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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 93 - Marzo 2007 ]

 
 Silvio sbanda a destra 

I gay? Stanno tutti a sinistra. Parola di Silvio Berlusconi, che se gli capita l’occasione di fare una gaffe non se la perde per nessuna ragione. Anzi (così si esprime il cavaliere) gli omosessuali stanno tutti “dall’altra parte”, che come ha osservato Platinette è un po’ come dire che sono “dell’altra sponda”. Mister Mediaset d’altra parte è così appannato ultimamente che dev’essersi dimenticato di essere stato di persona alle feste di Dolce e Gabbana, che saranno pure dell’altra sponda ma di sicuro di sinistra non sono. Le sprovvedute parole antigay hanno comunque provocato un sussulto non indifferente tra le file degli omosessuali (e non solo) di centrodestra, che hanno chiesto invano un gesto riparatore. Molti, da Zeffirelli a Cecchi Paone al governatore del Veneto Galan, hanno puntualizzato che anche la destra pullula di omosessuali e che il cavaliere sbaglia nel non tenerne conto. “I gay non stanno tutti dall’altra parte”, scrive poi in una lettera stile Veronica inviata a Silvio con annessa richiesta di pubbliche scuse. “Io ad esempio, 52enne ‘travestitone obeso', ho lasciato i radicali proprio quando sono confluiti nell’Unione. Mi spiace che, nonostante dieci anni di lavoro in Mediaset, Lei non si sia mai accorto che io sia dichiaratamente gay e non di sinistra… Le assicuro che una bella fetta dei suoi sostenitori, anche quelli in azienda, sono ‘gay’ e hanno maturato una personale coscienza politica che non appartiene a quella che Lei (un po’ giurassicamente, se permette) definisce l’altra parte”. Ancora più indignato il commento del presidente di GayLib Enrico Oliari, che ha in tasca la tessera di An: “Ci ha umiliato. È incredibile che il leader della nostra coalizione sostenga che l’omosessualità abbia un colore politico. È una cosa mortificante. Non vorrei che certe battute del presidente Berlusconi ci facessero nuovamente perdere le elezioni per ventimila voti, magari di gay stanchi della sua omofobia”. 

 

 L’inferno di Giulio 

I gay? Tutti all’inferno. Parola di Giulio Andreotti, che dalla sua poltrona di senatore a vita ha sparato a zero, in un’intervista al “Corriere della sera”, sul governo che vuole legalizzare le coppie di fatto. “Se la cosiddetta modernità”, ha attaccato Andreotti, “vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si è veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge (del governo, ndr) c’è questo grosso problema: è lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone anche dello stesso sesso. Questa cosa non mi va giù”. “Non sarebbe male”, ha rincarato il senatore, “se tutti, compreso Prodi, si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’è un quarto girone che si crea per decreto legge”. L’idea di uniformare la legislazione italiana alla visione del mondo del nostro più grande poeta medievale non è così peregrina come potrebbe apparire a prima vista. Si tratterebbe senza dubbio di un passo avanti rispetto alla preoccupazione costante di almeno metà del parlamento di fare le leggi a immagine e somiglianza di papa Ratzinger e del cardinale Ruini, che sono un bel po’ meno moderni di Dante Alighieri. Con tutto il rispetto per la sua avanzata età, comunque, bisognerebbe consigliare anche a Giulio Andreotti, di rileggere la Divina Commedia. Nell’inferno dantesco, infatti, oltre che per qualche sodomita c’è molto spazio anche per parecchi uomini di chiesa, inclusi diversi papi. Quanto al senatore, che di peccati nella sua lunga esistenza deve averne commessi parecchi, non avrebbe il minimo problema a ottenere la residenza infernale. Non per niente, in temi in cui era più in forma, l’avevano soprannominato "Belzebù".

 
 

 

 

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