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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 92 - Febbraio 2007 ]

 
 Travestito e licenziato

Lo scandalo è scoppiato quando un vicesovrintendente della polizia postale di Venezia è stato notato a più riprese da alcuni colleghi mentre nel suo tempo libero passeggiava per la città vestito di tutto punto da donna. Il paese è piccolo, la gente mormora e la cosa è rapidamente arrivata alle orecchie dei superiori che hano fatto scattare la sanzione. Il vicesovrintendente è stato espulso dal servizio con decreto del capo della polizia De Gennaro, nel quale gli si contestavano, tra l’altro, “l’assoluta mancanza del senso dell’onore e della morale”. Un ricorso al Tar, presentato dall’interessato che ha invocato il diritto di esprimere liberamente la propria natura “estrosa e anticonformista”, è stato parimenti respinto. A questo punto però il caso è diventato politico. Se n’è fatta paladina la deputata transgender Vladimir Luxuria, che ha denunciato il fatto come un gravissimo episodio di discriminazione e ha presentato un’interrogazione. Anche un esperto di diritto del lavoro come l’ex ministro Tiziano Treu ha ritenuto illegittimo il licenziamento, che contrasta sia con il principio costituzionale della parità di trattamento per tutti i cittadini sia con le normative europee antidiscriminatorie. L’Italia però, quando ai tempi del governo Berlusconi ha recepito la direttiva europea contro le discriminazioni sul lavoro, ha escluso le forze di polizia dall’obbligo di osservarla. La questione rimane comunque più che aperta, anche se dall’interno dei corpi di polizia non sono arrivate grandi attestazioni di solidarietà nei confronti del lavoratore licenziato. Perfino per i sindacati di polizia più democratici il diritto a vestirsi da donna nel tempo libero è duro da mandar giù. I tempi sembrano quindi più che maturi per investire in corsi di formazione e aggiornamento delle forze dell’ordine su argomenti come orientamento sessuale, identità di genere, rispetto delle libertà individuali e via dicendo. Il parlamentare di An Filippo Ascierto, ex carabiniere e custode accanito della tradizione, non ha in ogni caso alcun dubbio: quel licenziamento s’aveva da fare. “Gli amici di Luxuria”, ha dichiarato, “non possono pensare che solo perché hanno in parlamento un loro rappresentante tutto giri al contrario. Per far parte delle forze dell’ordine, che hanno il gradimento del 70% degli italiani, bisogna comportarsi con serietà”.

 

 Omocidio con attenuanti

“Emarginazione sociale e arretratezza culturale” sono state considerate dalla da una recente sentenza della corte di cassazione ragioni valide per concedere le attenuanti generiche (ovvero uno sconto di pena) a un giovane immigrato clandestino condannato a 17 anni e 4 mesi di carcere in seguito a un omicidio particolarmente efferato. La vicenda risale alla fine del 2003, quando il giovane aveva assassinato un uomo con cui aveva una relazione. L’aveva legato mani e piedi, colpito molte volte alla testa con un oggetto contundente e poi si era fermato per più di un’ora nell’appartamento mentre la sua vittima stava agonizzando. Al processo d’appello la corte gli aveva concesso le attenuanti, suscitando la reazione della procura generale di Milano che contro questa decisione aveva fatto ricorso in cassazione. Ma la cassazione si è dichiarata d’accordo con la sentenza d’appello, specificando che nel quantificare la pena si era “avuto riguardo al comportamento processuale, alla giovane età dell’imputato, nonché alla sua arretratezza culturale e alla sua situazione di emarginazione sociale conseguente allo stato di immigrato clandestino, senza uno stabile lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia”.
 
 

 

 

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