lucà, non ha tuttavia accolto
questa lamentela. Perciò, in risposta alla volontà di sentire anche
le famiglie di fatto, i deputati presenti della Casa delle libertà
hanno abbandonato l'aula al gran completo, mentre la maggior parte
dei cattolici dell'Unione sono rimasti a sottolineare che non
ritenevano opportuno far parlare la Liff, per l'occasione
rappresentata dal presidente Aurelio Mancuso e dalla vicepresidente
Adele Parrillo. L'audizione comunque c'è stata e ha dato modo a
Mancuso e Parrillo di illustrare in una sede istituzionale le molte
ragioni che consiglierebbero di riconoscere una buona volta il
valore giuridico delle convivenze more uxorio. Il centrodestra, nel
frattempo, improvvisava una conferenza stampa volante per
manifestare la propria indignazione di fronte a tale eventualità.
L'episodio, oltre a confermare che la destra italiana è tra le più
retrograde d'Europa, ha rimesso il dito sulla piaga della spaccatura
interna alla maggioranza di centrosinistra sul tema dei Pacs. Che
viene d'altra parte ribadita continuamente sia da chi nel
centrosinistra li vuole che da chi non li vuole. Tra le prese di
posizione più recenti a favore, si può citare quella del presidente
della camera Fausto Bertinotti: "La legge sulle unioni civili è nel
programma e va fatta". Oppure quella del presidente della
commissione affari costituzionali Luciano Violante: "Dobbiamo
approvare la proposta di legge di Franco Grillini sui Patti civili
di solidarietà e convincere una parte della Margherita e una parte
dell'Udeur a sostenerla". Il ministro della famiglia Rosy Bindi,
tuttavia, ha ribadito l'11 novembre, rispondendo alla domanda di un
giornalista, che "il termine Pacs non esiste nel vocabolario del
centrosinistra". Nel perdurare di questa varietà di pareri, il
consiglio dei ministri si è trovato ad affrontare il mese scorso la
patata bollente del recepimento di una direttiva europea sulla
libera circolazione dei cittadini della Ue e dei loro familiari, che
riconosce come relazioni di tipo familiare anche le convivenze. Dopo
un dibattito che ha riassunto le abituali divisioni tra laici e
cattolici, la direttiva ha passato provvisoriamente l'esame di
palazzo Chigi ed è stata spedita per un parere alle commissioni
parlamentari competenti. Dopodiché tornerà al consiglio dei minsitri
che la dovrà approvare in via definitiva. Per il ministro Bindi si
tratta comunque di "una direttiva europea che, di fatto, nel nostro
paese non ha nessuna efficacia, perché non essendo nel nostro paese
regolamentate forme di convivenza diverse dalla famiglia non siamo
in grado di riconoscere la figura del partner come requisito di
libera circolazione". |
A
che bagno votarsi? |
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“Onorevole Guadagno, ma allora è vero che
lei frequenta il bagno delle donne!”. È iniziata così, nel
pomeriggio del 27 ottobre, una memorabile sceneggiata della deputata
di Forza Italia Elisabetta Gardini in uno dei bagni di Montecitorio,
contro il diritto di accesso alla toilette delle signore
dell’onorevole Wladimir Luxuria, all’anagrafe Guadagno. Fumante di
muliebre sdegno, la signora Gardini ha cominciato a strillare come
una pescivendola che la collega transgender, essendo un uomo, non
poteva frequentare la toilette riservata alle donne, prendendosela
prima con le allibite addette alle pulizie che secondo lei non
avevano impedito l’oltraggio e annunciando poi un formale reclamo ai
questori della camera. Luxuria ha in seguito confidato a un giornale
i suoi sospetti sulla premeditazione dell’attacco da parte della
Gardini, che avrebbe pianificato il tutto per far parlare di sé con
poca spesa. Ma l’interessata, che non per nulla è approdata alla
politica dalla fiction televisiva, ha sostenuto che la sua “è stata
una reazione fisica”. Ha anche raccontato di essersi sentita
"violata nell'intimo", "stuprata" e "traumatizzata" per la presenza
di una persona transessuale nel bagno delle signore. Sarebbe stato
quindi il caso di far intervenire lo psichiatra di Montecitorio per
lenire almeno un po' tutto questo onorevole disagio. Invece della
faccenda ha dovuto realmente occuparsi l'ufficio del questori di
Montecitorio, che si è perfino diviso al proprio interno per via
della richiesta di punire Wladimir Luxuria avanzata da qualche
esponente del centrodestra. Come la deputata Giorgia Meloni (An),
che ha chiesto un richiamo per iscritto, mentre il centrosinistra
una volta tanto al completo faceva quadrato a favore della libera
scelta della toilette da parte del deputato transgender. Puntando
anche il dito sull'indubbia mancanza di stile della signora Gardini,
che non contenta di aver provocato tanto inutile rumore è pure
partita lancia in resta in una campagna per l'istituzione del "terzo
bagno" riservato ai transessuali presenti alla camera. Il tutto è
finito com'era ovvio nel dimenticatoio dopo qualche giorno, ma non
prima che una nutrita schiera di politici avesse il modo di
esprimere pareri più e meno a vanvera sulle necessità fisiologiche
di Luxuria e sull'opportunità di espletarle nella toilette delle
femmine, dei maschi o in altri luoghi. Offrendo così l'ennesima
desolante immagine della classe dirigente di questo paese.
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