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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 93 - Marzo 2007 ] |
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Un
gay in famiglia |
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Una coppia gay, con tanto di anelli di
fidanzamento pronti per essere scambiati, è in arrivo nella quinta
stagione della fiction Un medico in famiglia che va in onda dal 15
marzo in prima serata su Raiuno. Un personaggio omosessuale per la
verità c’era già: il medico Oscar, interpretato dall’attore Paolo
Sassanelli. Il salto di qualità è ora che, per la gioia della
conferenza episcopale, gli sceneggiatori hanno deciso di trovargli
un compagno. Si tratta di Alessandro Bertolucci, che nella fiction
interpreterà la parte Max, anche lui dottore e per giunta pediatra.
Ma ancora non basta: i due avranno anche il loro da fare a gestire
una bambina (Agnese, la figlia che Max ha avuto dalla sua relazione
con un’infermiera). Una famiglia moderna insomma, come ce ne sono
tante tranne che nella costituzione, almeno secondo la vulgata
omofobica dei nostri politici. “Credo che sia giusto che Oscar abbia
un compagno, per troppo tempo infatti non ha avuto una vita
sentimentale”, ha spiegato Paolo Sassanelli a “Tv Sorrisi e
canzoni”. Quanto alle reazioni del pubblico, Bertolucci si dice che
convinto che “reagirà bene, perché Oscar e Max sono due personaggi
positivi”. Spezza una lancia a favore dell’evoluzione “filo gay” di
Un medico in famiglia anche Lino Banfi, che nella serie interpreta
il personaggio di nonno Libero e che nella realtà è sempre più
impegnato a difendere la dignità degli omosessuali contro i
rigurgiti bacchettoni. A proposito del fidanzamento televisivo di
Oscar ha dichiarato: “Se nasce una simpatia tra lui e un altro uomo,
dal momento che è gay non c’è niente di male. Se vogliamo essere
umani, se vogliamo essere altruisti, come lo siamo noi nel ‘Medico’,
come lo è nonno Libero che è un antirazzista”. |
Luciana
la seria |
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Se la politica si trasforma in
avanspettacolo, è normale che i comici finiscano per essere i soli a
parlare di politica seriamente. È proprio questo il caso di Luciana
Littizzetto, che nelle sue apparizioni a “Che tempo fa” (su Raitre)
si diverte a fustigare con arguzia le pretese delle gerarchie
cattoliche di controllare per legge i nostri comportamenti sessuali
e famigliari. Soprattutto quelli dei gay. Con le sue gag,
Littizzetto traduce in critica di buonsenso l’indignazione di tutti
coloro che non smettono di stupirsi per quanto vengano di solito
prese sul serio le scempiaggini del Vaticano. E con il suo
tormentone “Eminenza!”, nel quale si rivolge direttamente al
cardinale Ruini, supplisce con civile umorismo alle continue e
stucchevoli genuflessioni della politica istituzionale. Nella
puntata andata in onda l’11 febbraio, per esempio, ha preso di mira
sua eminenza sul tema delle coppie di fatto (“Eminenza, dico a lei”,
ha cominciato, per poi subito correggersi: “Anzi, no, "dico" non si
può dire…”). Sbeffeggiando l’arcigno cardinale, Littizzetto ha
sviluppato un piccolo ragionamento che sarebbe bello prima o poi
sentire da persone come Prodi, Fassino o Bertinotti (per non parlare
di Fini o Casini): con tutta la violenza e l’odio che ci sono in
giro non sarà un po’ assurdo prendersela tanto con gente che
dopotutto si ama e vuole anche farlo sapere in giro? Non sarà meglio
poi “uno con il rimmel che uno con la spranga?”. La chiesa cattolica
però fa di tutto per non vedere la realtà, tanto da far venire un
dubbio: “Io non capisco”, ha detto infatti Littizzetto concludendo
il suo intervento, “se la pelle del salame che tenete sugli occhi ve
la danno insieme al turibolo. Il primo turibolo della carriera”.
Un applauso a Luciana.
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