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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 90 - Dicembre 2006 ] |
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Cofferati
a muso duro |
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La quarta edizione del festival
internazionale Gender Bender, dedicato come sempre alle nuove
frontiere dell'identità sessuale e come sempre ospitato dal Cassero
di Bologna, si è chiusa il 5 novembre con un ottimo succeso di
pubblico. Gli organizzatori, soddisfatti, hanno ringraziato anche la
curia bolognese, il cui critico interesse nei confronti della
manifestazione ne ha indubbiamente facilitato la buona riuscita.
Tutto è iniziato con un anonimo editoriale apparso sul settimanale
diocesano "Bologna Sette", pubblicato come inserto domenicale
bolognese di "Avvenire", che esprimeva il disappunto della chiesa
cattolica per i contenuti di Gender Bender e per il fatto che
l'iniziativa fosse finanziata con denaro pubblico. "È lecito
spendere soldi pubblici", si domandava il commento, "per finanziare
spettacoli di pornostar mascherate da artisti?". E proseguiva:
"Mettere in scena la masturbazione o piccanti rapporti omosessuali è
forse un servizio sociale primario?. (...) Non possiamo accettare
un'invasione barbarica che oltraggia la fede e la ragione dei
bolognesi".
Le geremiadi dei preti contro l'espressione della libertà sessuale e
contro i finanziamenti pubblici che non sono destinati a loro non
sono certo una novità. Risulta invece senz'altro inconsueta, nel
pavido panorama italiano, la replica del sindaco di Bologna Sergio
Cofferati alle proteste della curia. "Solo la censura, il
pregiudizio e l'intolleranza", ha infatti risposto il sindaco,
"rischiano di riportarci ai tempi dei barbari. Penso che la libera
espressione nell'arte e nella cultura rappresenti una delle grandi
conquiste dell'uomo nell'epoca moderna e sia la ricchezza del vivere
civile in uno stato laico". A questo punto, alla gerarchia non è
rimasto che tentare la carta del vittimismo. In un comunicato,
l'arcidiocesi ha fatto sapere che le dichiarazioni di Cofferati
"sconcertano e addolorano" e che la chiesa "non censura nessuno ma
non accetta di essere censurata, perché non può abdicare al suo
dovere-diritto di parlare per il bene e la dignità della persona
umana". Nel frattempo, migliaia di bolognesi accorrevano felici al
Gender Bender. |
Equidistanza
alla veronese |
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"Verona non è una città di destra", ha
autorevolmente sostenuto il sindaco di centrosinistra Paolo Zanotto
in un suo articolo pubblicato da "Il Corriere di Verona" a fine
ottobre. "Sta invece nel rifiuto degli opposti estremi la solidità
della comunità veronese, non facile agli entusiasmi, ma sempre
pronta a farsi carico con discrezione e attenzione dei problemi
degli ultimi, dei meno fortunati. (...) Verona, quindi, non si
riconosce né nelle manifestazioni razziste, né tantomeno nelle
sfilate gay...". Queste sconcertanti affermazioni hanno suscitato
numerose e indignate proteste dentro e fuori Verona, alle quali il
sindaco Zanotto non si è neppure preso la briga di rispondere
pubblicamente. Solo in via ufficiosa ha fatto sapere che, parlando
di "sfilate gay", si voleva riferire alla "Frocessione" organizzata
il 19 ottobre in città in occasione della recente visita di papa
Benedetto XVI da associazioni glbt, atei e centri sociali.
Il coordinamento Facciamo breccia, che è stato tra i promotori di "Layca",
ha definito "offensive" le parole di Zanotto "perché non si possono
comparare le manifestazioni razziste, finalizzate a negare diritti a
donne e uomini provenienti da altri paesi, con una manifestazione
gay, lesbica e trans che ha per fine l'affermazione di dignità e
diritti a tutt'oggi negati". Il sindaco, inoltre, ha parlato senza
ssersi adeguatamente informato, "perché la Frocessione si inseriva
in una serie di iniziative che, nell'arco di tre settimane, ha
spaziato dalla presentazione di libri e riviste alla manifeestazione
di piazza, dalle feste a un convegno cui sono intervenuti auterevoli
studiosi/e".
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