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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 91 - Gennaio 2007 ] |
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Circonciso
è meglio? |
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La pratica della circoncisione è al
centro di un'accesa polemica epidemiologica intorno alla sua
presunta efficacia nel limitare la diffusione del virus Hiv. Da una
parte ci sono i risultati di due nuovi studi effettuati in Africa
(in Uganda e Kenya) che hanno messo a confronto molte migliaia di
maschi circoncisi e non circoncisi con comportamenti sessuali
comparabili, rilevando che il tasso di infezione da Hiv tra i primi
è circa la metà di quello dei secondi. A corollario di questi
risultati, i ricercatori hanno anche osservato che nei paesi
africani maggiormente influenzati dalla cultura occidentale la
perdita della tradizione della circoncisione rituale ha fatto
registrare un'impennata dei casi di Aids. Laddove è difficile
generalizzare l'uso del preservativo per ragioni economiche e
culturali, hanno concluso, la circoncisione è quindi una pratica da
incoraggiare, malgrado abbia un'efficacia solo parziale. Queste
conclusioni, avallate da autorevolissime istituzioni scientifiche
americane, hanno fatto insorgere in tutto il mondo medici ed esperti
che sostengono al contrario gli svantaggi della circoncisione nella
lotta all'Aids. Una prima questione, obiettano, è che studi come
quelli effettuati in Uganda e Kenya inducono gli uomini circoncisi a
ritenere erroneamente di essere immuni all'Hiv e ad adottare di
conseguenza comportamenti rischiosi. Una seconda è che, in molte
zone dell'Africa, sia i rituali tradizionali di circonsione che le
moderne cure mediche somministrate senza rispettare le norme
igieniche sono fonti provate di diffusione dell'Hiv. Una terza è che
la chirurgia genitale maschile incoraggia anche la persistenza delle
mutilazioni genitali femminili, cioè pratiche che sono pura
sopraffazione della donna. Per limitare l'Aids con il minor numero
di complicazioni, suggeriscono gli oppositori della circoncisione,
l'unica strada è l'educazione sanitaria, accompagnata da massicce
distribuzioni di profilattici. |
Progressi
all'Onu |
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Il mese di dicembre è stato
contrassegnato da due importanti passi avanti nella battaglia contro
le discriminazioni subite dalla popolazione glbt nel mondo. La prima
è stata una dichiarazione ufficiale al consiglio per i diritti umani
dell'Onu presentata dall'ambasciatore norvegese, a nome di 54 paesi,
che chiede un'esame delle violazioni delle libertà individuali
motivate da orientamento sessuale e identità di genere e procedure
speciali contro i paesi che le considerano legali. Secondo John
Fischer, condirettore dell'associazione per i diritti umani "Arc
international", si tratta della "più importante dichiarazione
consegnata all'Onu sulle questioni dell'orientamento sessuale, e la
prima che sottolinea esplicitamente le violazioni dei diritti
dell'essere umano fondate sull'identità sessuale". Un altro evento
storico si è verificato l'11 dicembre, quando Ilga-Europe (sezione
europea della Internazional lesbian and gay association) e due dei
suoi membri (l'associazione danese Lbl e la tedesca Lsvd) hanno
ottenuto lo status di membri consultivi del consiglio economico
sociale dell'Onu (Ecosoc), al termine di un percorso lungo e
duramente contrastato dai rappresentanti di quelle nazioni che
ancora fanno dell'omofobia un'ideologia di stato. Nel ricevere
questo sospirato riconoscimento, Ilga-Europe ha ringraziato l'Unione
europea e le organizzazioni non governative per l'impegno profuso.
"L'omofobia di stato è stata colpita e non resterà più
incontestata", ha dichiarato la cosegretaria di Ilga-Europe, Rosanna
Flamer Caldera.
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