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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 91 - Gennaio 2007 ]

 
 Outing col botto

I pastori delle sette protestanti omofobiche del Colorado accumulano sempre più punti per essere proclamati una sezione a tutti gli effetti, benché deviata, della comunità glbt. Prima c'era stato il caso clamoroso caso del reverendo Ted Haggard (presidente degli evangelici americani e leader di una chiesa del Colorado dedita alla denigrazione degli omosessuali, che era stato costretto a dimettersi per le rivelazioni di un prostituto che aveva avuto con lui ripetuti rapporti sessuali mercenari). Poi, il mese scorso, un destino analogo è toccato al reverendo Paul Barnes, pastore "senior" della Grace Chapel di Denver. In verità il pastore Barnes non era proprio un omofobo ossessivo come Haggard. Si limitava a predicare, come tanti suoi colleghi, che l'omosessualità è un peccato e in quanto tale da evitare. Questa relativa mitezza non è però bastata ad evitare a lui di essere smascherato come gay velato e obbligato a dimettersi da responsabile della chiesa che aveva fondato 28 anni fa nel seminterrato del suo palazzo, facendola crescere poi fino a farla diventare una delle principali congregazioni dello stato. Prima di andarsene, Barnes ha videoregistrato un messaggio d'addio ai fedeli in cui racconta la propria triste storia di omosessuale negato. "Ho lottato contro l'omosessualità fin da quando avevo cinque anni", ha confessato, "e non posso dirvi quante notti ho passato piangendo e pregando Dio di cancellare questa cosa". Barnes, che ha registrato il video seduto a fianco della moglie che gli ha datio due figlie (oggi adulte) ed è sempre rimasta all'oscuro dei desideri gay del marito, ha anche detto di essere diventato cristiano per aiutarsi a non essere più omosessuale, senza tuttavia riuscirci. Malgrado ciò rimane convinto che non si possa accettare il fatto che una persona nasca "in quel modo", mentre ritiene che la sessualità sia influenzata dalle esperienze infantili.

 

 Brevi:

Dublino: il 14 dicembre l'alta corte irlandese ha respinto la richiesta di riconoscere il matrimonio di due lesbiche. Katharine Zappone e Louise Gilligan, entrambe cittadine irlandesi e in coppia da un quarto di secolo, si erano sposate in Canada nel 2003, chiedendo poi al loro paese d'origine di ratificare la loro unione. I giudici dell'alta corte hanno però risposto picche con un'agile sentenza di 138 pagine. La coppia, ovviamente non soddisfatta, ha annunciato che farà ricorso alla corte europea per i diritti umani.

Lagos: l'omofobia dei politici nigeriani sconfina sempre di più nel delirio. Una proposta di legge attualmente in discussione al parlamento mira addirittura a dichiarare reato la semplice frequentazione pubblica di qualcuno che sia notoriamente come omosessuale. Il provvedimento chiede infatti di punire con il carcere fino a cinque anni qualunque "assembramento" di due o più persone almeno una dlele quali sia gay. Un'altra legge approvata pochi mesi fa ha reso un crimine perseguibile in patria il matrimonio di omosessuali nigeriani celebrato all'estero.

Trenton: entrambi i rami del parlamento statale del New Jersey hanno licenziato dalla metà di dicembre una legge che legalizza le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Dopo la ratifica del provvedimento da parte del governatore, che ha annunciato di voler rivedere il testo prima di promulgarlo, il New Jersey diventerà il terzo stato degli Stati uniti, dopo Vermont e Connecticut, ad aver scelto la formula delle unioni civili per legalizzare le convivenze gay e lesbica. La California riconosce una partnership domestica che quanto ai diritti è molto simile, mentre il Massachusetts rimane l'unico stato a riconoscere il matrimonio omosessuale.

Istanbul: Umut Guner, editore della rivista "Kaos Gl" (unica rivista omosessuale militante della Turchia), dovrà affrontare un processo per "pornografia" e rischia una condanna fino a tre anni di carcere. La rivista è un'emanazione diretta dell'asscozione Kaos, principale sigla glbt del paese, già finita diverse volte nel mirino dlela magistratura turca. L'accusa questa volta è quella di diffondere materiale pornografico e si riferisce a un numero della rivista sequestrato nel luglio scorso in cui si affrontava il tema della pornografia come fenomeno culturale.
 
 

 

 

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