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Lo scandalo è scoppiato quando un
vicesovrintendente della polizia postale di Venezia è stato notato a
più riprese da alcuni colleghi mentre nel suo tempo libero
passeggiava per la città vestito di tutto punto da donna. Il paese è
piccolo, la gente mormora e la cosa è rapidamente arrivata alle
orecchie dei superiori che hano fatto scattare la sanzione. Il
vicesovrintendente è stato espulso dal servizio con decreto del capo
della polizia De Gennaro, nel quale gli si contestavano, tra
l’altro, “l’assoluta mancanza del senso dell’onore e della morale”.
Un ricorso al Tar, presentato dall’interessato che ha invocato il
diritto di esprimere liberamente la propria natura “estrosa e
anticonformista”, è stato parimenti respinto. A questo punto però il
caso è diventato politico. Se n’è fatta paladina la deputata
transgender Vladimir Luxuria, che ha denunciato il fatto come un
gravissimo episodio di discriminazione e ha presentato
un’interrogazione. Anche un esperto di diritto del lavoro come l’ex
ministro Tiziano Treu ha ritenuto illegittimo il licenziamento, che
contrasta sia con il principio costituzionale della parità di
trattamento per tutti i cittadini sia con le normative europee
antidiscriminatorie. L’Italia però, quando ai tempi del governo
Berlusconi ha recepito la direttiva europea contro le
discriminazioni sul lavoro, ha escluso le forze di polizia
dall’obbligo di osservarla. La questione rimane comunque più che
aperta, anche se dall’interno dei corpi di polizia non sono arrivate
grandi attestazioni di solidarietà nei confronti del lavoratore
licenziato. Perfino per i sindacati di polizia più democratici il
diritto a vestirsi da donna nel tempo libero è duro da mandar giù. I
tempi sembrano quindi più che maturi per investire in corsi di
formazione e aggiornamento delle forze dell’ordine su argomenti come
orientamento sessuale, identità di genere, rispetto delle libertà
individuali e via dicendo. Il parlamentare di An Filippo Ascierto,
ex carabiniere e custode accanito della tradizione, non ha in ogni
caso alcun dubbio: quel licenziamento s’aveva da fare. “Gli amici di
Luxuria”, ha dichiarato, “non possono pensare che solo perché hanno
in parlamento un loro rappresentante tutto giri al contrario. Per
far parte delle forze dell’ordine, che hanno il gradimento del 70%
degli italiani, bisogna comportarsi con serietà”. |
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“Emarginazione sociale e arretratezza
culturale” sono state considerate dalla da una recente sentenza
della corte di cassazione ragioni valide per concedere le attenuanti
generiche (ovvero uno sconto di pena) a un giovane immigrato
clandestino condannato a 17 anni e 4 mesi di carcere in seguito a un
omicidio particolarmente efferato. La vicenda risale alla fine del
2003, quando il giovane aveva assassinato un uomo con cui aveva una
relazione. L’aveva legato mani e piedi, colpito molte volte alla
testa con un oggetto contundente e poi si era fermato per più di
un’ora nell’appartamento mentre la sua vittima stava agonizzando. Al
processo d’appello la corte gli aveva concesso le attenuanti,
suscitando la reazione della procura generale di Milano che contro
questa decisione aveva fatto ricorso in cassazione. Ma la cassazione
si è dichiarata d’accordo con la sentenza d’appello, specificando
che nel quantificare la pena si era “avuto riguardo al comportamento
processuale, alla giovane età dell’imputato, nonché alla sua
arretratezza culturale e alla sua situazione di emarginazione
sociale conseguente allo stato di immigrato clandestino, senza uno
stabile lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia”.
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